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Overclock

La scheda madre di un Macintosh funziona come una orchestra. Ciascuno dei circuiti integrati (le scatoline nere con piedini di metallo) è un suonatore; il direttore d’orchestra è un oscillatore al quarzo. Lo si distingue perché ha l’aspetto di una scatolina argentata. Se il direttore di una orchestra aumenta il tempo, tutti i suonatori lo seguono e la musica risulta accelerata: similmente, è possibile costringere l’oscillatore ad accelerare e in questo modo tutto il sistema diventerà più veloce. Questa modifica viene chiamata “overclocking”, termine inglese che dà l’impressione di un orologio che batte più in fretta del dovuto.


Come si fa?

L’overclocking può venire realizzato in due modi distinti: aumentando la velocità del solo processore oppure quello dell’intera piastra madre (processore, memorie, bus PCI, circuiteria che pilota i dischi e altri circuiti). Ovviamente la seconda soluzione offre prestazioni superiori, perché nel primo caso il processore più veloce probabilmente perderà tempo ad attendere che gli altri componenti, più lenti, gli forniscano i programmi e i documenti da elaborare. La seconda soluzione è però anche la più rischiosa, perché sforza al di là dei loro limiti molte decine di individui (tutti i circuiti) e non solo quello più importante.
In un Power Macintosh G3, l’overclocking è facilissimo: sarà forse per questo motivo che in questo periodo si parla spesso di come realizzarlo, su Internet e su alcune riviste. Se apriamo il computer e guardiamo la sua piastra madre vedremo facilmente due gruppi di interruttorini coperti da una etichetta rossa che dice pressappoco “attenzione, la manomissione comporta automaticamente la perdita della garanzia”. Il primo gruppo pilota la velocità del processore PowerPC, il secondo regola la velocità della intera piastra madre. Basta così spostare un selettore per ottenere l’overclocking.
Sui Macintosh precedenti l’overclocking è questione molto più complicata: bisogna sostituire il quarzo (che è spesso saldato) per forzare la piastra madre; oppure smontare il processore e rimontarlo su un “moltiplicatore di oscillatore” se si desidera l’overclocking del solo PowerPC.


Cosa può andare storto?

Sin qui, l’overclocking sembra un’ottima idea. A chi non farebbe piacere un calcolatore più veloce? L’overclocking però nasconde molti pericoli potenziali: quella etichetta rossa non è stata messa lì per caso. Per ottenere un modesto margine di guadagno noi dovremo sforzare i componenti del nostro computer a lavorare al di sopra delle loro specifiche. È un po’ come salire in sei su un ascensore dove la targhetta dice “massimo quattro persone”: probabilmente l’ascensore ce la farà, ma non vale forse la pena di salire in due turni?
I possibili risultati dell’overclocking sono parecchi.
• Un computer più veloce. Succede, specialmente se la forzatura è ridotta (per esempio, costringendo un G3/233 a viaggiare a 266 MHz). I processori e i circuiti “nati bene” sopportano lo sforzo aggiuntivo.
• Un computer instabile. Qualcosa va storto in maniera subdola: per esempio, il calore aggiuntivo - che si genera inevitabilmente quando la velocità sale - finisce per causare un errore di calcolo nel processore (qualcosa come 0+0=1). Risultato: il Mac va in bomba o si blocca spesso.
• Morte e dannazione: è perfettamente possibile che un circuito integrato “nato male” ceda sotto lo sforzo. Anche riportando il sistema alla normalità non funzionerà più. È una caso raro, ma non rarissimo.


Ne vale la pena?

Chi scrive sconsiglia fortemente a tutti di cedere alla tentazione dell’overclocking. I risultati sono comunque marginali (è assai difficile ottenere un miglioramento prestazionale di più dell’8% circa) e i rischi sono altissimi. Non si è mai certi che l’overclocking stia funzionando perfettamente; i nostri dati sono sempre a rischio; quando il computer si blocca non si può sapere se la colpa sia dell’overlocking o se sarebbe successo comunque.
Gli ingegneri elettronici, inoltre, spiegano che l’overclocking provoca sempre un fenomeno chiamato “elettromigrazione”. Sotto la spinta del clock più elevato si generano forti campi elettrici che spostano lentamente gli atomi metallici all’interno del processore. Nelle microscopiche piste che si trovano, a milioni, dentro al processore gli atomi collidono nelle curve brusche, come automobilisti che sbandano e finiscono fuori strada. Si generano così “baffi” di metallo, come stalattiti e stalagmiti in una caverna, che prima o poi finiranno per collidere: a questo punto il corto circuito distruggerà la funzionalità del processore. Insomma, è certo che la vita del processore verrà significativamente ridotta, anche se nessuno scienziato può dire di quanto tempo.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.