Mi
piace Amazon.com
Vi racconto un aneddoto. Anzi,
due.
Sarà stato un paio d'anni fa
quando ho deciso di comprare un paio di libri per posta
usando Internet. Vedete, ho un bel vantaggio sull'italiano
medio: leggo l'inglese senza nessuna difficoltà. Ne
approfitto e cerco di leggere i libri scritti da autori
anglosassoni in originale. Così, mi sono attaccato al
modem e ho frugato un po' su Internet. All'inizio ho fatto
qualche prova. Ho comprato un romanzo da
WordsWorth, un saggio da
Barnes And Noble , un
fumetto da
Amazon.com (sono i tre
librai più importanti che operano su Internet: i
primi due come aggiunta ai loro negozi fisici, l'ultimo in
esclusiva).
I prezzi sono molto interessanti
(c'è lo sconto del 20% sui prezzi di copertina, che
in America sono già più bassi di quelli
italiani). Certo, bisogna aggiungere le spese di spedizione,
ma se non avete fretta una spedizione con la posta di
superficie (che può richiedere sei mesi) costa poche
lire.
Chi ha fretta ha altre alternative a
disposizione: c'è la costosissima spedizione con
corriere internazionale (di solito DHL), che arriva a
destinazione in 24-48 ore, oppure il sistema WorldMail: per
corriere insieme a mille altri volumi sino ad Amsterdam, da
lì con la posta aerea. Dal 1999 esiste anche la
possibilità di ordinare direttamente in Europa, nel
Regno Unito: la merce arriva per poche lire con la posta
aerea in una settimana circa, ma bisogna pagare l'IVA
inglese che pesa per il 17,5%.
Il cliente ha sempre ragione
Nel maggio 1998 ho fatto per
la prima volta un grosso ordine ad Amazon.com. In
particolare, il mio ordine comprendeva tutti i volumi della
saga di Cerebus. (Che cosa io abbia ordinato conta poco: ma
se siete curiosi cliccate
qui).
Il sistema di ordinazione in linea
di Amazon mi ribatte: "Attenzione, noi dovremo ordinare
questi volumi dall'editore canadese. Saranno necessarie
quattro-sei settimane. Confermi l'ordine?" Io
confermo.
Passano quattro settimane giuste e
mi arriva un messaggio di posta elettronica da Amazon:
"Guarda, i libri dal Canada non sono ancora arrivati. Noi
cominciamo a spedirti quelli che abbiamo già in casa.
Manderemo i fumetti non appena arrivano: con le spese di
spedizione a nostro carico." Ma che cari, penso io: questa
sì che è attenzione al cliente.
Passano altre due settimane e mi
arriva un altro messaggio di posta elettronica: "Ci sono
arrivati i libri dal Canada, ma ne manca uno. Noi cominciamo
a spedirti questi. L'ultimo te lo manderemo non appena ci
arriva. Naturalmente, con spese di spedizione a nostro
carico." Ragazzi, questi sì che ci sanno
fare.
Arriva agosto. Io sono in ferie e mi
divoro, uno dopo l'altro, tutti i libri che ho accumulato
durante la brutta stagione. Finisco così il terzo
volume della serie di Cerebus: il quarto non c'è, ma
il quinto è lì, tentatore. Hm. Vabbeh, mando
una e-mail ad Amazon: "Carissimi, io sto sempre aspettando
un volume. Mi sa che c'è stato un disguido e vi siete
dimenticati di mandamelo. Normalmente non ci farei caso, ma
questa volta si tratta di una serie, capirete, e voglio
sapere come va a finire..." Spedisco il messaggio la sera di
venerdì 14 agosto.
Mi rispondono a mezzogiorno di
sabato 15 agosto. "Siamo mortificati. Effettivamente
c'è stato un disguido. Non si ripeterà. Adesso
ci procuriamo quel libro in fretta e poi te lo spediamo con
corriere internazionale, naturalmente a nostre spese. Tante
scuse".
La e-mail successiva è stata
inviata (giuro!) a mezzogiorno di domenica 16 agosto.
"Spedito."
Gulp.
Lunedì 17 il signor DHL in
persona (più o meno) citofonava a casa mia e cercava
di consegnarmi il quarto volume della serie di Cerebus. Io
naturalmente stavo al mare e ho messo le mani sul libro solo
una settimana più tardi.
C'è bisogno di dire che sono
stato conquistato, anima e corpo?
Il secondo aneddoto
Amazon.com
adesso vende anche dischi e videocassette.
"Hah", penso io, "io ascolto solo
musica italiana, cosa vuoi che me ne importi."
Però, chissà...
proviamo un po'. Mi collego e digito: "Francesco Guccini".
VRAM! Amazon mi spara a video la discografia completa del
cantautore pavanese. Sogno o son desto? Vediamo un po'.
Seleziono Amerigo.
12 dollari e 45, mi dice il sito di Amazon. Eeeh? Ma siamo
folli? L'hanno ristampato in America a un prezzo inferiore
che in Italia?
Guardo bene. "Disco di importazione.
Sono richieste due-tre settimane per riceverlo". Controllo
gli altri dischi. Quelli più recenti costano qualcosa
di più, ma pur sempre meno, al cambio, di 30.000 lire
l'uno.
La morale? D'ora in poi quando
dovrò comprare un disco italiano lo farò
esportare in America e poi re-importare in Italia. Mi
costerà meno così...
Qualche considerazione
Gli italiani sono, per cultura e natura, dietrologi.
Chiariamolo subito: no, Amazon.com non sapeva che sono un
giornalista. Non ne aveva modo - e comunque dubito che
avrebbe fatto differenza, perché gli americani una
cosa almeno hanno di buono: trattano i giornalisti come
gente qualsiasi, e non come spocchiosi semidei scrocconi
(ciò che accade in Italia).
Un altro chiarimento: no, non ci guadagno nulla a parlar
bene di loro. Per dirla tutta, Amazon riconosce una
percentuale sulle vendite ai proprietari dei siti che fanno
riferimento al loro sito. Se, per esempio, uno di voi
lettori clicca su un link
come questo e poi acquista
un libro, Amazon si offre di girarmi il 5% del prezzo di
copertina. Il che, a conti fatti, vuol dire che potrei
guadagnare anche novanta centesimi (il prezzo medio di un
libro è di 18 dollari). Poiché gli italiani
leggono poco, e ancor meno in inglese, poiché le
banche si intascano una cifra spaventosa per incassare un
assegno in valuta straniera, dubito che mi arricchirò
in questo modo e sono certo che avrei guadagnato molto di
più se avessi impiegato questo paio d'ore scrivendo
un articolo per una rivista cartacea.
No, questo articolo l'ho scritto davvero perché sono
francamente impressionato e perché mi pare giusto che
un racconto del genere venga scritto.
La prima conclusione è ovvia
e inevitabile: i venditori italiani, tutti, devono darsi una
mossa e imparare che il cliente ha davvero ragione. Davvero
sempre. Prima o poi arriverà Amazon.it (sono facile
profeta: la compagnia ha appena lanciato
Amazon.co.uk nel Regno Unito
e Amazon.de
in Germania) e a quel punto immagino che non metterò
più piede in una libreria italiana nemmeno per
sbaglio.
La seconda è più
sottile, ma devo premettere che non è farina del mio
sacco. La disintermediazione è inevitabile.
Noi oggi acquistiamo una gran quantità di merce
attraverso intermediari: il concessionario che mi ha venduto
l'automobile è un intermediario, così come il
mio assicuratore. Tutta questa gente si troverà senza
lavoro, è solo questione di tempo (e neppure molto)
prima che tutti i consumatori si accorgano che possono
spuntare prezzi migliori saltandoli e trattando direttamente
con produttori e grossisti. Magari via Internet, ma non
è indispensabile: ho sentito di gente che ha pagato
pochissimo l'automobile consorziandosi con amici e
conoscenti e ordinandone una trentina direttamente alla casa
produttrice...
Qualcosa si sta già muovendo: pensate alle compagnie
di assicurazione che operano via telefono.
Gli unici intermediari che sopravviveranno sono quelli che
offrono valore aggiunto alla vendita. (Mostrarmi l'auto nel
salone non è valore aggiunto, è una
banalità). Valore aggiunto significa aggiungere
consulenza, assistenza e personalizzazione. Per esempio,
vendermi un mobile e mandarmelo a casa completo di
architetto che ne cura la disposizione e di falegname per
spostare uno scaffale se ce ne fosse bisogno.
La terza è scontata ma non
meno importante. Il commercio elettronico ha un gran futuro.
Ci si entra con investimenti modesti (io ho realizzato,
tutto da solo, il catalogo elettronico in linea per tre
aziende; non ci ho nemmeno messo molto) e si ha tutto il
mondo a portata di mano.
Dubbi? Vi faccio qualche cifra. Il commercio elettronico su
Internet ha fatturato un miliardo di dollari nel 1996. Le
stime per l'anno in corso sono di otto miliardi di dollari.
Le stime di Forrester Research (la maggiore società
del ramo) per il 2002 erano, sino alla settimana
scorsa, di 254 miliardi di dollari. Adesso sono di 1.500
miliardi di dollari.
Amazon.com piace non solo a
me
Le azioni di Amazon sono cresciute
così tanto nell'ultimo anno che la società
è valutata sei miliardi di dollari in borsa. Le
azioni sono tanto cresciute che il consiglio di
amministrazione, questa settimana (per me che scrivo alla
fine di novembre 1998) ha deciso di emetterne tre piccole in
cambio di ciascuna di quelle originali ormai troppo
costose.
Mi prenderei a schiaffi: potevo
immaginarmelo eppure non ne ho acquistata nemmanco
una.
Nel fondo del mio cuoricino resto un
piccolo programmatore, anche se gioco a fare l'analista.
Ecco perché ho perso dieci minuti per creare un
modulo
per Sherlock. Se usate Mac
OS 8.5 potete scaricarlo (pesa meno di 2 kB) e usarlo per
cercare libri e dischi nel catalogo della filiale inglese
Amazon.co.uk.
Articolo originale
scritto per www.accomazzi.net il 4 novembre 1998.
Ultima revisione 17 marzo 2000
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