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Apple Music Store

Segni di intelligenza sembrano provenire da un pianeta che sino a poche settimane fa ne sembrava assolutamente privo. No, questo non è un articolo di astronomia o di un romanzo di fantascienza: semplicemente, le cinque grandi case discografiche sembrano aver trovato una soluzione tecnologica ai problemi che le attanagliavano.
Poche settimane fa noi scrivevamo (http://db.accomazzi.net/TarticoliI1196.html) che BMG, Warner, Universal, Sony Music ed EMI stanno attraversando tempi difficili — a loro dire a causa della pirateria: troppo facile per un qualsiasi ragazzino squattrinato farsi una copia di un CD musicale prestato da un amico. I discografici avevano provato a proteggere i CD con tecniche anticopia, denunciare i singoli consumatori (compresi i ragazzini) sorpresi con le mani nella marmellata e lanciare commercio elettronico su Internet dei loro dischi — usando formati non standard pesantemente protetti e offrendo ciascuna solo parte del proprio catalogo.
Il deus ex machina che sembra aver risolto ogni problema si chiama Steve Jobs. Costui è sia amministratore delegato di Apple Computer, una delle maggiori industrie informatiche al mondo, sia a capo di Pixar, la casa che ha prodotto i cartoni animati Toy Story, Bug’s life e Monsters & Co. Forse facendosi forte di quest’ultimo titolo, (“dobbiamo aiutarci tra noi titolari del diritto d’autore”), Jobs ha approcciato i discografici. Ha ottenuto da ciascuno diritti non esclusivi di rivendita: oltre duecentomila canzoni in tutto. Apple Computer a questo punto ha messo a punto un delizioso programma che permette di ascoltare gratuitamente una anteprima di ciascun brano — trenta secondi — e consente poi di acquistarlo con un singolo click. Il formato del brano che si scarica è lo AAC, uno standard superiore per qualità allo MP3 che va per la maggiore su Internet. L’acquirente può travasare il brano acquistato su un massimo di tre calcolatori più il lettore digitale portatile di Apple, il “primo dela classe” iPod, e gli è anche consentito di inciderlo su un comune CD audio. Il prezzo è onesto: novantanove centesimi di dollaro per una singola canzone, dieci volte tanto per un album intero.
I discografici dapprincipio vedevano l’iniziativa come un interessante esperimento, e gli esperti del settore come una iniziativa di dubbio esito. Per prudenza, le cinque grandi case hanno concesso diritti solo per gli Stati Uniti d’America (lo Apple Music Store non vende, per ora, a noi europei), solo per un anno e solo per gli utenti dei calcolatori di casa Apple, i Macintosh: sono per ora esclusi i PC basati su Windows. Discografici ed esperti sono però rimasti a bocca aperta quando hanno conosciuto i primi risultati: Apple ha venduto due milioni di canzoni in due settimane. È il quadruplo di quanto tutti gli altri negozi di musica Internet al mondo vendono in un anno; è anche il quadruplo delle più rosee previsioni delle majors, secondo le franche dichiarazioni di Doug Morris, amministratore delegato della della Universal. Il rinnovo del contratto e la estensione del servizio a Windows e all’Europa è certo: solo questione di tempo.



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