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Occhio al monitor

Quando acquistiamo un nuovo calcolatore, spesso il monitor è il componente al quale dedichiamo minor attenzione. Eppure sfruttiamo ogni altro componente dell’elaboratore solo per una frazione del tempo, mentre il monitor assorbe in permanenza lo sguardo.
Ecco tutte le considerazioni da fare a proposito del più importante compagno di un Macintosh.


Sigle ed accessori

Sino a non molti anni fa, gli utenti collocavano una specie di schermo davanti al proprio monitor. Lo scopo: polarizzare i raggi luminosi in uscita dal tubo catodico e limitare il flusso di radiazioni. L’efficacia di questi dispositivi è sempre stata dubbia, mentre è innegabile che i monitor moderni non ricevono alcun beneficio da dispositivi del genere. Tutti i produttori oggi creano apparecchi che sottostanno alle rigidissime norme svedesi chiamate MPR II, per il contenimento delle radiazioni e dunque la tutela degli occhi. Questo è un buon motivo per preferire un prodotto nuovo all’usato.
Quando si compra un monitor nuovo, dunque, meglio accertarsi che il modello scelto rispetti le norme svedesi: ma non basta. Una importante caratteristica del monitor è la cosiddetta “frequenza di rinfresco”, ovvero quante volte al secondo il monitor ridisegna l’immagine. Una frequenza maggiore implica una immagine che non sfarfalla ed è più riposante per l’occhio. Quasi tutte le televisioni, per esempio, rinfrescano l’immagine solo cinquanta volte al secondo (in sigla, 50 Hz), ed è per questo motivo che le mamme, da sempre, insistono perché i bimbi non siedano dinanzi al televisore. Con il monitor, ovviamente, non c’è altra scelta che collocarsi a pochi centimetri, e quindi è opportuno fare il possibile per godere di una frequenza elevata (sopra quota 66 Hz si sta benino, 75 Hz è decisamente buono e 100 Hz eccellente). Chi usa una versione recente di Mac OS può controllare la frequenza di rinfresco del suo monitor usando la Striscia di controllo, come si vede in figura. Spesso la Striscia offre più scelte che sono apparentemente equivalenti: in questi casi dobbiamo sempre selezionare le opzioni scritte in stile normale, evitando invece quelle in corsivo. Tra le opzioni scritte normalmente è sempre preferibile quella con il valore in Hz più alto: in questo modo i nostri occhi arriveranno molto più riposati alla fine della giornata.
Se avete un monitor non nuovissimo e non usate la striscia di controllo, fate una semplice prova: a calcolatore acceso provate a fissare un punto alla destra del cinescopio. Con la coda dell’occhio noterete che l’immagine del monitor non è stabilissima. Se lo sfarfallio è notevole, prendete in considerazione l’opportunità di passare a un monitor migliore.


La striscia di controllo, un componente di Mac OS, ci informa della frequenza con la quale il monitor rinfresca l’immagine: tanto più il numero è alto, tanto meglio si trovano i nostri occhi.

Le tecnologie

Storicamente, i monitor migliori sono sempre stati quelli di marca Sony. La casa giapponese ha sviluppato una tecnologia per il tubo catodico, chiamata Trinitron, che offre schermi piatti e immagine nitidissima, e l’ha commercializzata (a prezzi relativamente più alti) sia col proprio nome che tramite altre case — per esempio, i migliori monitor Apple usano Trinitron. I Trinitron sono ancora la miglior scelta sul mercato, ma le case concorrenti non sono certo rimaste immobili a guardare. I monitor di tecnologia Diamondtron, di Mitsubishi, sono cloni dei Trinitron. I monitor di tipo “a maschera” (shadow mask) o “a griglia” offrono una qualità molto vicina a quella del Trinitron. Infine, anche i monitor tradizionali (detti anche “tridot”, perché ci sono tre punti di colore differente molto vicini per formare un pixel luminoso sullo schermo) oggi hanno una qualità assolutamente accettabile; ragion per cui vale la pena di fare un confronto anche sul prezzo prima di decidere.
Un’altra caratteristica dei monitor alla quale spesso si dà molta importanza ma che in realtà non è vitale quanto si pensa è la densità dei punti sullo schermo, o “dot pitch”. Un tipico monitor per calcolatore è caratterizzato da un dot pitch compreso tra 0,26 e 0,28: è vero che un valore più basso indica uno schermo più nitido, ma è altrettanto vero che valori ancora più bassi di questi non produrrebbero miglioramenti sensibili, e anzi avrebbero forse un effetto opposto.


Più grande, meno nitido

Un monitor 17 pollici gode di una migliore qualità d’immagine in confronto ai suoi “fratelli maggiori” di 21. Il motivo è la reale limitazione della tecnologia del tubo catodico che fa sì che colori brillanti, contrasto, illuminazione e nitidezza siano molto più difficili da ottenere alle grandi dimensioni. Così, è più facile acquistare un monitor 17” secondo caratteristiche e convenienza di prezzo senza per questo rimetterci in qualità d’immagine.


Nitido come il cristallo

Negli ultimi anni, i produttori di monitor hanno introdotto sul mercato una nuova tecnologia, radicalmente diversa da quelle tradizionali perché non fa uso del tubo catodico. I monitor a cristalli liquidi (o LCD) sono stati inizialmente prodotti e studiati per i computer portatili. Oggi sono disponibili anche per i computer da tavolo.
I monitor LCD offrono una serie innegabile di vantaggi rispetto a tutti i loro avversari. Si comincia con il peso e la dimensione: il monitor LCD è, come sanno tutti quelli che hanno visto un computer portatile, ultrapiatto. Uno schermo LCD per computer da scrivania misura tipicamente sei-otto centimetri di profondità, contro i quaranta di un monitor con tubo catodico. Per lo stesso motivo, il peso è molto minore: i monitor di valore, come quelli che recensiamo nella tabella di queste pagine, pesano tipicamente tra i quindici e i trenta chili; uno schermo LCD con la medesima risoluzione pesa circa cinque chili.
Ma non è finita qui. Un tubo catodico proietta un fascio di elettroni dalla sua estremità più lontana contro il lato piatto; gli elettroni eccitano i fosfori che sono posizionati contro il vetro e li rendono luminosi, ma per lo stesso motivo generano campi magnetici e raggi elettromagnetici che potrebbero essere nocivi alla salute. I monitor LCD invece non irraggiano per nulla: nel loro caso troviamo semplicemente una fonte di luce (una piastra luminosa) che viene filtrata dai cristalli colorati per generare una immagine visibile sul cristallo.
Ultimo vantaggio: un monitor LCD presenta un consumo di energia di circa 33 watt: un terzo di quello di uno schermo tradizionale.
Per tutti questi motivi, ci si aspetta che nei prossimi dieci anni i monitor LCD rimpiazzino completamente gli ingombranti monitor, discendenti dei televisori, che oggi troneggiano sulle nostre scrivanie. Ma non tanto in fretta, e per un ottimo motivo: i monitor LCD da quindici pollici hanno prezzi sopra ai due milioni, mentre gli schermi Tridot da diciassette pollici (che offrono la medesima risoluzione a video) oscillano attorno al mezzo milione di lire.


Quanti sono quattordici pollici?

La dimensione dei monitor, come quella dei televisori, è solitamente espressa in pollici. Alla complicazione causata dall’unità di misura non standard se ne aggiunge un’altra: è molto ambigua la corrispondenza tra la misura indicata dal produttore e quella reale.
Per esempio, prendiamo i monitor da 15 pollici, oggi i più diffusi. Calcolatrice alla mano, scopriamo che 15 pollici equivalgono a 38 centimetri, ma difficilmente riusciremo a misurare così tanto in un monitor di questo tipo. I costruttori, infatti, propagandano la lunghezza della diagonale del tubo catodico, misurata a partire dagli spigoli che sono normalmente coperti dalla plastica della carrozzeria.
Nella tabella di queste pagine, dove presentiamo i monitor da diciassette pollici e oltre commercializzati per Macintosh, abbiamo cercato di indicare la vera dimensione dell’immagine in pollici, per ciascun modello. Abbiamo così scoperto che un monitor “da diciassette pollici” offre in realtà un area visibile compresa tra i 15,7 e i 16,1 pollici.


Multisync, che cos’è?

Normalmente, un monitor da 15 pollici viene usato per visualizzare 832 per 624 punti, un ampio 17 pollici ne ottiene 1024 per 768, e un grande venti pollici raggiunge quota 1280 per 1024 punti. Nel nostro Paese i primi sono i più diffusi, i secondi (che permettono di visualizzare per intero un foglio di carta A4) sono appannaggio dei fortunati, e gli ultimi sono tipicamente riservati a grafici ed impaginatori.
Tutti i monitor moderni offrono però una opzione interessante, a patto di non abusarne: la capacità di cambiare risoluzione (numero di punti). Per esempio, potremmo avere un monitor 14” che può venire regolato per mostrare 800 per 600 pixel, o un 17 pollici capace di gestire tutte e tre le risoluzioni menzionate in precedenza. Il nostro consiglio è di usare questa caratteristica con parsimonia: quando aumentiamo la risoluzione del monitor, la sua frequenza di rinfresco (di cui abbiamo parlato in precedenza) diminuisce. In pratica, le risoluzioni maggiori sono inutilizzabili se non vogliamo affaticarci la vista.
Chi usa un Macintosh dovrebbe sempre ricordare che ha una alternativa alla sostituzione del monitor, e cioè l’affiancamento: una delle caratteristiche superiori di Mac OS rispetto a Windows ‘95, infatti, è la possibilità di utilizzare due monitor contemporaneamente, come se fossero un unico monitor più grande.


Il monitor invecchia

Quando un monitor basato su tubo catodico invecchia, le sue caratteristiche fisiche cambiano. Il colore dei punti cambia, (vira di solito verso il rosso, perché i fosfori rossi di solito invecchiano più lentamente, ma non sono inusuali casi di monitor che tendono all’azzurro o al verde). Inoltre, lo schermo diviene meno luminoso: e questo è un difetto che dobbiamo aspettarci anche dagli schermi LCD.
Se siete amanti del fai-da-te potete tentare un riallineamento del colore. Aprendo la carrozzeria del monitor dovreste trovare un gruppo di sei manopoline che permettono di rinforzare i tre colori fondamentali, due a testa (delle due, una si chiama “gain” e l’altra “driver”). Abbassate la luminosità al minimo usando il comando usuale, sul frontalino. Noterete così quale sia il colore dominante. Intervenite allora sulle manopole “gain” dei colori meno visibili, aumentandole leggermente sinché quello che a video dovrebbe essere bianco diviene veramente bianco. Attenti a non intervenire però sulle manopole (di solito due, separate dalle prime e marcate Conv. Horiz. e Conv. Vert) che gestiscono lo scorrimento orizzontale e verticale: sono molto difficili da rimettere a posto correttamente.


A ciascun monitor la giusta risoluzione

Molti monitor 17” danno la possibilità di settare la risoluzione fino a 1.280 x 1.024 dpi. Ma che farsene di tale avanzata opzione se poi la grandezza dello schermo a 17” ne limita le dimensioni di proiezione? Il risultato è un’immagine sì nitida, ma anche poco apprezzabile nei dettagli perché visualizzati in dimensioni troppo piccole. Ecco qualche consiglio per una migliore resa.
 MonitorRisoluzione 14" 15" 17" 20"640 x 480 O O S S800 x 600 A O O S832 x 624 A O O S1.024 x 768 NR A O O1.280 x 960 NR NR A O1.280 x 1.024 NR NR A O1.600 x 1.200 ? ? NR A1.600 x 1.280 ? ? NR A
Legenda: O= ottimale; S= sgranato; A= accettabile; NR= non raccomandabile


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