|  Umorismo I miei racconti Quiz - il Macintosh Quiz - i Robot Macformat
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Cera un ragazzo che come me amava i Bitols e
i Rolling Stons
Ecco finalmente il famoso racconto a più mani. ed ecco come
è stato creato: il Pomi (autore dell'idea, spedite a lui le
lamentele) ha iniziato a scrivere un racconto, ed è andato
avanti per mezza paginetta o poco più. Poi ha spedito al
sottoscritto il suo pezzo di racconto, chiuso in una bella busta ed
allegando su un foglietto solo l'ultima frase. Il vostro umilissimo
servitore qui presente ha letto quelle due righe e ha proseguito la
narrazione con il secondo capitolo. Sir Gawaine ha avuto soltanto le
ultime due righe della mia parte, e ha proceduto col terzo capitolo
su queste labili basi. E via dicendo sino alla fine. Il risultato
è tutt'altro che spregevole, e non è da escludere che
l'esperimento venga ripetuto. Akko
Capitolo primo, di Pomi
A un quarto circa del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una
strada oscura, che Via di Ritta era smarrita1.
Ah, quanto a dire qual era non se ne parla proprio: è cosa
dura, con quel casin di traffico che solo a pensarci nel pensier mi
si rinova la paura. Io non so ben ridir com'io v'entrai, tant'era
pieno di sonno a quel punto quando gli accalappiamatricole mi
scaricarono nel cortile dell'Università, narcotizzato, assieme
ad altri infelici caduti nella bieca trappola "Una firmetta e vinci
due mesi in Antartide assieme a Fiorella", e la vivace via
abbandonai. Che però, insomma... le parodie della Divina
Commedia con si contano più. Ma chi me lo fa fare?
Rifò!
La scala marmorea era larga, alta, profonda, di un bianco
abbaiante, ripida, melliflua e oltretutto piena di scalini. Pasquale
si grattò ripetutamente la pelata considerando alcuni fattori
e condizioni a contorno, poi decise che si, quello che si doveva fare
andava fatto, e si chinò ad allaccirsi una scarpa. Torrenti di
aria gelida attraversavano ululando i corridoi dell'antico edificio,
e mille sussurri si unirono in un moto di notevole stupore quando
Pasquale posò il suo piede grassoccio sul primo scalino. Il
sussurro divenne sospiro e poi sibilo e poi clamorosa risata,
accompagnata da coretti "scemo, scemo" e strombazzate di clacson,
quando essendosi il coefficiente di attrito dinamico sullo scalino
notevolmente avvicinato a zero dopo millenni di ripetuti passaggi, la
scarpozza di Pasquale emise uno svirulipp e si proiettò
all'indietro, rendendo, con mirabile apporto di causa ed effetto, il
naso del nostro eroe (?) particolarmente tumefatto.
Ripresosi, Pasquale si spolverò con noncuranza
l'estremità del colletto, utilizzando il suo Bidone
Aspiratutto, e cominciò (molto più cautamente) la
salita. Dopo la trentaseiesima rampa consecutiva, egli prese ad
interrogarsi sul senso della vita. Alla settantunesima gli tornarono
in mente i bei tempi della sua gioventù. Alla settantanovesima
si lasciò sfuggire una piccola bestemmia (niente di grave,
no). All'ottantesima finalmente cedette, e pronunciò la
fatidica domanda: -Ma perchè la Facoltà di Fisica si
trova all'ultimo piano?-
L'ovvia risposta non si fece attendere: una vocetta soddisfatta e
maligna biascicò: -Ma perchè le scale fanno bene al
fisico, no?- e scoppiò in una ebete risata inframmezzata
da singulti più o meno osceni. Pasquale crollò al
suolo.
Ma ormai la meta era vicina, lo sentiva. Acquattato nell'ombra,
là, in qualche buio corridoio o in qualche tenebroso
laboratorio, c'era Meandro il Malefico, l'assistente colpevole di
aver indotto in tentazione la ragazza di Pasquale, che non
aveva la capacità di resistenza a certe cose,
come tutti ben sapevano. E ora il maledetto aveva preso possesso del
Dipartimento, e andava salmodiando dalla mattina alla sera: -Allahdo
è l'unico diodo, e Maomettodo è il suo
profetado-, oppure si metteva a cantare con la sua orrida voce
bavosa, e poi urlava: -Si, sono molto meglio del triodo
Lescanodo!-
Pausa per il caffè. Se siete ancora vivi dopo questa
raffica di catazze vuol dire che non siete periti elettrotecnici e
non le avete capite. Comunque rallegratevi perchè la pagina a
mia disposizione è finita per cui glisso e vado ad infittire
l'intreccio altrove.
Pasquale balzò quietamente oltre la porta a vetri che dava
l'accesso all'ultimo piano. Peccato che la porta a vetri fosse
regolarmente chiusa, per cui la conseguente e rumorosa pioggia di
schegge rovinò di parecchio l'effetto sorpresa.
Un growl proveniente dalla sua destra lo mise sull'avviso, e
freneticamente cercò con la mano qualcosa da usare come arma.
Poi lo vide. Brandendo un capacitore a facce piane e parallele,
egli si fece largo nel corridoio. Davanti a lui sedeva orrendamente
stravaccato l'Essere Ignominioso, il Nemico, l'Abominio. Ormai
più nulla si frapponeva tra Pasquale e la sua missione: tra
poco la Verità sarebbe stata rivelata. Fu in quell'istante
che, con la sua voce orrida, Meandro tuonò, in falsetto:
Capitolo secondo, di
MisterAkko
...Meandro tuonò, in falsetto: -Della sfera il volume qual
è? Quattro terzi pi greco erre tre!-
La terra tremò, e un vento infernale, caldo e secco, come
quello della nuova lavatrice Ghibli, percosse le membra degli
astanti2:
di fronte alla nuda potenza della Verità, Pasquale si
afflosciò al suolo, urlando a un notevole quantitativo di
decibel (la sciura Pina della casa di fronte telefonò ai
carabinieri, che arrivarono sul posto solo un'ora più tardi e
rinvennero una automobile sventrata, un reggiseno di pizzo rosa, un
reggicalze, una pubblicazione osé e un arbore di Natale in
avanzato stato di decomposizione - aveva perduto tutti gli aghi e le
frecciate satiriche. Ma questa è un'altra storia).
Pasquale, semistordito, giaceva al suolo, ed un filo di sangue
usciva dall'orecchia sinistra (dal naso no, che schifo). Il
capacitore a facce piane eccetera giaceva infranto. Il Mostro si
appropinquò alla sua vittima, e calandosi le braghe si
apprestò ad abusarne orrendamente (e sennò che mostro
è, santa Camilla?!?)
Pasquale, tuttavia, alla vista delle pudenda del Mostro,
scoppiò in un riso irrefrenabile, interrotto solo da qualche
insulto leggermente isterico. L'avversario, urtato nella sua
virilità, fece una smorfia a significare la sua
disapprovazione; tuttavia, avendo perso l'estro, con mossa rapida e
decisa rialzò la patta dei calzoni. Mal gliene incolse,
perchè nel più puro stile fantozziano egli aveva
dimenticato di ritirare ciò che era stato estratto.
Un nuovo muggito percorse gli antri muschiosi, i fori frementi e le
arse fucine stridenti (mi pare fosse più o meno così)
dell'istituto di Fisica3.
Il mostro fuggì, lasciandosi indietro la parte migliore di
sé, e Pasquale, ripresosi, si preparò a seguirlo anaser
taim. Si guardò introno alla ricerca di una nuova arma, e
vista sopraggiungere una studentessa che veniva dalla campagna con un
mazzolin di rose e viole e con un compact disk portatile4
con cuffia, afferrò il compact suddetto e lo smontò per
ricavarne una spada laser. Poi, ripensandoci, Pasquale
afferrò anche la studentessa (poteva venire utile nelle pause
di lavorazione) e ripartì sulle tracce del mostro; invece, il
mazzolin di rose e viole rimase dov'era, e non apparirà
più nella Nostra Storia.
Capitolo terzo, di Sir
Gawaine
Ma lo sceriffo O'Leary non si sarebbe mai lasciato scappare
l'occasione di inseguire Pasquale.
Se non fosse stato per la crostata di albicocche della Signorina
Worthy il furfante sarebbe stato già tra le sue mani...ma la
trippa dello sceriffo gridava vendetta in cielo.
Il Gran Canyon pullulava di turisti tedeschi (s'era in estate) e
lo sceriffo era sopraffatto dall'angoscia all'idea di doverlo
attraversare alle 11 del mattino; quella stupida stella di latta gli
pesava una cifra, in quei momenti. Quel Pasquale non gli era mai
piaciuto: sarà stato per l'aria strafottente, sarà
stato per l'accento marcatamente Kantonese o sarà stato
perché la ragazza lo aggrifava come un canguro
dell'Ohio...mah!? Fatto sta che lui doveva raggiungerlo ed impiccarlo
con le sue budella ("sue" di Pasquale, of course...).
Il cavallo era ancora fresco, la rabbia c'era, e tanta; il fuggiasco
aveva le ore contate!
Il villaggio sembrava deserto! Ma non all'esperienza del navigato
sceriffo O'Leary che aveva già fiutato l'inghippo: le tracce
di okapi erano fin troppo evidenti. Lo sceriffo legò Yamaho,
il suo cavallo di cinque anni già vincitore della Lotteria di
Agnano, alla staccionata del saloon del villaggio fantasma.
Improvvisamente un grido!
- Perestroika, perestroika!- era il messaggio accorato della voce
femminile.
Lo sceriffo fu un fulmine: estrasse la pistola e tuffandosi in avanti
sparò due colpi verso la finestra del DrugStore. Per un attimo
non successe più nulla poi, con un tonfo sordo, caddero fuori
dall'ampia vetrata la Signorina Worthy ed un prosciutto San
Daniele.
- Oh, cazzo! La questione si va complicando...- pensò l'arguto
sceriffo grattandosi la nuca col calcio della pistola. Il colpo che
partì accidentalmente andò a freddare un avvoltoio.
- Ciò significa che Pasquale ha almeno due ore di vantaggio
e che deve essere ormai prossimo a raggiungere il mostro.
Chissà che brutti momenti per quella povera
ragazza...Già, quella ragazza...TTeTTTissime!- questi erano i
pensieri dello sceriffo prima di rimontare a cavallo e ripartire al
galoppo all'inseguimento di Pasquale.
Capitolo quarto,di Arnaldo
Borsa
Era fuori di sé dal nervosismo: -Pasquale non ce la
farà mai da solo, maledetto lui!-
Lo sceriffo, di solito un tipo tranquillo, quel giorno non
risparmiava certo le nerbate al suo povero ronzino, che aveva
già la bava alla bocca.
-Non ce la fà questa stupida bestia... Era meglio se prendevo
il fuoristrada, altro che storie!-. Sbuffando, cercò anche di
accendersi una sigaretta, immancabile accessorio per uno sceriffo
alla Wayne, ma rinunciò, dopo essersi bruciacchiato le
sopracciglia, perche su di un cavallo in corsa si può fare
tutto tranne che accendersi una sigaretta (per farlo bisogna essere
John Wayne).
Bestemmiò, mentre spronava ancora di più il cavallo
sulle tracce di Pasquale. Nel frattempo Pasquale, stanco ed
impolverato, era arrivato in vista dell'Istituto; con un tremito che
gli pervadeva tutto il corpo consultò l'orologio: -Forse sono
ancora in tempo-, mormorò, -se quel dannato, siano maledetti
lui e tutti i "Vito Catozzo" di questo mondo, non mi avesse fatto
perdere così tanto tempo in giri viziosi, sarei già
arrivato.-
Ormai vicino all'ingresso sentì una voce che lo chiamava:
giratosi mugugnò -Cazzo!-.
Era il professor Malvecchi, di "Istituzioni di Fisica applicata".
-Proprio di lei avevo bisogno!-, esclamò sfregandosi le mani,
-a proposito della sua tesi, lo sà che non mi ha ancora
scritto quella relazione per venerdì?-.
-Bahnf!-, disse Pasquale.
-No, perchè io ne ho bisogno per giovedì a tutti i
costi, se no addio conferenza, ne va della mia (ma specialmente della
sua) reputazione-, continuò imperterrito Malvecchi, -sa cosa
facciamo adesso? No niente discussioni... Le dicevo, andiamo nel mio
ufficio e lei mi sbriga questa noiosa formalità-.
-Ma io..-.
-Niente ma, mi spiega lei cosa dico ai miei colleghi se non mi
prepara il discorso?-
-Anche questo-, pensò Pasquale -e adesso come faccio? Con
quel maledetto mostro in giro... Se lo racconto a Malvecchi, a parte
che non mi crederà mai, tradisco un maledetto segreto, se non
glielo racconto dovrò scrivere a questo imbecille la "sua"
conferenza.
Capitolo quinto, di Colo
Il problema lo assillò a lungo (lo avrebbe assillato anche
a Milano ma c'erano dei problemi col prefisso) insieme a quello del
pronostico di Casertana - Nocerina.
Alla fine però il nostro prode raccolse tutto il suo coraggio
e si diresse verso la residenza di Malvecchi.
Costui, come faceva sempre tra un anno bisestile e l'altro, stava
cercando di prendere il sole in cantina.
Pur di prenderlo aveva disseminato la cantina di trappole e di
Bocconi avvelenati, senza esito: era sempre pallido come un cadavere
di albino scondito (praticamente in bianco).
Pasquale gli si avvicinò circospetto, anzi, circotogni, e gli
urlò in un'orecchio: -X2!!-
Solo più tardi si rese conto di aver fatto un pò di
confusione, ma era ormai troppo tardi: la schedina con la conferenza
di Malvecchi era già al Bar dello Sport, dove il barista
MAIALE era indeciso se procedere allo spoglio della madre o della
figlia.
Pasquale per soffocare il rimorso tornò a dedicarsi al suo
hobby segreto: la stesura del primo Dizionario Economicisssssimo
della Lingua Italiana.
Per renderlo più economico possibile aveva introdotto una
novità rivoluzionaria: il suo vocabolario era il primo con le
parole in ordine sparso.
Basta con l'arido ed obsoleto (bello quest'aggettivo, eh?) ordine
alfabetico! Lasciamo spazio alla fantasia del curatore! Perchè
le Allodole non possono Zampettare? Perché Accomazzi e Zozzo
non possono convivere? Pasquale aveva appena finito di compilare la
definizione di "Cramottare" un verbo che aveva appena inventato,
tanto per essere sicuro di mettere qualche parola in più dello
Zanichelli (se v'interessa è intransitivo regolare) quando un
rumore sospetto lo insospettì, com'era suo dovere.
L'eroico compilatore (all'estero lo chiamano anche Pascal) si
trovò di fronte al mostro che mi ha lasciato Arnaldo in
eredità. Quello che non si sapeva era che il mostro in
realtà era di sesso femminile!
La mostra - Esposizione per gli amici - assalì Pasquale a
colpi di frullino, colpendolo ripetutamente al piloro.
Pasquale, col piloro ormai quasi completamente frullato, chiese aiuto
disperatamente.
Capitolo sesto, di Lucio
Bragagnolo
Sotto i frulli feroci della mostra - il suo nome di battesimo era
però Rassegna - schizzavano per ogni dove scaglie di piloro
che brillavano di luce accecante nel tramonto. (Non è tutto
piloro quel che luccica! Falsa N.d.Akko). Pasquale si sentiva ormai
prossimo allo stremo, quando insperatamente i suoi disperati - o
quando disperatamente i suoi insperati? - richiami a Iuto sortirono
l'effetto desiderato.
Stavano arrivando i Fantastici Tre: i famigerati fratelli Bidelli,
capibastone del personale non docente dell'istituto di Fisica, ovvero
Iato (il letterato, che leggeva il giornale per tutti e tre), Iota
(così soprannominato dopo la scappatella di sua moglie con
l'intera comunità di Monte Athos durante una vacanza in
Grecia) e Iuto, che mancava di doti particolari ma in compenso era
l'unico dei tre non completamente sordo, per giunta con un vero fiuto
per le invocazioni disperate.
Il trio si avvicinò con fare burocratico alla mostra,
presentando un questionario sui patrimoni da salvare. La sventurata
rispose (cfr. "La monaca di Monza", A. Manzoni, ed. Boringhieri).
In un istante i tre le furono addosso, dando a Pasquale la
possibilità di rontolare - rotolare rantolando - fuori dalla
mischia. La mostra si difendeva con tutte le sue forze, ma nulla al
mondo può resistere all'impatto contemporaneo con tre bidelli
comuni: figuriamoci con i Fantastici Tre...
In men che non si dica fu dichiarata inagibile per obsolescenza e
venne chiusa per restauri, mentre fu disposto che la sua
conservazione fosse affidata al personale della pinacoteca di
Brera.
I Fantastici Tre si strinsero soddisfatti la mano destra, nel loro
caratteristico gesto di vittoria: un'altra missione era compiuta, per
la salvezza dell'istituto!
Fu con Sgomento (l'addetto alle pulizie, come sempre in ritardo)
che si accorsero invece della terribile minaccia che incombeva sul
consueto lieto fine: Pasquale, isolato in un evento dallo svolgersi
degli angoli, si disfaceva pezzo dopo pezzo in una pozza puzzolente
di succo pancreatico e whisky Glen Grant, riconoscibile dal gusto
chiaro e pulito.
Occorreva salvare la situazione e, se possibile, anche Pasquale; che
fare? (cfr. "Se non ora, quando?", Vladimir Ulianovic Levi, ed.
Stella Rossa di Davide)
Un consulto febbrile (continuava ad accorrere gente, e nel locale
la temperatura era salita di molto) tra gli astanti scartò la
possibilità di ricorrere a qualcuno di Medicina, perché
troppo lontana. Informatica? No, non era in programma (questa
è veramente pessima. Falsa ma mica poi tanto N.d.Akko) un
esito simile. Che altro? Rimaneva...
Un brivido attraversò le schiene di tutti i presenti, e i
finestroni vennero immediatamente richiusi. Rimaneva...Chimica!
Sebbene terribile, la scelta era obbligata, visto lo stato di
Pasquale che insisteva nel voler percolare poco alla volta attraverso
le fessure del pavimento senza neanche lasciare qualche villo
intestinale a ricordo dello scampato pericolo.
Pasquale fu raccolto amorevolmente liquame per liquame, raccolto in
una provetta di un metro cubo e trasportato amorevolmente verso
Chimica, mentre veniva incoraggiato dai presenti con solenni pacche
sulle spalle che provocavano ondate di piena tali da far nascere
qualche dubbio sulle sue reali condizioni.
A Chimica lo attendeva ghignante il tristemente famoso dottor
Einsenstein, l'unico al mondo capace di tramutare una corazzata in
una carrozzina con una cartina di tornasole e una voragine
quantotermodinamica nel continuum spaziotemporale.
Cominciava per l'appunto a piovere.
Pasquale venne rovesciato dentro un calderone ribollente collegato
con alcuni elettrodi a un generatore di assenza di campo, l'unico in
tutto il mondo capace di convertire la materia in energia e l'energia
in puro spreco. I presenti trattenevano il fiato (Pasquale era molto
sudato ed emanava un pessimo odore), mentre il diabolico dottor
Einsenstein pronunciava quelle parole che avrebbero una volta di
più consegnato alla storia:
- Lo sapeva, Frau Blucker (si levò alto un nitrito. Cfr. "La
cavallina storna", G. Pascoli, ed. Shelley), che io ce l'ho
profumato?
Quella notte fu certo la più emozionante della mia vita, ma
mai come la giornata e il pranzo che seguirono. Una moltitudine che
non credevo possibile prese parte al grande banchetto; la gente
sorrideva felice, prendeva posto all'interminabile tavolata e si dava
ai piaceri della carne e della verdura con un senso di gioia e di
serenità che infondeva letizia.
Il dottor Einsenstein veniva acclamato a ogni brindisi per il suo
prodigioso operato, i Fantastici Tre inneggiavano all'ennesimo lieto
fine e perfino la perfida mostra, condannata a itinerare per
l'eternità, trovava una pace effimera nel pasto della
riconciliazione.
Ma naturalmente il più felice di tutti era Pasquale: la sua
nuova dimensione lo aveva dotato di una consapevolezza a noi ignota.
Tutti ci compenetrava, e posso dire che mai un singolo individuo
riuscì come lui a condividere se stesso con una tale
folla.
Eh, sì: in tutta la mia vita non ho mai più visto un
agnello Pasquale così imponente e sugoso. E mi torna alla
mente il coro festante dei commensali:
"Sempre tenero e mai grasso
con il suo scudetto rosso...
Qui la scelta non si impone
petto e coscia ogni porzione!"
1Alfonso
di Ritta (1751-1752), noto accalappiatore di polipi albini. Cfr.
Porco Maltese ne Il Tarlo Mentale n° 10.
2Ci
spiace di non poter fare di più, ma il budget per gli effetti
speciali del Tarlo Mentale è un po' sul ristretto
ultimamente.
3Si
segnala infatti alle autorità competenti che Fisica è
semplicemente un corso di laurea della facoltà di scienze, e
non una facoltà a sua volta. La fustigazione del Pomi
avverrà domani alle 15.00 nel piazzale antistante la chiesa di
San Bernardino a L'Aquila; la popolazione è invitata ad
intervenire numerosa, e a portare con se i bambini. Seguiranno giochi
e cotillons.
4Si
ringrazia la Sony per la gentile collaborazione
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