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Il Tarlo Mentale
contro
il resto dell'universo
Parte prima - di MisterAkko
Entrò come un turbine nell'atrio dell'antico
palazzo, con la cartella di cuoio ben stretta sotto il braccio, ed
oltrepassò in volata le torme di giornalisti assiepati. Si
liberò gentilmente di Lilli Gruber, con uno strattone
sganciò la mano di Bruno Vespa che lo aveva afferrato al
gomito, e saltò ripetutamente, a piedi uniti, su Alberto La
Volpe. Poi si infilò nell'ascensore, bloccando le domande
con un perentorio: -Niente da dichiarare, niente da dichiarare.
Vedremo di preparare un comunicato che vi faremo avere alla fine
della riunione.-
Le porte dell'ascensore si chiusero con un sibilo di aria
compressa assolutamente inutile in pratica ma che era stato voluto
per assomigliare di più alle porte dell'Enterprise.
Pigiò il bottone del trentacinquesimo piano, e
l'ascensore lo trasportò nella sala delle riunioni, dove
si afflosciò in una sedia dirigenziale in pelle umana
basculante con poggiatesta, poggiapiedi, minibar inserito nel
bracciolo destro e impianto polifonico incorporato.
MisterAkko, direttore irresponsabile del Tarlo Mentale,
squadrò i suoi collaboratori schierati lungo il tavolo, e
sbottò: -Ragazzi, diamo inizio alla riunione per stabilire la
scaletta del numero 18.-
Nel frattempo, negli scantinati di una minuscola Casa Editrice, un
Losco Figuro covava odio.
-...semplicemente aumentando la frequenza di uscita,- argomentava
Sir Gawaine, -per migliorare la diffusione. Direi di considerare la
possibilità di pubblicare due, tre fascicoli al giorno.-
-Dobbiamo avere più sesso, molto più sesso in
copertina!- stava ululando Colo, sbandierando un fac simile da lui
stesso approntato che faceva sembrare le copertine di Le Ore
morigerate quanto quelle di Famiglia Cristiana.
Erica Savoia e Matteo Resinanti si scambiarono un'occhiata
perplessa.
Arnaldo si illuminò improvvisamente: -Raddoppiamo le
bustarelle a Mauro Gaffo, in modo che ci conceda più spazio
sul Cosmo SF!-
-Ma se non gli abbiamo mai dato una lira?!?-
Arnaldo si strinse nelle spalle: -Tanto meglio, così possiamo
raddoppiargli le bustarelle senza rimetterci economicamente.-
Marcolla, sprofondato in una seggiolina pieghevole di venticinque per
venti centimetri, disse ridacchiando: -Potremmo inaugurare una nuova
rubrica fissa con...-
Una gigantesca torta di crema lo colse in pieno viso. Matteo si volse
verso Akko, e gli disse bisbigliando: -Ma non è un po'
scontata come gag?-
-Si, oggi sono a corto di idee.-
Il Losco Figuro allungò una mano pelosa e sudaticcia verso
uno scaffale che conteneva i volumi di magia nera pubblicati dalla
sua casa editrice, agguantò un libro tra gli artigli e prese a
sfogliarlo, sbavando disgustosamente sulle pagine.
Lucio Bragagnolo sorrise: -Potremmo proseguire il racconto del
numero 15, Atrazina fatale. Mi sembra sia venuto benino.-
Arnaldo lo fissò pensosamente, poi con scatto felino estrasse
un piccone dalla manica sinistra e gli assestò una tremenda
picconata sugli incisivi.
Akko scrollò malinconicamente la testa, e a quel cenno due
energumeni sbucarono dall'ombra alle sue spalle, piombando sui
due litiganti (mentre un terzo collaboratore, la cui identità
non verrà rivelata, veniva scosso da un orgasmo improvviso) e
mettendoli entrambi ai Ferri, in modo che nessuno dei due potesse in
futuro superare i 110 Km/h.
-Potremmo stampare tutto il numero capovolto!-
-Potremmo mettere un poster centrale di Bruno Valle nudo immerso in
un gigantesco piatto di trofie col pesto!-
-...o magari di Giampiero Prassi bloccato in un cubo di ambra!-
-Oppure di Pippo Baudo,- intervenne timidamente Erica.
Tutti smisero simultaneamente di discutere e la fissarono: -Pippo
Baudo? Chi è Pippo Baudo?-
Dopo un attimo di imbarazzo la discussione riprese.
-Ho un'idea originale: facciamo solo fascicoli con un numero
dispari di pagine!-
-Potremmo allegare in ogni copia un paio di mutande di Piergiorgio
Nicolazzini!-
-No, l'ha già fatto Alessandro Bani con
Loculus.-
-Potremmo dedicare una rubrica mensile all'elenco degli errori
di traduzione fatti dalle case editrici specializzate!-
-Meglio di no, la fotocopisteria Piccinini non è equipaggiata
per pinzare più di duecento fogli per fascicolo.-
Il Losco Figuro sussultò. Finalmente qui c'era
qualcosa, qualcosa di oscuro e terribilmente malvagio, qualcosa che
lo avrebbe liberato per sempre di quei maledetti fanzinari!
Si avviò alla ricerca di una vergine da sacrificare,
componente indispensabile per tessere l'incantesimo.
-Pubblichiamo la biografia di Gianni Montanari a puntate!-
-Già che ci siamo,- commentò Marcolla, schivando
agilmente una raffica di profiterol -potremmo assicurarci i diritti
su Le spade del Dunland, quel libro di cui parla Voglino nel
Tarlo Mentale numero 16, e pubblicare quello a puntate.-
Un blocco di torrone di dodici metri cubi piombò dal cielo e
sotterrò l'omino glabro.
-Già meglio, già meglio,- assentì gravemente il
Resinanti.
Arnaldo accese una sigaretta. Akko accese un mutuo ed acquistò
un ventilatore gigantesco che puntò contro il biassonese, che
prese a svolazzare come una bandierina, avvinghiato allo schienale
della sua poltrona con entrambe le mani.
-Acquistiamo i diritti per l'edizione italiana di Locus,-
propose Sir Gawaine.
-Ehi, questa è una idea!-
Akko si lanciò sul telefono, e sprofondò in una serie
di trattative. Dopo una mezz'oretta riattaccò e si
sfregò le mani tutto soddisfatto.
-Ce l'hai fatta?-
-No, volevano troppi soldi. Però ho ottenuto i diritti su
TV Guide, il Ladies' Home Journal e il National
Inquirer.-
In quel momento il Losco Figuro terminò la formulazione
dell'incantesimo. Poff! fece Marcolla, e svanì in una
nuvola di zolfo. Poff! fece Arnaldo, e svanì in una nuvola di
tabacco. Uno dopo l'altro, tutti i redattori del Tarlo
svanirono.
Due ore dopo, i giornalisti fecero irruzione nella sala: -Dove sono
finiti?-, disse il primo.
-Ma c'è un'altra uscita?-
-No!-
-Un'altra delle loro battute incomprensibili,
probabilmente.-
Bruno Vespa si abbattè pesantemente al suolo: -Oh, Cristo,
adesso ci toccherà di mandare in onda la solita intervista a
Cossiga.-
Parte seconda - di Arnaldo
Poff! fece Arnaldo mentre gli sembrava di cadere, thud! fece il
suo sedere mentre atterrava. Aspirando voluttuosamente la sua nuvola,
guardò con curiosità il posto in cui era capitato: si
trattava di una piccola radura, completamente circondata da una fitta
foresta, con la sola eccezione di uno stretto sentiero che vi si
addentrava.
Al centro della radura era piantato un palo, sul quale era stato
inchiodato un cartello che diceva: -O eroe di un altro mondo, sappi
che la lingua che parlerai d'ora in poi non è la tua-.
Arnaldo provò a biascicare qualche parola, che, così
gli sembrava, era perfetto italiano, ma poi si rese conto che se
pensava, oltre a parlare, nella nuova lingua, non si sarebbe mai
accorto della differenza.
Sorridendo, guardò il cartello con riconoscenza: finalmente
aveva capito perché tutti gli eroi dei libri che capitano in
altri mondi si rendono conto di parlare un'altra lingua.
Sfregandosi le mani soddisfatto si guardò intorno e decise che
l'unica via da prendere era il sentiero; questo, purtroppo, dopo
pochi metri faceva una svolta, perciò non si poteva vedere
molto: Arnaldo, con circospezione, si incamminò.
Dopo qualche minuto il sentiero arrivava ad una seconda radura, con
il solito palo, che recava scritto: -Luogo dove arrivano gli eroi
provenienti da altri mondi-.
Solo allora si accorse di non essere solo, alla sua destra poteva
vedere una compagnia piuttosto eterogenea, raccolta intorno ad un
cartello su cui torreggiava la scritta: -Per una rapida fortuna! Solo
venti zecchini al biglietto-. I componenti della compagnia erano due
draghi di colore rosso, circa venti metri dalla coda alla testa, un
essere che Arnaldo immaginò essere un troll, una ragazza molto
bella, dall'aria afflitta, che era assicurata con una specie di
guinzaglio al troll, un tizio impellicciato con una corona in testa
che piangeva e si lamentava, ed infine un ometto vestito a colori
sgargianti che gli si rivolse giovialmente così: -Venghino,
siore e siori, venghino!-
Arnaldo si guardò intorno e decise che l'ometto stava,
evidentemente, chiamando lui; camminò allora verso il gruppo.
-Salve, mi chiamo Arnaldo Borsa e mi sono perso, o almeno credo;
dunque, poco fa io ero con quelli del Tarlo e...-
-Magnifico!- lo interruppe l'ometto -Fantastico! Stavi già
affrontando il mostro Tarlo! Chissà che eroe, sei; guarda cosa
c'è qui per te: pagando solo venti zecchini potresti liberare
questo mondo da due draghi, tra i più immondi e malvagi che
infestano il regno, e diventare così il più grande eroe
di tutti i tempi, cantato per sempre nelle saghe... OPPURE- gli grido
nell'orecchio - sempre per VENTI ZECCHINI potresti liberare questa
stupenda principessa- qui l'ometto si interruppe un attimo, si
guardò furtivamente in giro e con un sorrisetto di complicita
sussurrò nell'orecchia del nostro eroe -vergine garantita- ed
alzando la voce: -da questo malvagio e schifosissimo troll,
diventando così famoso e ricco oltre ogni immaginazione.
OPPURE, per LA STESSA CIFRA potresti partire per la cerca che ti
proporrà questo re affranto: trovare l'unico oggetto che gli
permetterà di scacciare la suocera dal palazzo reale; in
cambio avrai un ducato ed una rendita annua di DUE MILIONI DI
ZECCHINI.-
Quasi ansando l'ometto concluse: -Biglietto uno, due o tre?-
-Ma, veramente io vorrei tornare a casa.-
-A CASA? Ma che scempiaggini son queste? Andiamo, andiamo,
giovanotto, tutti arrivano qui per fare gli eroi, non per scappare
subito indietro.-
-Allora indicatemi una scelta che mi permetterà poi di trovare
la via di casa.-
-Non è con imprese eroiche che potrai tornare- gli disse
l'ometto -ma dovrai contattare un grande mago, diventare suo
discepolo, e, un giorno, imparerai l'incantesimo di trasporto.
CASUALMENTE ho qui l'occorrente che ti servirà per farti
accettare dai maghi, giù in città: solo venti zecchini,
prego.-
-Non ho denaro, mi spiace-, fece Arnaldo.
-Ma non c'è problema, ragazzo mio, elencami tutto ciò
che hai.-
Arnaldo elencò, e, dopo una rapida contrattazione ottenne in
cambio di ogni suo avere (mutande comprese) un'improbabile veste di
juta grigiastra con scritta sulla schiena la frase apprendista
mago, in vernice gialla.
Vedendo che Arnaldo, alquanto perplesso, tirava gli orli della
veste, che a malapena gli coprivano le ginocchia, l'ometto gli disse:
-Su, su, l'umiltà si addice ad un giovane mago. Ora vai, segui
quel sentiero e tra poco ti troverai in città. Addio!-
Arnaldo si incamminò nella direzione indicatagli; dopo un
attimo si voltò e vide che la principessa, non più
legata, stava giocando a carte con i draghi, seduta sulle ginocchia
del troll, che le cingeva affettuosamente la vita. Poco lontano
l'ometto aveva stappato una bottiglia, recuperata chissà dove,
e beveva una lunga sorsata ogni volta che riponeva un oggetto
appartenuto ad Arnaldo in un sacco: quando arrivò al suo ex
Baume & Mercier d'oro, ad Arnaldo si strinse il cuore, mentre
l'ometto beveva frenetiche sorsate saltando come un matto.
Solo un oggetto non era stato riposto: il suo ex spolverino grigio,
che il presunto re aveva steso su una roccia; sotto gli occhi
allibiti di Arnaldo prese un barattolo di vernice gialla e vi scrisse
sopra apprendista mago.
Il nostro eroe decise (i draghi erano un po' cresciutelli per i
suoi gusti) di lasciar perdere e riprese a camminare.
Dopo una mezz'oretta raggiunse le porte della città, e, visto
che nessuno badava a lui, entrò.
Vagò senza meta per un ora circa, trovandosi sempre più
a disagio: si era accorto infatti che, da un po', una turba di
ragazzini lo seguiva schiamazzando, e che ogni uomo che incontrava
rideva sguaiatamente; le donne, semplicemente, scappavano appena lui
si avvicinava.
Arnaldo si rendeva conto che qualcosa non andava, ma non riusciva a
capire cosa; sconsolato si sedette su una panchina, a riflettere
sulla sua triste condizione, solo e senza soldi lontanissimo da casa
e dalla sua papera di gomma.
Tristissimo abbassò la testa, ed il viso gli si
imporporò fino all'attaccatura dei capelli: assorto com'era
non si era accorto che i pavimenti di quella città erano
specchi e lui aveva barattato le mutande! Accidenti!
Incavolato più che mai, si diresse verso un uomo che lo stava
guardando con divertimento; dopo aver chiesto le indicazioni per
l'accademia di magia si incamminò.
L'edificio che cercava si trovava di fronte ad una grande piazza;
avvicinandosi, Arnaldo cercava di ricordarsi dove aveva già
visto un architettura del genere: il senso di deja vù
aumentò notevolmente quando, all'ingresso, lesse:
Polimagico - Facoltà di Stregoneria.
Una ragazza un po' bruttina, con dei tomi enormi sottobraccio, gli si
avvicinò e gli chiese: -Scusa, dove ci si iscrive a TIT?-
-TIT?-, mugugnò Arnaldo.
-Si, teoria dell'ignoto e della telecinesi-
A quel punto la ragazza, casualmente, guardò il pavimento, poi
di nuovo Arnaldo, poi ancora il pavimento.
-Avevo caldo...- iniziò a farfugliare il nostro eroe.
-SLURP!- fece la ragazza accostandosi; Arnaldo pensò che era
giunto il momento di ritirarsi ordinatamente: si voltò ed
incominciò a correre come un matto, tenendo in mano l'orlo
della veste.
Si voltò a guardare: la ragazza aveva lasciato cadere i libri
e si era lanciata all'inseguimento, con una scintilla lasciva negli
occhi.
Con il cuore in gola, l'eroico biassonese svoltò un angolo
ed andò a sbattere a capofitto contro un assorto vecchietto
che stava leggendo un libro dall'aria antica.
La ragazza completò il sandwich cadendo sopra i due; Arnaldo
si dibattè contro quell'essere voglioso che stava tentando di
infilare le mani sotto la sua veste, e, nella confusione, la ragazza
sbagliò, raggiungendo infine l'inguine sbagliato.
-COME OSI!- tuonò il vecchietto, che ora incuteva un timore
profondo -quando voglio una donna mi basta evocare una djinni, non
una...-
-Mi dispiace, professore- piagnucolò la ragazza indicando
Arnaldo -ma è stata tutta colpa sua: mi ha tentato e poi
è fuggito-
Il vecchietto guardò irato Arnaldo, che si stava facendo
piccolo piccolo (non lì, malpensanti) per non farsi notare:
-Chi sei? Rispondi!-
-Io, ecco... dunque, sono...-
-Lo sapevo! Sei una spia degli archimaghi! Ora ti servo io: andrai a
studiare la storia dell'Arte dove la magia non esiste neppure-
Ripreso il suo libro di magia il mago disse: -Non porterai con te
nulla di questo mondo e che ti potrà servire ad avere
ricchezze nella tua nuova vita- e fece un gesto.
Arnaldo si trovò vestito come era arrivato, aveva persino lo
zippo in tasca e lo spolverino intonso.
Lo stregone pronunciò poche arcane parole e fece un ampio
gesto.
Poff! fece Arnaldo svanendo in una nuvola di tabacco. Respirando
avidamente, il nostro eroe si preparò al Thud!
Parte terza - di Colo
Non so che razza di palle vi abbiano raccontato gli altri, ma
quello che capitò a me è veramente incredibile:
niente!
Stavo lì bello tranquillo, leggendo una copia dell'ultimo
numero di Superpornolesbosadomasosex&carnazz che avevo
astutamente camuffato da Famiglia Cristiana (cosa tocca fare
per non far toccare la propria roba!) quando di colpo ZAP!
tutto il resto della indegna masnada scomparì.
-Perdincibacco!- esclamai, estasiato dalla possibilità di
sbirciare le riviste oseè che i miei colleghi nascondevano
gelosamente entro le copertine di Tutto Bricolage, Viaggiando in
Autostrada e - last and least - La Voce dei Vigili
Urbani.
L'unica delusione mi venne, manco a dirlo, dal nostro megadirettore
nonché Fuhrer, che aveva mimetizzato da Cosmo
Informatore l'ultimo numero de Il Sabato (una
indiscutibile caduta di stile!).
Tralasciando momeentaneamente (c'è una "e" di
troppo, ma ce la lascio tanto per collaudare il correttore
ortografico1)
questa appassionante indagine decisi di dare un'occhiata alla
finestra.
Ahi decisione funesta ed incauta! Tanto per cominciare il colpo
d'occhio mi provocò un ematoma sopraccigliare ed un principio
di congiuntivite, ma il peggio doveva ancora venire.
Sospeso fuori dalla finestra del centoquarantesimo ed ultimo piano
della Empire Tarlo Tower (io per modestia ci ho messo solo 140
piani, spero che gli altri sbandati non abbiano esagerato troppo) si
stagliava rubescente ed inane (qualunque cosa significhi, spero solo
che non sia una parolaccia! N.d.A.) un vero ed originale Disco
Volante, circondato da una squadriglia di elicotteri dei Carabinieri
che cercavano invano il tergicristallo in modo da potergli elevare
una multa per divieto di sosta (avevano parcheggiato fuori dalla Zona
Disco...) e mancato pagamento del supplemento di bollo per
l'autoradio.
Infatti dal disco provenivano le note inconfondibili di Nel Blu
Dipinto di Blu, il che per un disco volante rappresenta il
massimo del conformismo!
Una sezione dell'astronave si aprì e, proiettato dalla
proiezione di un proiettore proiettante, un essere incredibile si
materializzò di fronte ai miei occhi increduli ed un pò
pesti.
Era alto all'incirca come un essere umano, portava uno spezzato
allucinante (bermuda rosa con bassorilievi raffiguranti scene della
prima comunione di Mario Pastore, camicia garibaldina, giacca modello
Kit Carson intarsiata di vedute olografiche del Partenone con
la neve), una cravatta formato lenzuolo matrimoniale, ed aveva in
cima alla protuberanza che potremmo convenzionalmente chiamare testa
una serie di filamenti giallastri, chiaramente tinti.
Gli feci il gesto universale che indica che la buona sorte sia con
me (si effettua portando la mano sinistra all'inguine ed
applicando una stretta decisa ma nel contempo - mi raccomando -
delicata).
L'alieno mi guardò con aria ariosa, per darsi delle arie, ed
esordì:
-Un bell'abblauso ber il brimo collegamendo in diredda dalla sede di
Duddospord!-
Lo fissai sbalormano (molto più che sbalordito):
-Ma tu parli (Manzoni mi perdoni) la mia lingua! Com'è
possibile?-
-Terresdri, non vi rendete condo che le vostre drasmissioni
delevisive sono captate ormai da anni sul nosdro pianeda? Noi abbiamo
imparado il vostro barbaro linguaggio dai disgorsi del vostro massimo
filosofo e scenziado, ogni lunedì alle 22.30 su Rai Dre,
guando i suoi illuminandi disgorsi sul matrimonio di Maradona e sul
rigore negado alla Lazio permeano lo sbazio indersdellare!-
-Desidera qualcosa da mangiare? Che so, un topolino bianco, una rana
viva....-
-Vacca miseria ghe gusdi barbari! Gi ha breso ber dei Visidors?! Se
proprio mi pordi un fileddo alla Pontsardin con un goccio di Chateau
Lafitte del '51 (tenperatura di candina, mi raggomando!)-
Mentre mi affannavo alla ricerca del vino cercai di attaccare bottone
(chissà che non scendesse anche qualche valletta):
-E cosa volete ora da noi terrestri? Perché siete sbarcati in
sosta vietata?-
-Indando la sosda vietata è solo nei giorni di mercado, poi
noi siamo sulla Derra perche vogliamo algune cose: qualcosa di nuovo,
un gioco e... del cioccolato!-
-Ma sono tre desideri, lo sai che non è possibile!- replicai
al replicante di Biscardi tanto per dargli corda. Stavo quasi per
dargi un Kinder Sorpresa quando l'extraterrestre parlò
ancora:
-Noi in realdà vogliamo le seguendi cose: ventisedde bottiglie
di Glen Grant, due etti di crudo, tre di cotto, l'immediada
gessazione del Maurizio Costanzo Show e dudda l'acqua del
vosdro pianeda.-
-Eh la peppa! Dove la mettete tutta l'acqua delle Terra? Non ci
sta mica sull'astronave, neanche se fate due viaggi!-
Lo pseudo-Biscardi mi squadrò a lungo (tanto da rendere il mio
carattere piuttosto spigoloso) poi replicò:
-Tu fai i condi senza gonsiderare la nostra deggnologia superiore:
esiste un mezzo esdremamende sofisdigado per condenere tutta l'acqua
in pocghissimo spazio- sorrise astutamente e proseguì
-É un brocedimendo appena inventato da un fisico eggezionale,
un dale Schwarzenegger, ghe lo ha ghiamado
"liofilizzazione": noi liofilizziamo tudda l'acqua della
Derra e la mettiamo nella pendola deggli spagheddi.-
Poi estrasse una strana arma (pareva un incrocio tra un campanaccio
di marzapane ed una salsicciera islandese) e puntandomela contro
sbraitò:
-Avandi, non berdiamo aldro tembo, gonfessa: dov'è il
rubineddo? (a Maurizio Costanzo benseremo dopo)-
-Perché non cominciamo col berci un goccio del Glen Grant?-
implorai, sperando di poter prendere tempo.
-In ghe senso "berci"? Voi il Glen Grant lo bevede? Noi lo
usiamo come lubrificande per i cardini delle bordiere!- mi
fissò rabbrividendo dal disgusto.
Vedendo la sua faccia orripilata (ed orripilante) mi venne un'idea
geniale:
-Ma se vi attaccate al rubinetto ci mettete un casino di tempo!
Calate giù il tubo che vi porto direttamente al fiume,
così fate prima!-
L'alieno parlò nell'orologio confessando -Guesto l'abbiamo
gobiado da Sdar Drek...- ed ordinò nella sua lingua
salmistrata di mandare giù la condotta di aspirazione che
appunto aspirava a diventare conducente:
-µ¶¤¡§ðþ¿¬
2-
gorgogliò nel quadrante.
-÷ïý´¥¢ÞßÝ
3-
gracchiò l'orologio.
Il mostro replicò -ûµª¸¸ºý´¥
4-Non
avvenne nulla.
Il Biscardoide, paonazzo, urlò all'orologio -ðþ¿¬µ¶ªßݤ¡§!?
5-
La risposta fu semplicemente -#(è\"éif
sughbvnI
´¢Ú@¬÷¸ûï¬ðþý§´¥¢Þßݶ
6-
-='!!!7-
si infuriò l'extraterrestre: immediatamente un tubo per
annaffiare venne lanciato dal disco volante.
[...omissis...]
-Eccoci al fiume, ora potete immergere la canna e accendere la
pompa!-
-Amico derresdre, di saremo per sembre gradi! Ora berò devo
andare: il nosdro Disco Volande non funziona moldo bbene.-
-Cos'é successo? Si é ingolfato?-
-Non, eravamo un bo' sovraccarighi e gli é venuda l'ernia
al Disco-
L'extraterrestre mi ringraziò con un bacio in fronte e si fece
teleportare sull'astronave, mentre la canna cominciava a risucchiare
le chiare, fresche, limpide, dolci acque del Lambro.
Mi allontanai fischiettando, feci ciao-ciao con la manina e appena
girato l'angolo me la squagliai a tutta birra.
Purtroppo gli alienati si accorsero subito della truffa e
cominciarono un furibondo inseguimento: io a bordo di un paio di
imitazione Timberland in pelle di tarantola, loro su un disco
d'importazione (il Rock del Vocabolario Collins, di Gianni
Pilo & The Translators).
Dopo 33 giri dell'isolato mi fermai di colpo; gli inseguitori
tentarono una frenata ma andarono a sbattere contro un camion della
nettezza urbana.
-Accidenti, lo sapevo ghe dovevo meddere i freni a Disco!-
Mormorò il loro capo prima di spirare; gli altri invece
cominciarono a spararmi addosso con delle strane armi che parevano il
risultato di un rapporto incestuoso tra una lampadina bruciata ed un
poster di De Michelis ma che si rivelarono essere dei micidiali
lancia-pasticcini raffermi.
-Chiedo perdono, non lo faccio più!- urlai, ma venni
immediatamente colpito da un babà al rhum del '53 dritto nel
menisco -Che schifo, preferisco gli affogati.- commentai.
Allora mi sollevarono, mi buttarono nel fiume e mi risucchiarono con
il tubo di aspirazione.
-Oddio, adesso mi tocca di lasciare a metà il pezzo per il
Tarlo!- urlai, cercando di oppormi.
Poi pensai un attimo a quello che avevo appena detto... e mi lasciai
risucchiare.
1Approfitto
dell'occasione fornita dal pezzo del Colo per segnalare che non mi
è stato possibile, per motivi di tempo, passare questo numero
del Tarlo al correttore ortografico automatico. Mi scuso per ogni
errore di ortografia che possa essere, pertanto, scampato. (NdD)
2Mandate
giù la canna dell'acqua!
3Mandare
giù cosa?
4Un
tubo!
5Allora?!?
Vi muovete o cosa?!?
6Ma
ce l'hai detto tu di mandarti un tubo...
7Se
entro un nanosecondo non ho qui il tubo risalgo e vi faccio un culo
così!!!
Parte quarta - di Sir Gawaine
Poff!
Sir Gawaine apparve in un carro di letame, in una nuvola di ...
Si guardò intorno con aria circospetta, muovendo solo gli
occhi.
-Questo effluvio non mi è del tutto nuovo... Santalmassi, sei
tu?-
-Muuuuh!- rispose il bove sinistro del carro a trazione
anteriore.
Popoff! Accanto a Sir Gawaine, al morbido, apparve un cosacco del
Don, che non poteva che chiamarsi Dan. Il nuovo arrivato
sacramentò in boero, per cercare di non farsi capire.
Vano.
Puff! Esatto! Comparve anche il Grande Puffo.
Un tizio tarchiato, con barba e baffi, uscì dalla taverna
davanti alla quale era parcheggiato il carro, ripulendosi la bocca
con la manica della tunica.
-Va bene! Siamo al completo.- Il tipo arrancò per salire a
sedersi sul letame. Al primo "Üah!" i buoi scattarono ed il
carro si fiondò in una viuzza laterale con un grande stridore
di zoccoli (!).
Sotto l'impeto di una partenza così repentina il Grande Puffo,
già in posizione precaria, rotolò giù dal
cumulo...:
-Porca Puffana!-
Sir Gawaine incrociò gli occhi verso il cielo osservando:
-Ma... non era così!-
L'omino azzurro cadde dal carro e di lui si perse notizia fino a
quando, molti anni dopo, divenne famoso come asso della R.A.F.
durante la seconda guerra mondiale. Ebbe anche un figlio che
chiamò Onofrio e dopo averlo visto crescere fece voto di
castità. Il figlio, abbandonato dal padre, si dedicò al
giornalismo raggiungendo la ambita posizione di inviato del TG2 al
parlamento italiano; noto agli amici come "il Puffo Testicolo", di
lui si ricorderà sempre la riuscitissima imitazione del
pesce-pistola.
Il carro continuava a scorrazzare vorticosamente dietro la fulminea
trazione dei buoi. I due passeggeri sobbalzano in silenzio.
Ad un certo punto Dan dal Don prese il coraggio a due mani e si
rivolse al conducente:
- Mi scusi ... ci può dire dove siamo?-
-Nella merda.-
Antica saggezza popolare.
Il carro coi suoi passeggeri era uscito dalla città e da un
po' di tempo si stava arrampicando su per una verde collina alla cui
sommità, come a squarciare l'omogeneo manto d'erba, spuntava
un picco roccioso; sopra questo, infine, svettava in slanciate forme
verticali un maestoso castello.
-Ma certo! Che fesso! Come ho fatto a non pensarci prima!?-
Sir Gawaine si colpì violentemente la fronte col palmo della
mano: sembrava essersi avveduto di qualcosa.
"Sceck!" fece la sua mano; "Bleah!" avrebbero osservato la sua fronte
ed i suoi capelli, se solo avessero potuto.
-Questa situazione è una di quelle tipiche quest che si
leggono nei romanzi di fantasy!!-
(A questo punto qualcuno si starà chiedendo: come fa a sapere
di trovarsi in una tipica situazione da quest? Semplice: Akko
m'ha detto: -Scrivi di Sir Gawaine che viene trasportato in una
tipica situazione da quest.- N.d.A)
Dan lo guardava piuccheperplesso.
Era mezzogiorno, più o meno, ed il sole pestava duro.
Sir Gawaine si immerse in profonde riflessioni nel tentativo di
prevedere su quali binari si sarebbe messa l'intera vicenda.
Il carro frenò bruscamente alla base del picco.
-Non cercate di deviare o, peggio ancora, di fuggire. Un Disegno
Superiore vi ha portati qui, lo stesso che vuole che arriviate al
castello. Prendete quella mulattiera e seguitela. In tre ore
arriverete alle porte del castello. Non potete sbagliare.- ... e il
tipo del carro sparì col suo mezzo giù per l'erta in
una nuvola di polvere (polvere?!? Ma non c'era erba?).
Chissà a quale alto compito sarebbero stati chiamati Sir
Gawaine ed il suo compagno...

Era notte fonda e i due decisero di comune accordo che si erano
persi. Decisero anche di accendere un fuoco. Non c'era legna
nè altro da ardere; non avevano acciarini nè altro che
che potesse accendere un fuoco. I due decisero, di comune accordo,
che non avrebbero acceso il fuoco, per non farsi individuare dai
nemici, ovviamente.
Era una notte buia e tempestosa. E le stelle stanno a guardare. E
tutti vissero felici e contenti.
Ma non per questo tranquilli.
Un rumore alle loro spalle li fece voltare di scatto, di comune
accordo.
-State calmi! Sono venuto per portarvi al castello. Siete
attesi.-
Lungo il cammino, parlando con la loro guida, un uomo sui trent'anni,
vennero a scoprire che quest'ultimo era arrivato in quel mondo nello
stesso modo in cui ci erano capitati loro: montava di guardia in un
avamposto in Pannonia quando, all'improvviso, Poff!
Era un limitaneo dell'Impero Romano d'Occidente.
Al castello fervevano i preparativi: stava per sposarsi la figlia
50enne, illibata, del re. Pare stesse per convolare a giuste nozze
con il giovane rampollo di una nobile famiglia della zona, stupido e
stordito come un okapi esquimese, che rappresentava in tutto e per
tutto "l'anello mancante"; non per nulla i villani, canzonando il
cognome della famiglia, lo avevano soprannominato Homo
Ciavarricus.
Per festeggiare l'avvenimento furono organizzati festeggiamenti che
sarebbero durati trenta giorni e trenta notti.
Fu così che una casalinga di Bordighera degli anni 50,
anch'ella chiamata in quello strano mondo e messa qui per espresso
desiderio del megadirettore perestroiko, fu relegata in cucina ad
aiutare i cuochi nella preparazione dei pranzi e delle cene del mese
di bagordi8.
Sir Gawaine, dato che ha una bella calligrafia, fu schiaffato a
scrivere i 5000 inviti alle nozze.
Il cosacco fu relegato a suonare le campane.
I nostri eroi, prima di lasciarsi, si scambiarono gli indirizzi e
indugiavano, e si salutavano, e si abbracciavano, e non si decidevano
ad andarsene, continuando a raccontarsi barzellette sui
lanzi-chenecchi in finlandese.
Fu la fata di corte a risolvere la situazione.
Prese un secchio colmo di latte e scaraventandone il contenuto sul
faccione dei nostri: -Su, fate piff poff paff!-
Sir Gawaine si ritrovò sulla poltrona di partenza;
sghignazzava sguaia-tamente ripensando a quella del lanzichenecco che
incontra Luigi Necco ed aveva le punte delle dita sporche
d'inchiostro.
Sean Connery lo fissò con sospetto.
8Ho
suggerito l'inserimento di una casalinga (che avrebbe dovuto essere
di Voghera, come tutte le casalinghe che si rispettino) per dare un
tocco di netta originalità alla trama del quest, di per
se una delle meno utilizzate nella fantasy contemporanea.
(NdD)
Parte quinta - di Lux Interior
Prologo
Trovarsi con la gente del Tarlo era per Lux Interior sempre un
grosso piacere; sia per parlare del Tarlo stesso, come quella sera,
sia - per esempio - per una sana partita a Civilization, un
piacevolissimo boardgame il cui obbiettivo consisteva nello spiegare
agli altri, a partita terminata, la strategia migliore da seguire
la prossima volta per vincere.
Piuttosto svagato mentre il Direttore esponeva le sue idee per il
Tarlo successivo, Lux vagava con la mente in libera uscita, tornando
tra l'altro alla partita della settimana precedente. Alle prese
con la consueta cartina del bacino del Mediterraneo e impegnato a
disporre pedine cretesi per ogni dove, rifletteva sulle dure
necessità di una popolazione rappresentata in
Civilization: doveva far raggiungere agli invero timiducci
cretesi la piena emancipazione sessuale entro il 2500 a.C., prima che
arrivassero gli Achei con tutte quelle strane idee sugli efebi...
Non si accorse del maleficio, né del lampo, né
probabilmente udì i mormorii di meraviglia dei compagni. Si
ritrovò a volteggiare in una cornice assordante di luci e di
colori, frastornato da un suono abbagliante (forse non era proprio
così, ma è successo tanto tempo fa...), mentre un
minaccioso nulla nero e vuoto si avvicinava verso di lui
ingrandendosi sempre di più.
Ebbe solo il tempo di pensare per un attimo fuggente all'omonimo
film (carino, davvero carino) e alla necessità di trovare
penitenze meno psichedeliche per le partite di Civilization,
prima di perdere conoscenza.
Si risvegliò, con sorpresa ma comunque, per quanto detto
sopra, senza conoscenza, in un piccolo appartamento arredato - se ne
accorse con una breve e preoccupata esplorazione - in uno stile
inconfondibilmente futurista; senza scomodare Marinetti e Boccioni
(come centrocampisti non lo avevano mai convinto) era un po' come se
il costumista di Star Trek avesse sposato la sorella aspirante
arredatrice, notoriamente schizofrenica, di Han Solo.
Frugando nei cassetti ed esaminando i suoi indumenti adagiati sul
pavimento - una tuta alla Spazio 1999, per forza sua visto che
lo vestiva a pennello - si rese conto della stranissima situazione in
cui si trovava: tutto lasciava supporre che Lux Interior fosse,
lì, in quella stanza, un agente di una non meglio identificata
Polizia del Tempo!
Già, ma di quale tempo? L'idea lo sconcertava non poco, come
capita a tutti quelli che si ritrovano all'improvviso in un'epoca
perlomeno qualche decennio posteriore alla propria. La testa gli
faceva male, non riusciva a pensare (chi ha detto "Come al
solito?" N.d.R.)... constatatatatatatata l'apparente mancanza di
pericoli in vista e la totale emicrania, pensò di analizzare
con calma la situazione al termine di una buona dormita. Quei
maledetti nottambuli del Tarlo programmavano le serate all'ora
più tarda possibile, altro che civilizzazione!
Ci avrebbe comunque pensato al suo risveglio. Prima di addormentarsi
profondamente, lo colpì un ultimo, decisivo pensiero:
"come faccio adesso ad avvisare mamma?".
E fu notte. Che notte: con zanzare e mosche... ma sul Tarlo non si
può fare pubblicità.
Una giornata di routine al Dipartimento Uccelli di Rovo
(situazioni spiacevoli e spinose) della Polizia del Tempo
Intanto che faceva già mattina
l'agente Lux Interior si svegliava
col mal di testa della sera prima;
la sveglia di consueto torturava
il nostro eroe con quell'orrendo raglio,
come un'intera orchestra ella trillava.
Ma ormai l'agente era abbastanza sveglio
per metter mano alla pistola a raggio
e prepararsi a udire ben di meglio:
eran le dieci del diciotto maggio
quando la sveglia venne fulminata
in guisa di schifoso scarafaggio.
"Bel modo di iniziare la giornata"
pensò l'Interior, mezzo derelitto,
"con una sveglia orribile e stonata,
ma adesso mi butto a capofitto
nel letto e mi faccio una dormita
che d'un sonno così non fu mai scritto".
La macchina del tempo tra le dita
(un modello G2 da comodino)
si preparava come un sodomita
che incomba su un ignaro ragazzino,
per ritornare indietro quanto basta
a ripartir da un lungo sonnellino...
Dopo la siesta e dopo una canasta
dalla Sezione Z fu chiamato
per dimostrare tutta la sua pasta:
"Agente Lux, t'abbiamo convocato"
gli disse il Comandante di Sezione
"per un problema realmente delicato:
si tratta di una grossa distorsione
delle linee del campo temporale
rischiamo tutti l'annichilazione!
Possiamo solo, nello stato attuale
cercar di intervenire un po' alla buona
viaggiando intorno all'era medioevale.
E adesso, Lux, ti dico anche la zona:
situata è nell'Italia, è la Toscana
da Vinci un tal Leonardo è la persona.
Questo signore ha una mania un po' strana:
Prima fa l'inventore, e poi pasticcia
così lo spazio-tempo si sputtana!
Bisogna dirgli ma di che si impiccia?'
dopo di che vaporizzarlo al volo
che non ne resti neanche un po' di ciccia.
E' una missione da eseguir da solo:
se ce la fai verrai ricompensato
dal Beneamato Presidente Colo!"9
Visibilmente poco emozionato
(agente Interior, cuore di titanio)
s'accinge a fare ciò che gli è assegnato:
carica nella macchina l'uranio
al balzo temporale necessario,
gli elettrodi con cura appone al cranio.
Nel tempo viaggiatore solitario
incoccia in una surperturbazione:
povero Lux, finisce nell'Ontario!
Dandosi un po' nervoso del coglione
il nostro eroe si guarda intorno e vede
una tigre dai denti a sciabolone...
"Mannaggia, è la preistoria!" Prende piede
l'idea di un guasto in tutto l'apparato.
Con tutta fretta al posto si risiede;
gli basta un gesto, ed è disintegrato
l'animale feroce e minaccioso
che lo aveva all'inizio spaventato.
"E adesso che si fa con questo coso?
qui rischio di viaggiare fino a notte;
vediamo di rifar la via a ritroso".
Coi pugni sui comandi dà due botte,
Ma la meccanica è un poco fragilina:
riduce le manopole a ricotte.
"Era meglio andar con la benzina
o l'essere sparati da un cannone...
proviamo ancora: forza, piccolina!"
Naturalmente ormai la precisione
del meccanismo troppo maltrattato
si è trasformata in approssimazione...
Sbuffando come un mulo affaticato
la macchina riparte, e poi si spacca
senza rimedio, a viaggio completato.
Il Lux può solo leggere la tacca
del quadrante geografico, e poi sbotta
(oh, niente parolacce: solo) "Cacca!"
la macchina del tempo si è distrutta
ma nel morire ha scelto il luogo giusto,
è proprio la Toscana: "Ci vuol tutta!"
Per rovinar della scoperta il gusto
Basta però leggere la data:
un secolo di errore, almeno. "Cristo!"
Non solo la missione è rovinata
Ma non c'è modo a casa di tornare:
"Per sempre in Medioevo. Che stronzata!
Va beh, cerchiamo allora da mangiare
Cerchiamo qualche mora in qualche rovo
oppure un posto per poter pranzare..."
E trova una locanda. Dentro il covo
la sua uniforme, vista indosso a lui
fa esclamare ad ognun: "Dolce stil novo!"
"La moda d'oggi..." pensa, e dice "Pfui!";
prende del cibo, siede su una sedia:
"Ma come sa di sal lo pane altrui!"
Mentre il pensier di viver lì lo tedia
superba idea gli vien, quasi divina:
"Perché non scrivere una gran commedia?"
"Qualcosa di un po' mistico, in terzina..."
E se ne va, così rimuginando.
Sezione Z ancor lo sta cercando.
Epilogo
Il sommo vate (non D'Annunzio, Dante)
per boschi amava andare in giro spesso
in quanto di Natura grande amante.
Ordunque, un giorno, sai cos'è successo?
Andava passeggiando per un prato,
me lo ricordo come fosse adesso!
Vide uno strano fiore non sbocciato
di colore nerastro, un grosso grumo:
come lui si chinò e l'ebbe toccato
sparì dentro una nuvola di fumo!
Nessuno più lo vide o gli dié ausilio:
la storia parla - e mente - di un esilio...
9Ringraziamo Colo
per la gentile concessione dei suoi diritti di immagine, assicurando
che ogni riferimento a fatti o persone realmente accaduti o che
realmente accadono o realmente accadranno è da considerarsi
puramente casuale.
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