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iPad sotto al cofano

Sino all'ultimo elettrone

E ora due parole sulla batteria. Essa occupa circa la metà dello spazio nei dispositivi iOS (eccezion fatta, prevedibilmente, per l'Apple TV, che è alimentata con la tensione di rete). Altrimenti detto: per gli ingegneri di Cupertino la possibilità di utilizzare a lungo un apparecchio prima di doverlo ricaricare è un fattore fondamentale dell'esperienza utente, e si fanno sacrifici per massimizzare la durata. Vediamo brevemente quali sono i fattori che più compromettono la capacità di funzionare per molte ore dei nostri dispositivi iOS, e di conseguenza quel che possiamo fare per ottimizzarne il periodo di funzionamento tra le ricariche. Non citerò i fattori banali e quelli di comune buon senso.

  1. Non eccedete con la luminosità dello schermo. Mantenete la retroilluminazione al livello minimo tra quelli che vi permettono di vedere ciò che appare sullo schermo senza affaticare la vista.
  2. Mantenete spente le connessioni di rete che non vi servono in ogni dato momento. Se siete su un treno, presumibilmente il Wi-Fi è completamente inutile. Se state conversando con Skype attraverso gli auricolari e il microfono incorporato degli auricolari, allora il Bluetooth è completamente inutile.
  3. Le applicazioni che restano aperte sullo sfondo e continuano a lavorare per voi sono un peso per il sistema. Alcuni esempi: il controllo periodico della posta in arrivo eseguito da Mail, la chat di Skype, le notifiche push.
  4. Lasciare il dispositivo sotto al sole peggiora chimicamente la qualità delle batterie. Se guidate sotto al sole d'estate non tenete, insomma, l'iPod Touch sotto al parabrezza. La batteria si deteriora anche quando provate a far funzionare l'apparecchio a temperature sottozero o al di sopra dei 35 gradi centigradi.
  5. Le batterie perdono lentamente la capacità iniziale nel tempo. Se volete usare l'amato bene per quattro anni, fate pur conto di dovergli sostituire la batteria dopo due in modo da sfruttarlo al massimo. Un utilizzo tipico, ovvero quotidiano, dell'apparecchio normalmente comporta una prima sensibile diminuzione della durata dopo diciotto-ventiquattro mesi di vita.
  6. Se la batteria scende sotto al 20%, cercate di ricaricarla al più presto: non lasciate il dispositivo "a secco" troppo a lungo.

Vale anche la pena di spendere due parole sui comportamenti che qualcuno propone, propugna e consiglia caldamente e che invece servono a poco o nulla.

  1. Non serve quasi a nulla chiudere manualmente in continuazione le app che sono rimaste aperte, premendo due volte il pulsante Home e poi tenendo premuta la loro icona, infine premendo la X rossa. L'unico caso in cui forzare la chiusura di un'app aiuta la batteria è quando l'app lavora anche in secondo piano (il cosiddetto multitasking). Il che è ovvio, se ci pensate: chiunque capisce intuitivamente che ascoltare una canzone, cioè tenere l'applicazione iPod aperta mentre si cammina con un iPhone in tasca a schermo spento, consuma la batteria.
  2. Non fa male mantenere l'apparecchio in carica quando la batteria è del tutto piena.
  3. La valutazione che la batteria fa di se stessa e della carica restante è assolutamente approssimativa. Non ha alcun senso attivare la visualizzazione percentuale (in Preferenze, alla voce Generali | Utilizzo) e poi stare ad angosciarsi osservando ogni calo di un punto percentuale. Se lo fate, correrete il serio rischio di "scoprire" che una certa app vi prosciuga significativamente la batteria quando in realtà la cella telefonica che vi sta servendo ha semplicemente ridotto la potenza di emissione e il vostro telefono fa più fatica a mantenersi in linea.
  4. Non è vero che dovreste lasciar scaricare completamente la batteria almeno una volta al mese. Il sito Apple, nella sezione dedicata alle batterie, dice qualcosa di diverso che purtroppo nella traduzione italiana è diventato una frase ambigua e ha dato lo spunto a questa leggenda. Il senso della frase (l'ultima in fondo nella pagina) è che la batteria deve venire usata e dunque almeno una volta al mese dovete date a tutte le celle della batteria la possibilità di lavorare, scaricandosi e ricaricandosi. http://www.apple.com/batteries/iphone.html Per capire bene questo punto, immaginate che dentro alla vostra iPad la batteria sia divisa in cento cellette separate (in questo caso l'immaginazione non è poi molto differente dalla realtà). Diciamo anche che per abitudine il vostro utilizzo è principalmente domestico e connesso alla tensione di rete: non c'è niente di male in questo. Il primo del mese voi uscite con iPad e quando tornate scoprite di aver consumato il 25% della batteria: in altre parole avete vuotato le cellette numerate da 1 a 25. Potete benissimo ricaricare completamente, senza pensarci due volte. Se il giorno quindici del mese voi andate a fare un altro giro e consumate il 40% della batteria, automaticamente e senza che voi dobbiate fare alcunché l'elettronica di bordo del vostro iPad utilizzerà l'energia stoccata nelle cellette dalla numero 26 alla numero 65. Si avvicina la fine del mese e voi non avete ancora fatto lavorare le celle da 66 a 100, quindi sarebbe bene che voi staccaste dalla presa di rete l'iPad per un po', in modo che la batteria venga usata per il 35% della carica massima. Non c'è alcun bisogno, né allora né mai, di lasciar scaricare tutte e cento le cellette contemporaneamente. Per completezza: lo stesso principio si applica ai moderni calcolatori portatili.

Alimentazione (bilanciata)

Una delle caratteristiche che definiscono e caratterizzano tutti i prodotti iOS di Apple è il connettore dock a trenta pin, quello che utilizziamo per allacciare l'alimentazione e per sincronizzare via iTunes con un personal computer. Ma non solo.

Il connettore dock è più vecchio di quanto sia lo stesso iOS. Nacque con i primi iPod, che ai tempi erano soltanto riproduttori di musica. Nella sua prima incarnazione (dovrei forse scrivere inplastificazione) consentiva esclusivamente l'interconnessione con un Macintosh -- niente PC e niente Windows, a quei tempi -- attraverso una connessione chiamata Firewire. Nel tempo si è velocizzato, cambiato, evoluto, ha sposato il popolarissimo standard USB per la trasmissione dei dati che ha prima affiancato e poi del tutto rimpiazzato Firewire.

Un cavo USB contiene al suo interno sia fili per il trasporto dei dati sia altri fili per l'alimentazione in corrente continua del dispositivo elettronico collegato al personal computer -- nel nostro caso un iPhone, iPod Touch o iPad. Lo standard USB specifica che l'alimentazione misura mezzo ampere, ma i moderni apparecchi iOS sono molto più complessi degli iPod classici. Essi di conseguenza dispongono di batterie molto potenti e capienti, al punto che mezzo amp si dimostra appena sufficiente per far funzionare un apparecchio, e del tutto inadatto a ricaricare la batteria durante il funzionamento. Se collegate un'iPad a un PC vecchiotto vedrete apparire a video un avviso che vi informa dell'impossibilità di ricaricare la batteria. In effetti, se ci provate scoprirete che la ricarica avviene, ma solo se iPad resta spenta e connessa al PC per una notte intera o giù di lì. I personal computer moderni erogano un intero ampere attraverso la connessione USB. Se siete incerti, sappiate che tutti i modelli dotati della versione piu recente dello standard, chiamata USB3, lo fanno certamente; per gli altri non è detto. Tutti i moderni Macintosh di Apple inviano almeno un ampere, anche se non sono dotati di USB3: alcuni ne forniscono addirittura 2,1. Se avete un Mac, connettete il vostro apparecchio iOS e date un'occhiata all'applicazione System Profiler, voce Hardware, sotto-voce USB per scoprirne di più.

A partire dalla prima iPad, i dispositivi iOS sono in grado di assorbire due ampere allo scopo di caricare la batteria il più velocemente possibile. L'alimentatore separato che viene fornito con l'apparecchio eroga 2 amp e dunque ricarica l'apparecchio due-quattro volte più velocemente di quanto avviene con una connessione al calcolatore di casa.

Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.