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| Ancora una volta, le teste matte che creano questa fanzine si sono divertite a preparare un racconto secondo regole che andiamo ora a spiegare. Un matto più matto degli altri prepara un titolo, una trama e scrive il primo capitolo del racconto. Al malcapitato che lo segue vengono passati titolo, sinopsi e le ultime quattro righe del capitolo precedente. Si prosegue sinché qualcuno non decide di concludere la vicenda. Questo tipo di approccio vi da un vantaggio: se non vi piace un capitolo, saltatelo e procedete al successivo, certi di non aver perso nulla di significativo. Per quanto riguarda questo racconto... Dopo il grande successo del film Attrazione Fatale eccovi in anteprima galattica: una tormentata vicenda d'amore ambientata in un depuratore di liquami nei pressi di Cantù, dove gli uomini sono veri uomini, le donne sono vere donne e i travestiti invece non si sa. Erano ormai molti mesi che Beniamino Tazone, detto Ben, si era invaghito della dottoressa Tirone, la responsabile dello smaltimento dei fanghi tossici (correva voce che li usasse per produrre dei medicinali contro l'invecchiamento, con risultati straordinari: nessuno di quelli che li aveva usati era arrivato ai cinquant'anni). La dottoressa Tirone in realtà si chiamava Karin B, ma al depuratore era nota come il Tirone proprio perché assomigliava straordinariamente ad un grosso Tir, pur non possedendone la tipica eleganza di forme. "Che bel retrotreno, mi piacerebbe proprio rimorchiarla" pensava infatti Ben Tazone quando la vedeva calare giù col paranco nella vasca dei liquami organici, per fare dei prelievi; ed in effetti il retrotreno in questione poteva tranquillamente passare per un bell'esemplare di Brontosaurus Obesissimus. Il guaio di queste sguazzanti analisi era che quando dovevano
tirarla fuori non riuscivano più a distinguerla dal resto
delle schifezze, e non di rado dovevano setacciare tutta la vasca
prima di ritrovarla. Lei lo guardò con occhi sognanti (questo secondo la
maggioranza dei commentatori, anche se si deve considerare che
secondo altre interpretazioni si tratterebbe delle narici. Nessun
dubbio invece sul fatto che fossero sognanti) e sussurrò
-Sì.- Quella sera Ben andò a prenderla alla discarica con la sua
autobotte International Spurghi e la condusse a casa sua: per
l'occasione aveva apparecchiato il trogolo con il servizio
d'argento.
Capitolo secondo, di Elfren Kurenen -Tutti i miei problemi nascono dal fatto che mio zio era Gion
Holmes: Gion era lui, mentre Holmes era il suo affare, il quale,
essendo dotato di personalità propria, aveva scelto quel nome
perché era un appassionato dei racconti di Conan Doyle, i cui
genitori erano invece appassionati di Howard, che è un papero
e deve salvare il mondo, che ora è tondo, ma che prima era
piatto, come l'encefalogramma di Gianni Pilo1,
e che è anche l'uomo dell'anno di Time (il mondo, non Gianni
pilo, che Cthulhu l'abbia in gloria). Il problema è che Time
in italiano significa tempo, e il tempo fugge, in quanto tutti
vogliono ammazzarlo. Come? Ma facendolo viaggiare sui treni FFSS, che
sono sempre in ritardo. Ma se lui viaggia in treno io preferisco la
macchina, che è più veloce e comoda. Per cosa utilizzo
la macchina? Per andare a Bruxelles dove ci sono i cavoli...- Fu solo a quel punto che il comandante Kirk si materializzò
con un sonoro
oooiiiuinng da
teletrasporto. Insieme con lui c'era uno scheletro animato in
avanzato stato di putrefazione; questi si mise immediatamente ad
esaminare il corpo di Ben.
Capitolo terzo, di Arnaldo Borsa Rosina e Amedeo osservarono dal loro nascondiglio gli strani
visitatori in tutina azzurra e senape, con i pantaloni neri e la
scritta Politecnico di Milano, università
internazionale sul petto, smaterializzarsi lentamente. Capitolo quarto, di Pomi
Raffaella Carrà, travestita da Bugs Bunny travestito da Aragorn, rotolava dunque velocemente giù per la collina. Le tracce di Iapino sono leggere da seguire, ma la Raffa c'ha una vita di esperienza in proposito. Ai piedi della collina inceppò in Arnaldo Borsa (chino di spalle), che stava raccogliendo un mazzolino di primule. Raffa sogghignò, si guardò in giro e gli assestò un poderoso calcione dove non batte il sole ululando: -Ma guarda un po' in che condizioni mi devi lasciare!?!- Arnaldo, propulso dal colpo, volò sul nido del cuculo...
pardon, volò in direzione sudsudovest. La Carrà,
tuttavia, non fece in tempo a godere tutto il calcio minuto per
minuto: venne travolta da una Peugeot 205 bianca, la cui conducente
sterzò e prese a seguire freneticamente l'Arnaldo. Arnaldo assaggiò preoccupato il liquido nel quale era
ammarato: -No, per fortuna è acqua. Strano sapore,
però: può darsi che ci sia dentro un po' di atr...- I tre non furono di grande aiuto, e Arnaldo ripartì colto
da uno strano senso di deja vu. Pur smarrendo la strada dalle
parti di Pobiga, e dovendo ricorrere ad un carro attrezzi dalle parti
di Peregallo (frazione di Lesmo), giunse infine a Triuggio, dove
scampanellò energicamente a casa di Akko.
Capitolo quinto, di Lux Interior (Gli autori, arrivati a questo punto, si inchinano di fronte alle ovazioni del pubblico, facendo il giro della platea per raccogliere le offerte dentro il cappellino da pensatore solitario. Effettuato il conteggio degli incassi, si avvedono che la cifra raccolta, contando anche i bottoni e i buchi di formaggio, non basta neppure per un abbonamento al Tarlo, e scaricano tutto sull'autore successivo, mannaggia a loro). (L'autore successivo, mannaggia a loro, entra in scena salutando e annunciando un intervento composto da poche idee, ma confuse. Il pubblico reagisce entusiasticamente con un fitto lancio di ortaggi, verdura, crusca predigerita e altri alimenti ricchi di fibra - che fanno bene allo stomaco ma non tanto alla pelle, specie se scagliati con violenza - facendo presente all'autore che neanche Asimov usa più questi sporchi trucchi per allungare il brodo. L'autore recepisce il messaggio con discreta intelligenza, schiva una melanzana di crociera a ricerca di calore con insospettabile agilità e rimette...cioè, si rimette al lavoro - lavoro? - con un certo nervosismo, oltre che con dieci dita e un migliaio di goccioline di sudore insolitamente freddo). - Vile marrano! Come hai osato depositare il tuo sguardo viscivo e
lascido sul fiore dei miei fiori, la Favorita di Arnaldo e di
Palermo, colei-che
presta-sempre-tutto-qualche-volta-dà-anche-e-non-chiede-mai-restituzione?
- Arnaldo brandisce furiosamente la tanica, da cui gocciola un po'
d'acqua che scava piccoli solchi fumanti nel granito del
selciato. Akko avrebbe preferito la Notte dei Cristalli della più
vicina sede Infinitely Boring Machines, ma anche questa è
un'altra storia. Nel frattempo, a contatto con il depuratore di
liquami, o meglio con i liquami del depuratore, sente che nel suo
corpo qualcosa va cambiando (e spera nelle ginokkia, che non gli
piacciono da quando era pikkolo). Le nokke delle dita assumono uno
strano aspetto, mentre il suo corpo si contrae e si dilata tra spasmi
muscolari e puzzette (vista l'atmosfera del luogo, del tutto
trascurabili). Improvvisamente si akkorge, nemmeno con tanto orrore,
che la sua pelle cambia colore, virando sul verde Marvel... (pausa in attesa dell'atterraggio di Akko. Intanto salutate, bimbi, la navetta che porta nello spazio la vostra maestra...) Il novello Mostro del Bacino Nero di Decantazione piomba davanti
agli attoniti Arnaldo ed Enrica, emettendo un altro urlo
agghiacciante per sembrare proprio vero. - Guarda, Arna! - Enrica era
estasiata. - Che bello! Mi è sempre piaciuto il Muppet
Show! Akko si esibisce in una mossa irriferibile perfino sul Tarlo. Pure
Enrica. - Che bello! Ha un che di diverso, di
aristocratico...improvvisamente sento di amare questa creatura e
desiderarla! - Un misto tra Mary Shelley, miss Piggy, Liala e Susy
Tettalunga, oltre che Enrica, si avventa sul ranokkio...sul ranakkio,
sbaciukkiandolo e tokkandolo dappertutto, lì, lì,
sì, anche lì, e perfino lì. Dal canto
suo, il ranakkio fa sfoggio della sua conoscenza dei linguaggi (cfr.
Secondamano, sezione Comunicazioni e incontri).
Capitolo sesto, di Sir Gawaine Colo era di ritorno da Milan-Napoli dato che, come tutti ben
sapete è uno dei più accaniti tifosi del ciuccio
partenopeo e quella scena idilliaca l'aveva interrotto mentre cantava
un lied di sua composizione: Maradona è meglio 'e
Ppelè... Colo, rimasto solo con Kermit, riuscì a strappare un
ingaggio per il Muppet Show, alla condizione che ad interpretare il
grande Gonzo fosse Silvio Berlusconi.
Appendice A, di Mork Aragorn correva veloce intorno alla collina, sostando di tanto in tanto per grattarsi i porri sotto le ascelle e per lanciare imprecazioni all'indirizzo di Gandalf il Verdognolo che, un centinaio di metri più avanti lungo il sentiero, si sbracciava furiosamente gridandogli di affrettarsi. Una volta raggiuntolo, il ramingo esclamò spazientito: -Allora, vecchio imbecille, si può sapere cosa vuoi ancora da me dopo tutti questi anni? Credevo che ormai avessi fatto vela per l'Ovest, assieme a quella vacca di Galadriel.- Gandalf lo fissò senza rispondere. Poi si calò le braghe, si accovacciò e, dopo essersi concentrato qualche istante, defecò con estrema violenza emettendo al contempo una densa nube sulfurea. Prese quindi un ramoscello, lo intinse nello sterco e con esso tracciò sul terreno il disegno di una stella a cinque punte circondata da un cerchio. Saltò nel centro del pentacolo, gridò: -Habemus papam!- e scomparve. Cinque minuti dopo riapparve di fronte ad Aragorn, con la faccia congestionata ed uno zaino sottobraccio. -Per favore... non farlo! Non di nuovo!!!- gridò il ramingo. Ma era tardi. Il mago si portò le mani alla bocca, cadde sulle ginocchia e gli rigettò sugli stivali. -Scusami, ma la teleportazione mi ha sempre fatto star male...- -...fin da quando eri bambino. Me lo hai già detto mezz'ora fa. Cosa credi di fare con il mio zaino? -Pensavo che ti servisse, visto che devi partire per una lunghissima missione.- -Missione? Quale missione???- Per tutta risposta Gandalf si frugò nelle mutande e ne estrasse un piccolo anello dorato: -Riconosci questo, beota d'un ramingo? Dalla tua espressione direi proprio di si. Questo è l'originale anello di Sauron che tu quindici anni fa sostituisti con una copia e che poi rivendesti per una somma non indifferente. Per anni mi sono domandato dove uno spiantato come te avesse trovato i soldi per comprarsi questa gigantesca tenuta. Quando ho scoperto la verità, leggendo il numero scorso del Tarlo, ho subito recuperato l'anello. Adesso bisogna rifare tutta la quest daccapo. Ho telefonato a Christopher Tolkien e ci siamo messi d'accordo per un seguito in diciotto volumi al Signore degli Anelli: sarà una monumentale storia di magia, sesso e violenza di cui tu sarai protagonista assoluto.- -Una diciottologia!!! E perché solo io? Che fine ha fatto il resto della Compagnia?- -Sono tutti indisponibili, almeno per il momento. Frodo è fuggito all'Ovest dopo avere assassinato Bilbo che lo aveva diseredato. Sam è entrato nei Verdi e si è dato all'attivismo politico. Pipino gestisce un bordello da qualche parte su nel Nord. Gimli è diventato un alcolizzato. Merry è rinchiuso in un penitenziario. In quanto a Legolas...- -Arwen mi ha detto che è uscito di testa.- -Ha avuto una crisi mistica, infatti. Una notte gli è apparsa in sogno Lilli Gruber che gli ha comunicato la data della Fine del Mondo. Adesso corre nudo per i boschi gridando che l'ora del Secondo Avvento è vicina e che bisogna bruciare vivo Mario Capanna perché è l'Anticristo.- -E così sono rimasto solo io.- -Meglio soli che male accompagnati. Forza, entra nel pentacolo ché ti spedisco a Granburrone. Quel vecchio porcone sibaritico di Elrond ti ragguaglierà sulla missione.- Aragorn si avvicinò al disegno del pentacolo e si chinò ad esaminarlo: -Com'è che funziona questo marchingegno?- -Si visualizza mentalmente la destinazione, poi si grida una frase in latino per attivare il circuito. Tutto ciò che si trova all'interno della stella verrà immediatamente trasferito.- -Giusto quello che volevo sapere!- Aragorn si rialzò di scatto e con una terrificante sberla sulla bocca scaraventò Gandalf nel centro del pentacolo. Si concentrò per un attimo, poi gridò a pieni polmoni: -Hic sunt leones!- Con una bestemmia inaudita, Gandalf scomparve. Il ramingo attese qualche minuto, poi sorrise e con un piede cancellò il disegno sul terreno. Quindi si avviò verso casa canticchiando allegramente. Nel gabinetto dell'Enterprise l'interfono fischiò. -Capitano Kirk, potrebbe per favore scendere in sala teletrasporto? Quaggiù è scoppiato un autentico casino e io non so più cosa fare.- -Vacca Abelarda, Scott, mi deve sempre chiamare quando sono sul cesso? Non sto bene: ieri ho mangiato troppi fichi e adesso ho l'intestino per aria. Faccia rapporto a Spock.- -È proprio Spock il problema, signore. Non c'è più!- -Come sarebbe, non c'è più?- -Era sceso a terra per fare la spesa. Quando l'ho richiamato col teletrasporto, al suo posto si è materializzato un orribile vecchiaccio butterato, tutto vestito di verde. Quando Sulu gli si è avvicinato, il vecchietto gli ha vomitato addosso, poi gli ha sfilato il laser dalla fondina e gli ha sparato in mezzo alle gambe. Quindi ha violentato Uhura, ha preso in ostaggio Checov ed è fuggito con una capsula di salvataggio. Comandante... cosa devo fare?- -Dica a McCoy di prepararmi un clistere. Quei fichi dovevano essere guasti.- Aragorn osservava sgomento i resti fumanti di quella che un tempo era stata la sua fattoria. Dappertutto giacevano galline sventrate e tubetti di pasta d'acciughe spremuti. Sedute sul prato davanti a lui stavano la moglie e le figlie, singhiozzanti e coi vestiti a brandelli. -Violentate di nuovo,- sentenziò argutamente il ramingo. Arwen annuì, mostrandogli i lividi sui corpi delle bambine e sul proprio. -Non mi riferivo a voi quattro, scema! Le galline, intendevo. Me le hanno violentate tutte, quei sudici hobbit. Da che parte sono andati?- Arwen fece un gesto vago in direzione delle montagne e riprese a singhiozzare. Epilogo: Aragorn correva veloce su per la collina, sostando di tanto in tanto solo per chinarsi a guardar per terra. Le impronte degli Hobbit sono leggere e difficili a rintracciarsi anche per un Ramingo, ma non lontano dalla cima una sorgiva attraversava il sentiero, e nella terra bagnata vide ciò che cercava. -Sono passati di qui, i porci!- pensò. Estrasse la spada che fu rotta e ricominciò a correre. 1Mi trovo costretto a ricordare che la direzione del Tarlo Mentale lascia ogni responsabilità sulle ipotesi espresse ai singoli collaboratori, sennò stavolta ci scappa il pacco bomba da Roma. NdAkko. 2Ogni
riferimento a persone o cose esistenti o inesistenti è
puramente casuale. NdA. 3Per il significato di questa frase consultate Le montagne della follia di H. P. Lovecraft. NdA. |