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Sezione "Umorismo"

Ancora una volta, le teste matte che creano questa fanzine si sono divertite a preparare un racconto secondo regole che andiamo ora a spiegare. Un matto più matto degli altri prepara un titolo, una trama e scrive il primo capitolo del racconto. Al malcapitato che lo segue vengono passati titolo, sinopsi e le ultime quattro righe del capitolo precedente. Si prosegue sinché qualcuno non decide di concludere la vicenda.

Questo tipo di approccio vi da un vantaggio: se non vi piace un capitolo, saltatelo e procedete al successivo, certi di non aver perso nulla di significativo.

Per quanto riguarda questo racconto...

Dopo il grande successo del film Attrazione Fatale eccovi in anteprima galattica:

Atrazina Fatale

una tormentata vicenda d'amore ambientata in un depuratore di liquami nei pressi di Cantù, dove gli uomini sono veri uomini, le donne sono vere donne e i travestiti invece non si sa.

Capitolo primo, di Colo

Erano ormai molti mesi che Beniamino Tazone, detto Ben, si era invaghito della dottoressa Tirone, la responsabile dello smaltimento dei fanghi tossici (correva voce che li usasse per produrre dei medicinali contro l'invecchiamento, con risultati straordinari: nessuno di quelli che li aveva usati era arrivato ai cinquant'anni).

La dottoressa Tirone in realtà si chiamava Karin B, ma al depuratore era nota come il Tirone proprio perché assomigliava straordinariamente ad un grosso Tir, pur non possedendone la tipica eleganza di forme.

"Che bel retrotreno, mi piacerebbe proprio rimorchiarla" pensava infatti Ben Tazone quando la vedeva calare giù col paranco nella vasca dei liquami organici, per fare dei prelievi; ed in effetti il retrotreno in questione poteva tranquillamente passare per un bell'esemplare di Brontosaurus Obesissimus.

Il guaio di queste sguazzanti analisi era che quando dovevano tirarla fuori non riuscivano più a distinguerla dal resto delle schifezze, e non di rado dovevano setacciare tutta la vasca prima di ritrovarla.
Fu proprio dopo una di queste situazioni drammatiche che Ben decise di raccogliere tutto il suo coraggio e di invitarla a casa sua:
-Sai, ho ordinato al ristorante ticinese una cenetta speciale- le sussurrò nel naso (non c'è niente da ridere, sul momento l'aveva scambiato per un'orecchia) -Ho fatto preparare i tuoi piatti preferiti: ratto di chiavica al cromo esavalente, filetto mutante alla Chernobyl, sformato di solvente clorurato, e da bere ho ordinato Chateau-Bormida dell'88: vuoi venire? -

Lei lo guardò con occhi sognanti (questo secondo la maggioranza dei commentatori, anche se si deve considerare che secondo altre interpretazioni si tratterebbe delle narici. Nessun dubbio invece sul fatto che fossero sognanti) e sussurrò -Sì.-
Tutte gli insetti nel raggio di cento metri caddero fulminati dai miasmi orali, un DC 10 norvegese se la cavò invece con un atterraggio di fortuna.
La Tirone infatti era nota anche per il suo alito leggermente sovrappeso, tanto che si sarebbe potuto dire che era il DDT dal volto umano, se avesse avuto un volto umano.

Quella sera Ben andò a prenderla alla discarica con la sua autobotte International Spurghi e la condusse a casa sua: per l'occasione aveva apparecchiato il trogolo con il servizio d'argento.
La serata fu indimenticabile, soprattutto quando, dopo cena, cominciarono a ballare il rock acrobatico: lui la afferrò alla vita (era una ragazza onesta, e piuttosto che avere una doppia vita aveva una vita doppia, se non tripla) e la lanciò in aria con tutte le sue forze.
Nessun effetto, neanche un sussulto.
Riprovò altre dodici volte poi, con ormai tredici ernie, le fece esplodere sotto i piedi una carica di tritolo e la afferrò al volo.
-Forse era meglio un tango- biascicò ai primi soccorritori, mentre cercavano di estrarlo da sotto il corpo della donna (è una licenza poetica) che si era addormentata dopo l'atterraggio.
Ma il suo corteggiamento procedeva implacabile, nonostante questi piccoli contrattempi: Ben Tazone non demordeva ed arrivò al punto di rivolgersi al Mago di Cesano Boscone (unico depositario del segreto della magia bianca, rossa e verde, Cavaliere dell'Ordine Alfabetico, Maestro Elementare, Concessionario esclusivista Skoda per Cesano Boscone e zone limitrofe - successo garantito, soddisfatti o rimborsati, pagamento anche a rate) per risolvere i suoi problemi sentimentali (suoi di Ben, non suoi del mago!) .
Il Mago di Cesano Boscone lo guardò con occhio assente (l'altro occhio invece c'era ma guardava un po' più in là a causa di un lieve strabismo): Ben Tazone cominciò a narrargli la sua disperata storia d'amore.

Capitolo secondo, di Elfren Kurenen

-Tutti i miei problemi nascono dal fatto che mio zio era Gion Holmes: Gion era lui, mentre Holmes era il suo affare, il quale, essendo dotato di personalità propria, aveva scelto quel nome perché era un appassionato dei racconti di Conan Doyle, i cui genitori erano invece appassionati di Howard, che è un papero e deve salvare il mondo, che ora è tondo, ma che prima era piatto, come l'encefalogramma di Gianni Pilo1, e che è anche l'uomo dell'anno di Time (il mondo, non Gianni pilo, che Cthulhu l'abbia in gloria). Il problema è che Time in italiano significa tempo, e il tempo fugge, in quanto tutti vogliono ammazzarlo. Come? Ma facendolo viaggiare sui treni FFSS, che sono sempre in ritardo. Ma se lui viaggia in treno io preferisco la macchina, che è più veloce e comoda. Per cosa utilizzo la macchina? Per andare a Bruxelles dove ci sono i cavoli...-
-Ma... ma... ma... cosa c'entra tutto questo,- ba... ba... balbettò il mago di Cesano Boscone fissando Ben con tutti e tre gli occhi e un po' di Vinavil.
-Gnente,- rispose Ben, -come i cavoli di Bruxelles a colazione, appunto.-
-Ad ogni buon conto, (quelli cattivi non ci interessano e perdippiù ti fanno avere grane con il fisco), la mia prima ragazza fu Federica, la mano amica, che, anche se era sempre pronta, non era però un gran che nella conversazione; e siccome non avevo nessuna intenzione di imparare il linguaggio segreto delle Bene Gesserit, la piantai in un campo di cipolle,- disse Ben guardando con un certo rimpianto la protesi che ora portava al posto della mano destra.
-La mia seconda ragazza fu una danese. La piantai quando la sorpresi a letto con il fox-terrier della porta accanto.
-Mi misi allora insieme a Giovannona la bambolona. Per un po' tutto andò bene, ma poi un giorno il nostro amore si sgonfiò, e lei schizzò fuori svolazzando dalla finestra.
-Fu allora che incontrai Esther. Fu una cosa meravigliosa finché durò, ohibò, ohibò. Tutto finì quando un giorno entrai di sorpresa in bagno e mi sorpresi nel sorprenderla mentre, sopraffatta da un sopravvenuto istinto soprannaturale, stava facendo la pipì... in piedi!
-A quella vista, sopraffatto da un sopravvenuto istinto del tutto naturale, lanciai disgustato un urlo di obbrobrioso raccapriccio. Purtroppo la mia mira non è più quella di un tempo e il mio urlo lo/la/? mancò di due centimetri andandosi a conficcare profondamente nel muro. Lei/lui/? si girò di scatto mostrandomi il suo spropositatamente enorme palo (che a guardarlo in faccia ricordava molto il Pilo2) da cui pendeva un cartellino con la scritta: se ti becco te lo becchi.
-Mavaffankulo le/gli/? urlai. Gli occhi di Esther, che in realtà era un brasiliano, si illuminarono di lubrica cupidigia, e, mentre una bavetta vogliosa scendeva lentamente (colpa del ministro Ferri) lungo l'angolo della bocca, esclamò: Magari!
-A questo punto fuggii pazzo di orrore urlando insensatamente e in continuazione tekeli li tekeli li3-
Il mago di Cesone Boscano squadrò Ben ben bene e, dopo avergli cambiato cornice tentò di appenderlo al muro.
Per tutta risposta Ben si fece verde in volto, mentre gli occhi gli si rovesciavano nelle orbite (sino a pochi minuti prima erano rimasti in un bicchiere lì accanto) e una bava giallognola e fetente gli fuoriusciva dalla bocca. Prontamente la bava si scusò per il disturbo e uscì di corsa, filtrando sotto la porta, per andare a badare agli affari suoi.
-Dio mio, si sente male?- chiese discretamente il mago, che per questa domanda vinse il premio interdimensionale per la domanda più scema dell'eone.
-Non è niente,- mormorò Ben, -mi capita sempre così quando l'autore di questo brano si accorge che un altro virus si è intrufolato nel suo software. Non si preoccupi, passa subito.- Così detto stramazzò in terra morto.

Fu solo a quel punto che il comandante Kirk si materializzò con un sonoro oooiiiuinng da teletrasporto. Insieme con lui c'era uno scheletro animato in avanzato stato di putrefazione; questi si mise immediatamente ad esaminare il corpo di Ben.
Dopo qualche secondo, Kirk chiese: -Allora, Bones?-
-É morto, Jim.-
-Portaci su, Bis Scott. Non c'è vita intelligente su questo pianeta.-

Capitolo terzo, di Arnaldo Borsa

Rosina e Amedeo osservarono dal loro nascondiglio gli strani visitatori in tutina azzurra e senape, con i pantaloni neri e la scritta Politecnico di Milano, università internazionale sul petto, smaterializzarsi lentamente.
Amedeo avanzò fino al punto in cui erano scomparsi e disse: -Te vist, Rusina, in andà...-
-Se fem, Medeo, sifulum?-
Amedeo guardò con dolcezza Rosina: ora, con l'impiego di spalatore di m, ehm, operatore biologico, lì al depuratore, poteva finalmente chiederle di sposarlo; si inginocchiò in quelle putride acque e, mentre stava per parlare, qualcosa sotto di lui si mosse!
Balzò indietro in posizione ami necoashi.
-What's up, doc?-
-Un'anatra, l'è un'anatra!- esclamò Rosina.
-Salve, gente- disse Daffy -mi dispiace di avervi interrotto, ma abito qui da quando Roger Rabbit mi ha soppiantato...-
Amedeo, furibondo per l'interruzione attaccò con un passaggio aria-mare: evidentemente la stupida anatra non conosceva il Go rjin no-sho perché il suo enpi la colse sotto l'ala destra, facendola ruotare; con due rapidi tettsui alla tempia ed un aito all'inguine ruppe la combinazione, e, mentre il suo hara si espandeva vittorioso, con un nukite metteva l'ultima parola "Fine" sui cartoon di Daffy Duck.
-E poi disen che cun Accademia se impara nigot!- commentò Amedeo, pulendosi le mani impiastricciate di patè.
Tornò ad inginocchiarsi, e recitò gli insegnamenti del corso Accademia "Proposte di matrimonio e affini in 752185 lezioni e con 669795 esercitazioni":
-O, speak again bright angel! For thou art as glorious to this night, being o'er my head, as I winged messenger of heaven unto the white-upturned wandering eyes...-
Amedeo scivolò a faccia in giù nel liquame, ma subito si rialzò deglutendo rumorosamente con un mazzolino di fiori in mano (l'è andà dalla Rusina), e disse: -Vuoi sposarmi?-
Rosina lo abbracciò, con uno scricchiolio di costole rotte, ed insieme si rotolarono sbaciucchiandosi nel liquame.
La mano di Rosina toccò qualcosa di solido: un giornaletto.
Si sedettero a leggerlo alla luce della luna; c'era una storia molto divertente:
Bugs Bunny, travestito da Aragorn, correva veloce su per la collina, sostando di tanto in tanto solo per chinarsi a guardar per terra. Le impronte degli Hobbit sono leggere e difficili a rintracciarsi anche per un Ramingo, ma...

 

Capitolo quarto, di Pomi


Ok, le poste ne hanno combinata un'altra delle loro. Il capitolo del Pomi è stato spedito un mese e mezzo prima che il Tarlo venisse chiuso, ma qui a Triuggio nessuno l'ho ancora visto. Per di più, a causa di un malessere al suo computer, Pomi aveva usato la macchina da scrivere, e quindi non ne resta copia. Pomi mi ha ricostruito tempo fa (a memoria) le ultime quattro righe del suo racconto telefonicamente, e io sono partito da quelle. Facevano pressappoco così:
La donna travestita da Bugs Bunny travestito da Aragorn, correva veloce su per la collina, sostando di tanto in tanto solo per chinarsi a guardar per terra. Le impronte degli Hobbit sono leggere e difficili a rintracciarsi anche per un Ramingo, ma...

Capitolo (quarto? quinto?), di MisterAkko

Raffaella Carrà, travestita da Bugs Bunny travestito da Aragorn, rotolava dunque velocemente giù per la collina. Le tracce di Iapino sono leggere da seguire, ma la Raffa c'ha una vita di esperienza in proposito.

Ai piedi della collina inceppò in Arnaldo Borsa (chino di spalle), che stava raccogliendo un mazzolino di primule. Raffa sogghignò, si guardò in giro e gli assestò un poderoso calcione dove non batte il sole ululando: -Ma guarda un po' in che condizioni mi devi lasciare!?!-

Arnaldo, propulso dal colpo, volò sul nido del cuculo... pardon, volò in direzione sudsudovest. La Carrà, tuttavia, non fece in tempo a godere tutto il calcio minuto per minuto: venne travolta da una Peugeot 205 bianca, la cui conducente sterzò e prese a seguire freneticamente l'Arnaldo.
Enrica, che portava con sé un cannocchiale da Marina (Marina è una sua amica che gliel'ha prestato), seguiva preoccupata il volo del suo promesso sposo. Arnaldo nel frattempo, dopo aver scacciato un piccione che gli s'era appollaiato sulla spalla sinistra, estraeva un regolo calcolatore dal taschino della giacca, e prendeva a fare freneticamente i conti per scoprire dove sarebbe atterrato. Si grattò perplesso la pera ed esclamò: -Ma certo! Sto per finire a Molinate, noto centro di avicoltura in provincia di Cantù. Speriamo di evitare il depuratore di liquami, però! Oggi pomeriggio ho lezione a scuola, e dove lo trovo il tempo di farmi una doccia?-
SPLASH! fece Arnaldo, atterrando in una polla. SCREEECK! fecero i copertoni della Peugeot, quando Enrica frenò. Il tecnico del suono cacciò un moccolo, preoccupato che gli effetti sonori non andassero persi.

Arnaldo assaggiò preoccupato il liquido nel quale era ammarato: -No, per fortuna è acqua. Strano sapore, però: può darsi che ci sia dentro un po' di atr...-
Tutti i capelli gli caddero di colpo.
Enrica corse al suo fianco, passandogli la parrucca preferita di sua madre, a boccoloni rosso senape. Il Nostro la gratificò di un sorriso preoccupato.
-Io sono caro e buono,- borbotto Arnaldo, -però questo è troppo!- Prese una tanica dalla Peugeot e la riempì del fluido inquinato, ridacchiando nervosamente. Risalì in vettura, passandosi nervosamente le mani tra i riccioloni verde fucsia, e ripartì. Giunto al novantesimo svincolo della tangenziale di Cantù aveva un po' perso il senso dell'orientamento, ma per fortuna vide una famigliola (moglie, marito e figlio) alla quale chiese: -Scusino, la strada per Biassono?-

I tre non furono di grande aiuto, e Arnaldo ripartì colto da uno strano senso di deja vu. Pur smarrendo la strada dalle parti di Pobiga, e dovendo ricorrere ad un carro attrezzi dalle parti di Peregallo (frazione di Lesmo), giunse infine a Triuggio, dove scampanellò energicamente a casa di Akko.
Quando questi fece capolino dalla porta di casa, con aria dubbiosa (dovete capirlo: stava scrivendo il suo pezzo del racconto per il Tarlo, e non capiva come potesse Arnaldo sfoggiare quell'improbabile acconciatura color blu paglierino), Arnaldo ed Enrica gli si avventarono addosso con un urlo alla Sandokan.
MisterAkko fuggiva affannato, con i due fidanzati alle costole: Enrica brandiva un paracarro, ed Arnaldo ululava frasi sconnesse mulinando la tanica di acqua all'atrazina. Alla ricerca di una via di scampo, Akko giunse a Cantù dove si getto a capofitto nel depuratore.

Capitolo quinto, di Lux Interior

(Gli autori, arrivati a questo punto, si inchinano di fronte alle ovazioni del pubblico, facendo il giro della platea per raccogliere le offerte dentro il cappellino da pensatore solitario. Effettuato il conteggio degli incassi, si avvedono che la cifra raccolta, contando anche i bottoni e i buchi di formaggio, non basta neppure per un abbonamento al Tarlo, e scaricano tutto sull'autore successivo, mannaggia a loro).

(L'autore successivo, mannaggia a loro, entra in scena salutando e annunciando un intervento composto da poche idee, ma confuse. Il pubblico reagisce entusiasticamente con un fitto lancio di ortaggi, verdura, crusca predigerita e altri alimenti ricchi di fibra - che fanno bene allo stomaco ma non tanto alla pelle, specie se scagliati con violenza - facendo presente all'autore che neanche Asimov usa più questi sporchi trucchi per allungare il brodo. L'autore recepisce il messaggio con discreta intelligenza, schiva una melanzana di crociera a ricerca di calore con insospettabile agilità e rimette...cioè, si rimette al lavoro - lavoro? - con un certo nervosismo, oltre che con dieci dita e un migliaio di goccioline di sudore insolitamente freddo).

- Vile marrano! Come hai osato depositare il tuo sguardo viscivo e lascido sul fiore dei miei fiori, la Favorita di Arnaldo e di Palermo, colei-che presta-sempre-tutto-qualche-volta-dà-anche-e-non-chiede-mai-restituzione? - Arnaldo brandisce furiosamente la tanica, da cui gocciola un po' d'acqua che scava piccoli solchi fumanti nel granito del selciato.
- Vile marrano! Come hai osato depositare il tuo sguardo viscivo e lascido sul fiore dei miei fiori, la Favorita di Arnaldo e di Palermo, eccetera-eccetera, e basta??? - Lady Enrica è visibilmente più arrabbiata di Arnaldo, e anche più carina, ma questa è un'altra storia. - Questa te la metto in akkonto! - La ragazza spara una terrificante parakkarrata sul depuratore, che emette uno strano fischio modulato e comincia a trasmettere la Notte degli Oscar, con Dustin Hoffman, Jodie Foster, Jodie Foster, Jodie Foster (magari, averne tre...) e Arnoldo Mondadori.

Akko avrebbe preferito la Notte dei Cristalli della più vicina sede Infinitely Boring Machines, ma anche questa è un'altra storia. Nel frattempo, a contatto con il depuratore di liquami, o meglio con i liquami del depuratore, sente che nel suo corpo qualcosa va cambiando (e spera nelle ginokkia, che non gli piacciono da quando era pikkolo). Le nokke delle dita assumono uno strano aspetto, mentre il suo corpo si contrae e si dilata tra spasmi muscolari e puzzette (vista l'atmosfera del luogo, del tutto trascurabili). Improvvisamente si akkorge, nemmeno con tanto orrore, che la sua pelle cambia colore, virando sul verde Marvel...
"Mo' te faccio vede!" pensa Akko, ispirato dall'odore che somiglia a quello del Tevere tra Stevere e Torrespakkata. "Sono verde, sono il più forte, li prendo, li taglio, li spremo...".
S'alza e balza fuori dal depuratore con un urlo agghiacciante e una grossa spinta dei quadricipiti.

(pausa in attesa dell'atterraggio di Akko. Intanto salutate, bimbi, la navetta che porta nello spazio la vostra maestra...)

Il novello Mostro del Bacino Nero di Decantazione piomba davanti agli attoniti Arnaldo ed Enrica, emettendo un altro urlo agghiacciante per sembrare proprio vero. - Guarda, Arna! - Enrica era estasiata. - Che bello! Mi è sempre piaciuto il Muppet Show!
Davanti a loro si ergeva, verde e orgogliosa, una perfetta replica di Kermit il ranokkio.
- Dev'essere un sortilegio opera del mago Bokketti - bofonchiò Arnaldo. - Beh, è comunque un miglioramento. Ma perché è così alto? - Arnaldo è sprofondato di mezzo metro in seguito all'erosione del terreno circostante dovuta alle perdite bianche della tanichetta.
Akko sorride timidamente a Enrica. Enrica squadra interessata Akko. Arnaldo scruta entrambi, sospettosamente. Akko sorride provocatoriamente a Enrica. Enrica squadra voluttuosamente Akko, e si morde un labbro perché ha la pelle molto tirata sugli zigomi. Arnaldo vuota nervosamente la tanica con una lunga, nervosa sorsata e ci monta sopra nervosamente per vederci meglio. E' un po' nervoso. Gli avvenimenti precipitano. E anche Arnaldo, visto che l'acqua della tanica si è aperta la strada verso il centro del pianeta e lo risucchia con sé (Arnaldo).

Akko si esibisce in una mossa irriferibile perfino sul Tarlo. Pure Enrica. - Che bello! Ha un che di diverso, di aristocratico...improvvisamente sento di amare questa creatura e desiderarla! - Un misto tra Mary Shelley, miss Piggy, Liala e Susy Tettalunga, oltre che Enrica, si avventa sul ranokkio...sul ranakkio, sbaciukkiandolo e tokkandolo dappertutto, lì, lì, sì, anche lì, e perfino . Dal canto suo, il ranakkio fa sfoggio della sua conoscenza dei linguaggi (cfr. Secondamano, sezione Comunicazioni e incontri).
Enrica tokka, Kermit il ranakkio subisce una censura perché questa rivista entra in un sakko di famiglie perbene e, mentre Arnaldo precipita verso il centro della Terra, come in tutti i rakkonti brevi che si rispettino appare, passeggiando, il Colo.
- Bello, chekkos'è? - si informa diplomaticamente. - Un gioco di ruolo?

Capitolo sesto, di Sir Gawaine

Colo era di ritorno da Milan-Napoli dato che, come tutti ben sapete è uno dei più accaniti tifosi del ciuccio partenopeo e quella scena idilliaca l'aveva interrotto mentre cantava un lied di sua composizione: Maradona è meglio 'e Ppelè...
Sul giubbotto da metallaro, che sembrava la pubblicità delle fonderie Dalmine, portava in bella mostra lo scalpo di Max, il suo più acerrimo nemico rossonero.
-Perché ...munch...munch... quel ridicolo ...munch... abbigliamento?- chiese Arnaldo masticando voracemente.
-Come ridicolo?!?- s'impermalosì (??) Colo, scostando i lembi del giaccone di pelle nera e rimirandosi dai 6 chili di ferro appesi attorno al collo (con due 'l' stavolta) fino agli zatteroni stile impero.
-É l'ultimo modellino della collezione La Torre di Ghisa del noto stilista RAkko BarAkko...!!- obiettò in direzione di Arnaldo che in verità non sembrava visceralmente impressionato dalla notizia.
<ruttino> fu infatti la sua risposta.
Arnaldo si alzò, si ripulì la bocca col bavaglino su cui campeggiava la scritta Straziami ma di baci saziami e se ne andò con Enrica.

Colo, rimasto solo con Kermit, riuscì a strappare un ingaggio per il Muppet Show, alla condizione che ad interpretare il grande Gonzo fosse Silvio Berlusconi.
I due cominciavano a fraternizzare.
-Domenica potremmo andare a vedere Colonia-Colo Colo- suggerì Colo. Si salutarono con questo proposito.
Kermit riprese la sua strada. Il pensiero delle gambe di Piggy velate dalle calze di seta grigio perla già cominciava a fargli bollire il sangue e pulsare le tempie; fece un piccolo giro (...), giusto il tempo perchè gli saltasse la mosca al naso: e se Piggy non fosse stata sola, in quel momento? Quella porca! La gelosia lo rese verde.
A grandi balzi giunse a casa di lei. Sfondò la porta (con la 't') e se la trovò davanti, in trepida attesa. Si baciarono e come per incanto Kermit divenne uno splendido principe azzurro, alto, biondo, con un 10 sulla schiena e Barilla sul petto.
E tutti vissero felici e contenti.

Appendice A, di Mork

Aragorn correva veloce intorno alla collina, sostando di tanto in tanto per grattarsi i porri sotto le ascelle e per lanciare imprecazioni all'indirizzo di Gandalf il Verdognolo che, un centinaio di metri più avanti lungo il sentiero, si sbracciava furiosamente gridandogli di affrettarsi.

Una volta raggiuntolo, il ramingo esclamò spazientito: -Allora, vecchio imbecille, si può sapere cosa vuoi ancora da me dopo tutti questi anni? Credevo che ormai avessi fatto vela per l'Ovest, assieme a quella vacca di Galadriel.-

Gandalf lo fissò senza rispondere. Poi si calò le braghe, si accovacciò e, dopo essersi concentrato qualche istante, defecò con estrema violenza emettendo al contempo una densa nube sulfurea. Prese quindi un ramoscello, lo intinse nello sterco e con esso tracciò sul terreno il disegno di una stella a cinque punte circondata da un cerchio. Saltò nel centro del pentacolo, gridò: -Habemus papam!- e scomparve. Cinque minuti dopo riapparve di fronte ad Aragorn, con la faccia congestionata ed uno zaino sottobraccio.

-Per favore... non farlo! Non di nuovo!!!- gridò il ramingo. Ma era tardi. Il mago si portò le mani alla bocca, cadde sulle ginocchia e gli rigettò sugli stivali.

-Scusami, ma la teleportazione mi ha sempre fatto star male...-

-...fin da quando eri bambino. Me lo hai già detto mezz'ora fa. Cosa credi di fare con il mio zaino?

-Pensavo che ti servisse, visto che devi partire per una lunghissima missione.-

-Missione? Quale missione???-

Per tutta risposta Gandalf si frugò nelle mutande e ne estrasse un piccolo anello dorato: -Riconosci questo, beota d'un ramingo? Dalla tua espressione direi proprio di si. Questo è l'originale anello di Sauron che tu quindici anni fa sostituisti con una copia e che poi rivendesti per una somma non indifferente. Per anni mi sono domandato dove uno spiantato come te avesse trovato i soldi per comprarsi questa gigantesca tenuta. Quando ho scoperto la verità, leggendo il numero scorso del Tarlo, ho subito recuperato l'anello. Adesso bisogna rifare tutta la quest daccapo. Ho telefonato a Christopher Tolkien e ci siamo messi d'accordo per un seguito in diciotto volumi al Signore degli Anelli: sarà una monumentale storia di magia, sesso e violenza di cui tu sarai protagonista assoluto.-

-Una diciottologia!!! E perché solo io? Che fine ha fatto il resto della Compagnia?-

-Sono tutti indisponibili, almeno per il momento. Frodo è fuggito all'Ovest dopo avere assassinato Bilbo che lo aveva diseredato. Sam è entrato nei Verdi e si è dato all'attivismo politico. Pipino gestisce un bordello da qualche parte su nel Nord. Gimli è diventato un alcolizzato. Merry è rinchiuso in un penitenziario. In quanto a Legolas...-

-Arwen mi ha detto che è uscito di testa.-

-Ha avuto una crisi mistica, infatti. Una notte gli è apparsa in sogno Lilli Gruber che gli ha comunicato la data della Fine del Mondo. Adesso corre nudo per i boschi gridando che l'ora del Secondo Avvento è vicina e che bisogna bruciare vivo Mario Capanna perché è l'Anticristo.-

-E così sono rimasto solo io.-

-Meglio soli che male accompagnati. Forza, entra nel pentacolo ché ti spedisco a Granburrone. Quel vecchio porcone sibaritico di Elrond ti ragguaglierà sulla missione.-

Aragorn si avvicinò al disegno del pentacolo e si chinò ad esaminarlo: -Com'è che funziona questo marchingegno?-

-Si visualizza mentalmente la destinazione, poi si grida una frase in latino per attivare il circuito. Tutto ciò che si trova all'interno della stella verrà immediatamente trasferito.-

-Giusto quello che volevo sapere!- Aragorn si rialzò di scatto e con una terrificante sberla sulla bocca scaraventò Gandalf nel centro del pentacolo. Si concentrò per un attimo, poi gridò a pieni polmoni: -Hic sunt leones!-

Con una bestemmia inaudita, Gandalf scomparve. Il ramingo attese qualche minuto, poi sorrise e con un piede cancellò il disegno sul terreno. Quindi si avviò verso casa canticchiando allegramente.

Nel gabinetto dell'Enterprise l'interfono fischiò.

-Capitano Kirk, potrebbe per favore scendere in sala teletrasporto? Quaggiù è scoppiato un autentico casino e io non so più cosa fare.-

-Vacca Abelarda, Scott, mi deve sempre chiamare quando sono sul cesso? Non sto bene: ieri ho mangiato troppi fichi e adesso ho l'intestino per aria. Faccia rapporto a Spock.-

-È proprio Spock il problema, signore. Non c'è più!-

-Come sarebbe, non c'è più?-

-Era sceso a terra per fare la spesa. Quando l'ho richiamato col teletrasporto, al suo posto si è materializzato un orribile vecchiaccio butterato, tutto vestito di verde. Quando Sulu gli si è avvicinato, il vecchietto gli ha vomitato addosso, poi gli ha sfilato il laser dalla fondina e gli ha sparato in mezzo alle gambe. Quindi ha violentato Uhura, ha preso in ostaggio Checov ed è fuggito con una capsula di salvataggio. Comandante... cosa devo fare?-

-Dica a McCoy di prepararmi un clistere. Quei fichi dovevano essere guasti.-

Aragorn osservava sgomento i resti fumanti di quella che un tempo era stata la sua fattoria. Dappertutto giacevano galline sventrate e tubetti di pasta d'acciughe spremuti. Sedute sul prato davanti a lui stavano la moglie e le figlie, singhiozzanti e coi vestiti a brandelli.

-Violentate di nuovo,- sentenziò argutamente il ramingo. Arwen annuì, mostrandogli i lividi sui corpi delle bambine e sul proprio.

-Non mi riferivo a voi quattro, scema! Le galline, intendevo. Me le hanno violentate tutte, quei sudici hobbit. Da che parte sono andati?-

Arwen fece un gesto vago in direzione delle montagne e riprese a singhiozzare.

Epilogo:

Aragorn correva veloce su per la collina, sostando di tanto in tanto solo per chinarsi a guardar per terra. Le impronte degli Hobbit sono leggere e difficili a rintracciarsi anche per un Ramingo, ma non lontano dalla cima una sorgiva attraversava il sentiero, e nella terra bagnata vide ciò che cercava.

-Sono passati di qui, i porci!- pensò. Estrasse la spada che fu rotta e ricominciò a correre.

Fine

1Mi trovo costretto a ricordare che la direzione del Tarlo Mentale lascia ogni responsabilità sulle ipotesi espresse ai singoli collaboratori, sennò stavolta ci scappa il pacco bomba da Roma. NdAkko.

2Ogni riferimento a persone o cose esistenti o inesistenti è puramente casuale. NdA.
Dio, Dio, qui ci scappano le squadracce della morte. NdD.

3Per il significato di questa frase consultate Le montagne della follia di H. P. Lovecraft. NdA.