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Wikileaks: chi sono, come lavorano, perché lo fanno, chi li paga. Visto che la cronaca incalza, ho deciso di rendere universalmente consultabile il mio recentissimo articolo in merito.
Meglio tardi che mai, Microsoft annuncia il venturo Explorer 9. Potrebbe colmare un gap tecnologico colossale che si aprì con l'uscita di Firefox 1
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La mia casella di posta elettronica è infestata da pubblicit? non richieste nè gradite. Come mi difendo?
Alessio Pasquini
È la domanda del secolo. Davvero. Chi naviga su Internet da un po' inevitabilmente si vede arrivare insieme alla posta elettronica anche un po' di messaggi indesiderati. Pubblicità, offerte speciali, contatti da fanatici religiosi... spazzatura di tutti i tipi. Gli inglesi la chiamano spam. È un po' come trovare la nostra cassetta delle lettere invasa da volantini, o il tergicristallo dell'auto farcito di pubblicità. Anzi, peggio: perché siamo noi a pagare per ricevere la posta elettronica. Così, finiamo per pagare anche la pubblicità che riceviamo.
Purtroppo non c'è una soluzione semplice. Cominciamo ad affrontare il problema chiedendoci come faccia questa gente a trovare il nostro indirizzo. Hanno molti metodi: tengono d'occhio i newsgroup e catturano gli indirizzi di chi li usa; sfogliano le pagine HTML del Web; usano siti compiacenti che catturano il nostro indirizzo quando li visitiamo (per esempio, quelli a luci rosse lo fanno spesso).
Seconda considerazione: come non si evita di ricevere spam? Molte lettere spam contengono un paragrafo che dice pressappoco "se non volete più ricevere messaggi di questo tipo scriveteci a questo indirizzo". In realtà molti speculatori senza scrupoli usano le nostre lettere, in cui li preghiamo di lasciarci in pace, come conferme del fatto che il nostro indirizzo di posta elettronica è valido e funzionante. Quindi non conviene rispondere a queste richieste. Molte lettere spam contengono un indirizzo del mittente fasullo: se noi proviamo a rispondere per spiegare allo spammer quale mestiere esercita sua madre (ahem...) il messaggio non arriva a destinazione e può anche ritornare indietro.
Terza considerazione: che soluzioni palliative esistono? Il nostro fornitore di Intenret può fare qualcosa per bloccare la spam prima che finisca nella nostra casella di posta elettronica. Chi soffre di questo problema può chedere allo staff del suo provider di dare una occhiata alle spiegazioni pubblicate presso l'indirizzo http://www.glenns.org/sendmail.antispam.html. Anche noi possiamo fare qualcosa. I migliori programmi di posta elettronica - per esempio Eudora oppure Outlook Express - contengono una funzionalità chiamata filtri. Noi possiamo usare i filtri per cercare di identificare la spam e cancellarla prima di leggerla. Non è una gran soluzione, perché siamo comunque costretti a riceverla e quindi a pagarla, ma è sempre meglio di nulla. Filtri anti-spam già pronti sono gratuitamente disponibili all'indirizzo http://www.public.usit.net/nwcs/Spam/Spam.html
Coime abbiamo anticipato, dunque, non esistono soluzioni semplici e completamente funzionali. Sarebbe necessaria una soluzione legislativa: una legge che impedisca questo abuso. Tra i G7, purtroppo, solo il Canada dispone di una legge contro la spam. Gli USA hanno una legge del genere in discussione, ma il suo percorso sembra lento e l'approvazione men che certa.
Adesso veniamo alla prevenzione attiva. Se i messaggi indesiderati sono in inglese possiamo denunciare l'abuso sul sito www.spamcop.net. Se sono in italiano possiamo rivolgerci all'indirizzo ABUSE@NA.nic.it.In entrambi i casi sarà necessario inoltrare le intestazioni del messaggio (che contengono i dati necessari per risalire al mittente). In Outlook Express, le intestazioni si rivelano scegliendo "Origine HTML" dal menu Visualizza. In Eudora, cliccando il pulsante ÒBlah blahÓ. Mandate una copia per conoscenza all indirizzo abuse@x.x, dove x.x il dominio del mittente di spam. Per esempio, se vi arriva posta indisiderata da tiscalinet.it, scrivete per conoscenza ad abuse@tiscalinet.it.
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