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Alla luce di uno scanner

Supponiamo che vogliate pubblicizzare sul vostro sito Web un nuovo prodotto; o che stiate preparando un curriculum vitae diverso dal solito e brillante; o che dobbiate presentare un po’ di facce nuove sull’opuscolo aziendale, o che stiate scrivendo un libriccino sulla pittura del Rinascimento. Si sa che le immagini parlano da sole quindi l’unico problema è in che modo inserirle nel vostro progetto.
Per molti la soluzione è uno scanner piano a colori. Questi apparecchi da scrivania possono trasportare nel vostro Mac foto, illustrazioni e perfino testo. Anche se non offrono la mobilità delle fotocamere digitali, sono versatili. Facile comprendere la crescente richiesta di scanner da scrivania di buona qualità e a buon prezzo — se si considera la potenza dei più recenti Mac. Le prestazioni delle nuove stampanti ink-jet che realizzano il sogno di stampe a colori belle ed economiche si aggiungono a quelle dello scanner, trasformando un Mac nella miglior stazione per il trattamento dell'immagine e della foto che si possa possedere.


O va piano, o si trascina

La caratteristica più importante di uno scanner è, ovviamente, la qualità delle immagini che lo scanner restituisce. Si parla di risoluzione dello scanner, e la si misura in punti per pollice. Tutti gli scanner in commercio hanno una risoluzione sufficiente per chi deve catturare immagini da mostrare sullo schermo: come gli sfondi scrivania di Mac OS, o le immagini per una presentazione a video, o le schermate di un CD multimediale. La risoluzione diventa importante per chi elabora sul computer un documento che andrà stampato e riprodotto: come una rivista, un volantino, un manifesto pubblicitario. In questi casi di solito 300 dpi bastano, ma 600 sono meglio. Solo le testate di alta qualità, come le riviste patinate di arte, richiedono risoluzione ancora superiori.
Gli scanner sono di due tipi: ci sono gli economici modelli a trascinamento e i più professionali scanner piani. Il primo tipo assomiglia a un fax: il foglio viene infilato in una fessura, e due rulli di gomma lo trascinano; alla fine il foglio viene sputato dal lato opposto. Gli scanner piani assomigliano a una fotocopiatrice: si alza un coperchio, si deposita il foglio a faccia in giù contro un piano di vetro, si chiude il coperchio: in questo caso è il sensore di lettura che si muove, mentre il foglio resta fermo. È facile immaginare che uno scanner piano è più preciso, e restituisce le immagini senza distorsioni.
Tutti gli scanner moderni catturano immagini con milioni di colori. Alcuni sono più fedeli nella gamma dei colori e altri un po’ meno, però.


Dettagli, dettagli

Che siano di fascia alta o bassa tutti gli scanner lavorano essenzialmente allo stesso modo. Una sorgente luminosa illumina il documento in modo che le ottiche dello scanner (il suo insieme di lenti e specchi) possano “vederlo”. Negli scanner piani, un meccanismo di trasporto muove il gruppo delle ottiche e della luce sul documento proiettando l’immagine, linea dopo linea, sui sensori ottici che la trasformano nella sequenza di puntini colorati che voi vedete e modificate sul monitor. Negli scanner a trascinamento viene spostato il foglio mentre le lenti restano fisse. Ciò che distingue uno scanner eccellente da uno mediocre sono principalmente la qualità dei componenti e il progetto nel suo complesso.
La capacità di uno scanner di distinguere minimi dettagli dipende in parte dal numero di punti per pollice (in sigla dpi, dall’inglese dot per inch) che i suoi sensori possono catturare, cioè dalla sua risoluzione ottica.
Gli scanner in commercio offrono una risoluzione ottica compresa tra i 300 e i 4.800 dpi. Una bella differenza, che si trasforma in una gamma di prezzi compresa tra le cinquecentomila lire e i trenta milioni.
I produttori di scanner parlano di risoluzione indicando valori come “300 dpi in orizzontale e 600 dpi in verticale”. È un mezzo imbroglio: quando acquistiamo noi dobbiamo considerare solo il primo valore, che è sempre il più basso. A volte il produttore aggiunge un valore ancora più alto e aggiunge qualcosa del tipo “con l’interpolazione, 1200 dpi”. Questo è un imbroglio bello e buono. Interpolazione significa che lo scanner fa diventare l’immagine più grande e voluminosa, ma non più nitida: per esempio, quando trova un punto nero seguito da un punto bianco mette sempre nel mezzo un punto grigio.


Quota 1200

Anche trecento dpi sono più che sufficienti per molti lavori. In effetti, sulle riviste spesso si vedono pubblicate immagini a soli 150 dpi, che un esperto del settore riconosce ma che per un profano sono perfettamente accettabili. Una risoluzione ottica maggiore è importante per ingrandire piccoli originali, digitalizzare immagini al tratto o stampare con apparecchiature ad alta risoluzione. Se queste possibilità non vi occorrono, perché dovreste spendere di più per averle?
C’è un’altra ragione per cui una risoluzione ottica più alta non garantisce maggiori dettagli. Così come non potete ricavare foto nitide da una macchina fotografica con lenti sfocate, neanche con una pellicola ad alta sensibilità, così non potete ottenere buoni dettagli da uno scanner ad alta risoluzione ma con ottiche scadenti. Ottiche e meccanismi di trasporto economici mantengono bassi i costi, ma limitano anche la qualità dell’immagine.


Trenta bit di violenza

Nello sforzo di ottenere colori più accurati, i produttori costruiscono scanner che catturano più colori. Uno scanner a 24 bit cattura 8 bit (256 livelli) di ciascuna componente cromatica, rossa, verde e blu, per un totale di 16,7 milioni di colori; uno scanner a 30 bit, con 10 bit (1.024 livelli) per colore primario, cattura in totale più di un miliardo di colori. Eppure il nostro Mac non può rappresentare più di 16,7 milioni di colori e pochi scanner a 30 bit producono immagini finali con più di 24 bit. Allora a cosa servono i bit in più? Semplice: l’ultimo paio di bit di ciascun colore tende a essere inaccurato; perciò se aumentiamo il numero dei bit dello scanner, il suo software può scartare gli extra e produrre 24 bit più precisi.
Semplice, in teoria. La differenza sta nel modo in cui le tavole di riferimento del colore di ciascuno scanner traducono in immagine digitale ciò che le ottiche leggono. Se le tavole non sono accurate, i bit in più servono solo a dare più colori sbagliati.


Tempo al tempo

Nitidezza e colori accurati sono certamente le più importanti delle prestazioni di uno scanner, ma anche la velocità conta. Tempi lunghi di anteprima e di scansione rallentano la produzione.
Quando catturiamo una immagine noi chiediamo allo scanner di offrirci una anteprima in bassa qualità, grossolana. Osservando l’anteprima riconosciamo la parte della pagina che ci interessa catturare (spesso ci serve solo un dettaglio e non tutto quello che sta sul foglio), e la inquadriamo. Sempre durante l’anteprima effettueremo una prima, grossolana calibrazione del colore e sceglieremo la qualità della cattura. Uno scanner da 1.200 dpi, infatti, può tranquillamente lavorare a risoluzione più basse. Se stiamo passando allo scanner una immagine destinata al Web, e cioè allo schermo del computer, potremmo addirittura scegliere di limitarci a soli 72 dpi, perché a un tubo catodico non possiamo chiedere più di settantadue punti per pollice.
Per tutti questi motivi, è importante che lo scanner lavori velocemente fornendoci l’anteprima in pochissimi secondi. Ed è altrettanto importante che sia corredato da un buon software di accompagnamento.


Chiamatemi plug-in

Il software fornito con lo scanner permette sempre di catturare una immagine e di salvarla sul nostro disco rigido, come file. Quasi tutti gli scanner moderni possono anche venire usati dall’interno delle applicazioni grafiche (come Adobe Photoshop), perché riconoscono un gruppo di comandi standard chiamati TWAIN. Il programma di grafica sa che può impartire un ordine allo scanner usando TWAIN e che in questo modo può ottenere l’immagine direttamente dentro una sua finestra. Una nota divertente: gli autori dello standard TWAIN non sapevano che nome dargli e così hanno usato la sigla di “Technology Without An Interesting Name”, che significa “una tecnologia senza un nome interessante”.
La maggior parte degli scanner viene fornita con un modulo software che permette di sfruttare lo scanner più a fondo di quanto viene permesso con il sistema TWAIN: in gergo, un plug-in. Pilotare uno scanner con TWAIN è un po’ come mettere una conducente qualsiasi alla guida di una Ferrari: certamente potrà andare in giro, ma non sarà bravo o veloce. Il plug-in è un pilota professionista, che conosce il suo scanner alla perfezione. Quando attiviamo il plug-in ci aspettiamo di riuscire facilmente a selezionare l’area di scansione, scegliere la risoluzione, definire la gamma tonale o regolare il contrasto. Purtroppo in parecchi casi non è così.


Professione OCR

Quasi tutti gli scanner includono un programma di riconoscimento caratteri (OCR). Questa applicazione serve a elaborare la scansione di una pagina di testo stampato. L’oCR produce un documento di testo, che in teoria dovrebbe contenere una versione editabile delle frasi che sono state lette dalla carta, e che in pratica molto spesso contiene così tanti errori di lettura da essere inutilizzabile.
Se dovete impiegare spesso lo scanner per OCR, prendete in considerazione uno scanner che offra come opzione un modulo carica-documenti. Questo modulo funziona come il cassetto dei fogli di una stampante o di una fotocopiatrice: trascina dentro lo scanner una pagina alla volta.
C’è un’altra opzione a disposizione: il modulo per trasparenze (cioè per diapositive e lucidi). Se siete tentati dal modulo opzionale per trasparenti che molti produttori offrono, ricordate che le diapositive richiedono normalmente ingrandimenti sostanziosi — ragion per cui perfino uno scanner a 600 dpi è appena sufficiente.


Ma cosa ci faccio?

Spesso lo scanner viene considerato uno strumento professionale per grafici e impaginatori. Certo, è anche questo: anzi, soprattutto questo. Eppure uno scanner può servire anche in una casa o in un ufficio dove la produzione grafica non passa neppure per l’anticamera del cervello.

1. Tutti noi facciamo fotografie delle nostre vacanze e dei momenti felici in famiglia. Tutti noi le abbandoniamo in fondo a qualche cassetto e le guardiamo di rado. Tutti noi abbiamo problemi a ritrovare una foto dopo qualche anno, perché non ricordiamo dove l’abbiamo messa. Se la foto viene passata allo scanner, invece, può venire archiviata, catalogata e trovata rapidamente.

2. Chi acquista un abbonamento a Internet solitamente riceve in affitto un piccolo spazio e può creare un suo sito, cioè un luogo visitabile da tutti i navigatori della Rete. Perché non abbellirlo con qualche foto?

3. Gli scanner possono venire usati anche per fare OCR (sigla dell’inglese “Optical Character Recognition”, ovvero riconoscimento ottico dei caratteri). Un programma OCR usa lo scanner per catturare una immagine di un foglio che contiene un testo — per esempio, questa pagina. Poi, il software esamina accuratamente l’immagine e cerca di riconoscere la forma di tutti i caratteri che si trovano sulla pagina: alla fine ci restituisce un documento di testo. L’OCR è molto utile per chi deve o vuole archiviare sul disco rigido molti testi di cui possiede solo una copia su carta. Purtroppo, ha grandi limiti: se il foglio non è stampato in modo molto nitido allora nel documento che otteniamo troveremo una quantità spaventosa di errori di lettura. Dunque, è impossibile usare fotocopie o documenti in cattivo stato.

4. A proposito di archivi: la legge 53 del 24/12/93 permette alle società che hanno grandi archivi di documenti cartacei di archiviarli in forma elettronica. In pratica, è legalmente lecito usare uno scanner per catturare l’immagine del documento, registrarla e poi distruggere il documento originale. Purtroppo, alla legge manca ancora un regolamento di attuazione: in pratica, si aspetta che il governo prepari un regolamento in cui viene indicata la procedura da seguire per archiviare il documento in forma elettronica rispettando la legge e senza correre rischi. Alcune sentenze di tribunale, anche molto recenti, hanno dato il via libera alla applicazione della legge, ma la materia è molto più complessa di quanto desidereremmo.

5. Chi non ha il bernoccolo dell’artista può usare lo scanner per importare disegni, grafici e schizzi dentro al Macintosh. Chi ha una buona stampante a colori può usare lo scanner come una specie di fotocopiatrice a colori.

6. Con lo scanner diventa possibile archiviare i biglietti da visita.

7. Se possediamo anche un fax/modem, lo scanner ci permette di mandare per fax qualsiasi cosa, e non soltanto i documenti creati con il nostro Macintosh. Se lo scanner che scegliamo contiene il software per OCR possiamo trasformare i documenti ricevuti via fax in file di testo.

8. Una immagine catturata con lo scanner può diventare lo sfondo della nostra scrivania: possiamo ordinare al Macintosh di mostrarla sotto alle icone e alle finestre. Bisogna possedere Mac OS 8 e usare il pannello di controllo Sfondo scrivania.

9. Le nostre foto più belle spesso hanno qualche piccolo difetto. Magari stavamo scattando una foto della nostra ragazza e un turista giapponese è entrato a metà nell’inquadratura. Magari in quella splendida foto del nonno la luce del sole si riflette nei suoi occhiali. Magari il piccolo Andrea ha una espressione simpaticissima, ma il flash gli ha fatto venire gli occhi rossi. In tutti questi casi è possibile passare la foto nello scanner e ritoccarla un po’ usando un programma di fotoritocco, eliminando il difetto. Con lo stesso sistema è possibile riprendere le vecchie foto che la nonna teneva in soffitta, eliminare i graffi e togliere la tinta marroncina dovuta all’età.

10. Tutti i moderni programmi di trattamento testi possono includere disegni e grafica insieme al testo. Una immagine vale mille parole, e un disegno o una fotografia inserita in un documento lo rendono più chiaro e immediato.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.