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Un’idea del cavo(lo)

Mi guardo intorno, su questa scrivania invasa come al solito di fogli, CD o oggettistica assortita. (Legge di Murphy delle scrivanie: non esiste una scrivania troppo grande e neppure una scrivania larga a sufficienza. Io credo che una scrivania immacolata e libera da carte sia prova provata che il suo proprietario in realtà non fa nulla tutto il giorno).
Sulla mia scrivania vedo una pletora di oggetti che contengono un microprocessore. Ci sono il Mac, naturalmente, e il PowerBook. Tutte le periferiche, questo era scontato. Ma non dobbiamo dimenticare hub, router, cellulare, segreteria telefonica, due telefoni e un piripicchio.
“Piripicchio” è il nome che in famiglia abbiamo assegnato a un affarino che sulla carrozzeria porta impresso il nome pomposo di “voice organizer”. Premendo un pulsante posso registrare un appunto -- per esempio, “scrivere il clipboard di questo mese prima che Enrico Lotti bussi alla porta di casa con un machete in mano” -- e aggiungere ordini a voce.


Il Mac mi fa il filo

Dietro alla scrivania c’è il solito paciugo di cavi, cavetti e cavonzoli. Guardate dietro alla vostra, moltiplicate per due e aggiungete una complicazione: ogni spesso io devo staccare un qualche pezzo del Mac, portarmelo da un cliente e poi riattaccarlo la sera. In vita mia ho visto piatti di spaghetti più ordinati.
Regola numero uno: i cavi vengono prodotti in due misure, quelli troppo corti e quelli troppo lunghi. Se domani Apple se ne esce con un Mac che funziona senza neanche un cavo, neppure quello dell’alimentatore, ma che costa dieci milioni e che monta un processore da 8 MHz, io me lo compro subito.
Regola numero due: le cose che dovrebbero avere un cavo non ce l’hanno. Sto parlando di cellulare, segreteria telefonica, telefoni e piripicchio.


Voglio un orologio solo

Quando scatta l’ora legale io perdo due ore. La prima perché la regola vuole che le lancette vengono portate in avanti, la seconda perché io devo fisicamente portare in avanti tutte le lancette, vere o virtuali, di tutti gli orologi di casa. Compreso il computer, il piripicchio, il videoregistratore, il decoder sat, il condizionatore e il cellulare.
Ma perché tutti questi baracchini non si parlano tra di loro e si mettono d’accordo? Stabiliamo arbitrariamente che l’ora esatta è quella del Mac (ché usa il pannello di controlo Data e Ora per sincronizzarsi via Internet con un orologio atomico -- bella idea, mamma Apple). Io voglio che tutti gli altri demonietti domestici si facciano dare l’ora dal Mac.
Fosse solo un problema legato all’ora legale, sopporterei. Ma...


Voglio una sola base dati

Tutti i demonietti dovrebbero comunicare tra di loro. È assurdo che io debba introdurre i numeri di telefono più chiamati nel cellulare, nel Mac e nella memoria del telefono da tavolo, ma è quello che accade. I promemoria degli appuntamenti dovrebbero transitare automaticamente dal piripicchio al Mac e viceversa; già che ci sono, dovrebbero finire sul mio sito web in un’area riservata, in modo che io possa consultare la mia agenda attraverso il computer di un amico anche se ho lasciato il PowerBook a casa. Non ci vuole niente, tecnicamente, perché tutti i demonietti hanno un microprocessore e una forma o l’altra di connettore per la comunicazione. Però non comunicano. Mi dicono che di recente è stata fondata una santa alleanza (membri: Ericsson, Motorola, Sun, Psion), chiamata Synergy, che ha pressappoco questo scopo in mente. Speriamo.


Sassolini e macigni

Se questa volta vi ho annoiato scusatemi: dipenderà dal fatto che le vacanze, che per voi sono appena trascorse, per me che scrivo devono ancora arrivare. Vi dovrete però sorbire le mie lagne anche il mese prossimo. Adesso che mi sono tolto dalle scarpe questo sassolino ho in mente di parlarvi di un macigno: la sicurezza in rete.