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E adesso?

Sarà forse il tempo -- oggi è una giornata uggiosa. Sarà l'incombere del baco dell'anno duemila -- uno studio specializzato in perizie sui danni, convenzionato con le maggiori assicurazioni, mi ha chiesto di assisterlo a cavallo di capodanno (per me che scrivo non è ancora passato): vi farò sapere come va a finire. Saranno le continue incertezze dell'economia, o della politica. Sia quel che sia, ma questo Duemila mi sta facendo l'effetto che normalmente si associa al quarantesimo compleanno.


Amore di nonna

Quindici anni or sono scrivevo che il Mac sarà pur facile da utilizzare, ma è comunque una facilità relativa. Per fare un esempio, citavo la mia amatissima nonna Clementina, che mai si sarebbe sognata di utilizzare un calcolatore. Nonna ’Mentina è quasi arrivata ai novant'anni, ma io continuo a non vedere un Mac che faccia al caso suo. Mi sembra anzi che i computer diventino sempre più complicati: succederà forse perché cercano di svolgere un numero sempre maggiore di compiti. Non so quanto ancora dovrò attendere prima di poterle regalare un Mac: e non oso pensare all'attesa che mi separa dal momento in cui potrò presentarne uno a nonno Silvio, che ha cinque anni in più ed è dunque più difficile da accontentare.


Il knowledge navigator

John Sculley, amministratore delegato di Apple alla fine degli anni Ottanta, oggi è una figura impopolare. Viene considerato un perdente, insieme con tutti i dirigenti che guidarono la casa di Cupertino nell'interregno tra Jobs Primo e Jobs Secondo. Io credo invece che sia sbagliato metterlo nello stesso mucchio con altri manager mediocri. Sculley ebbe molte grandi idee (ne ricorderò una sola, QuickTime). Una sua idea svanita nel nulla si chiamava Knowledge Navigator. Una grande idea, forse troppo grande. Knowledge Navigator doveva essere il personal computer (e il sistema operativo) che avrebbe ucciso Macintosh con la stessa spietata efficienza con cui Mac ha relegato al museo della tecnologia i calcolatori precedenti.
Knowledge Navigator, di cui vennero realizzati prototipi non funzionanti per guidare i tecnici e ispirare gli ingegneri, doveva presentarsi come un computer-segretario. Ricevere ordini a voce, e ribattere a voce. Parlare con i nostri amici e colleghi per conto nostro. Rispondere alle nostre richieste collegandosi alla rete per prelevare informazioni, poi correlare le informazioni per trovare risposte originali e complete.
Ecco, io credo che alla Apple di oggi (ma anche a Microsoft, a Intel, a Motorola) manchi la volontà di impegnarsi in ricerche visionarie, che possano cambiare di nuovo il mondo.


La Rete

Sospetto che, tra cinquant'anni, noi considereremo insignificanti i calcolatori. I personal verranno considerati esclusivamente uno strumento, neppure tanto importante, il cui sviluppo è servito per consentire a Internet di nascere ed evolversi. Come la rete telefonica o la rete elettrica.
Può darsi che non ci sarà più bisogno di una rivista chiamata Macworld Italia (e tantomeno dei nostri cugini di PcWorld). O magari esisterà ancora e sarà considera alla stregua di una rivista per installatori di insegne luminose dei giorni nostri: cose tecniche e un po' noiose, di interesse solo per addetti ai lavori. E mi viene un po' di malinconia, magari un po' di magone, al pensiero del mio amato Mac che diventa una cosa scontata, grigia, come il motore d'un automobile o una presa di corrente.
Viceversa, sono convinto che l'enorme boom della Rete che ha caratterizzato questo 1999 sia solo la punta dell'iceberg (anche se il baco dell'anno 2000 provocasse una crisi tra gennaio e febbraio). Credo profondamente che abbiamo appena cominciato a intravedere tutto quello che Internet può fare per cambiare (e migliorare) la nostra vita. Il magone mi passa così. poteva finire molto peggio, questo Mac che tanti davano per spacciato solo due anni or sono. Solo un mattone, ma un mattone fondamentale in una struttura fatta per migliorare il mondo.