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Il tempo nel ciberspazio

Il nome Binda forse non farà squillare un campanello nella mente dei nostri lettori. La società è più nota per i marchi degli orologi che produce, tra cui ricordiamo Breil e Wyler Vetta, tanto da qualificarsi come la seconda maggiore impresa italiana del ramo.
Binda è una delle prime grandi società italiane a impegnarsi su Internet: ha un sito proprio già nel 1995. Il sito è curato dalla Crosscom di Milano, una azienda impegnata nella consulenza strategica nel campo della nuova comunicazione, e presenta diverse caratteristiche piuttosto innovative per l’epoca. Era stato definito “sito mutante”, perché una buona parte dei suoi contenuti cambiava in modo casuale a ogni visita.
Nel 1999 si decide per una totale ri-creazione del sito Binda, che offra ai visitatori non solo un sito per ciascuna linea di orologi, ma anche un portale d’ingresso ricco di interventi redazionali, servizi, curiosità.


L’occhio vuole la sua parte

L’immagine è una considerazione di primaria importanza per Binda, nella costruzione del brand di prodotto. Crosscom coinvolge allora un gruppo creativo già esperto nel ramo, che studi l’impatto e la navigazione del sito Binda, partendo però dalla comunicazione che la società offre già di sé attraverso spot televisivi, cataloghi e manifestazioni.
Lo art director è il designer Giorgio Sala della società Axis. Deve trattare quattro marchi di Binda che si rivolgono a target molto diversi tra loro: la famiglia Tribe presenta prodotti giovani con un prezzo al pubblico inferiore alle centomila lire, mentre gli orologi Wyler Vetta in virtù dell’uso di materiali pregiati hanno un posizionamento più alto e possono costare svariati milioni. Sala progetta una unica griglia che verrà utilizzata per tutti i marchi, ma (nelle sue parole) “rivestita di abiti differenti” per ciascuno di essi.
Crosscom decide di dividere la presentazione del prodotto dal contenuto. Per ciascuno dei marchi viene registrato un nome individuale di sito (cominciando con www.breil.com, www.wvetta.com e www.tribetime.com). Ogni sotto-sito presenterà i prodotti del marchio e grazie a un motore di ricerca permetterà ai visitatori di trovare l’orologio che fa al proprio caso. Un portale d’ingresso, chiamato www.yourtime.net, conterrà testi, immagini e servizi che si snodano attorno al tema del tempo.
Per yourtime.net, Giorgio Sala immagina e progetta un sito molto movimentato, che richiami alla mente il fluire del tempo attraverso i colori dell’acqua e dell’aria, lo scorrimento orizzontale. La pagina home che accoglie il visitatore mostra una collezione di sassolini che tracciano un percorso. La seconda pagina mostra una serie coinvolgente di impronte: il visitatore è implicato personalmente e costretto a riflettere sulla traccia che egli lascia nelle cose.


Il progetto in pratica

Durante lo sviluppo del portale yourtime.net venne deciso di sfruttare ogni possibilità che la tecnologia Internet mette a disposizione, allo scopo di realizzare un sito esteticamente appagante. Una decisione del genere ha sempre un rovescio della medaglia: si scontentano i visitatori che utilizzano ancora modem lenti (secondo le statistiche di fine 1999, oltre il 10% dei navigatori italiani è ancora dotato di un modem da 14.400 bit al secondo) e browser di terza generazione (il quindici per cento circa è ancorato a Netscape Navigator 3.0).
Questo sacrificio di pubblico potenziale ha però permesso ai webmaster del sito di mettere in campo lo HTML dinamico (o DHTML), che consente un controllo accurato sul posizionamento degli elementi grafici nelle pagine; i fogli stile (CSS, cascading style sheet), che offrono un discreto controllo dell’aspetto tipografico; il linguaggio di programmazione JavaScript versione 1.2.
Il portale yourtime.net richiede anche la visualizzazione con migliaia di colori a schermo. Se un web designer desidera che il suo sito sia visibile anche dai navigatori che utilizzano una scheda grafica a 256 colori deve limitarsi a una semplice tavolozza di 216 colori (per di più mal disposti all’interno dello spettro), a causa dei limiti del sistema operativo Windows.
Non c’è, invece, alcun requisito minimo per quanto riguarda la dimensione del monitor. Per richiamare alla mente la natura fluida del tempo, infatti, Giorgio Sala ha scelto una inusuale struttura orizzontale per le pagine, come si vede in queste pagine. Anche i fortunati possessori di un monitor di grandi dimensioni dovranno quindi mettere mano al mouse per sfogliare il sito in tutta la sua estensione.


Gli intoppi

La realizzazione pratica del sito ha avuto inizio nell’estate 1999, non senza qualche vicissitudine. La stesura dello HTML venne inizialmente affidata a una società proveniente da esperienze anche importanti di realizzazioni multimediali.
I progetti grafici della Axis vennero presi e ritagliati, per trasformarli in immagini GIF e JPEG da impaginare in DHTML. Purtroppo, si ottennero così pagine ricche di molti elementi di piccole dimensioni (in media 28 per ogni pagina web). Bisogna sapere che il protocollo HTTP, utilizzato per trasferire le pagine web dal sito al visitatore, normalmente inizia un trasferimento a velocità modesta, accelerando poi man mano. Se una pagina contiene molti elementi, il processo riparte da zero molte volte e la pagina risultante si scarica lentamente.
Il responsabile tecnico di quella società decise di utilizzare la piattaforma Mac OS classico per lo sviluppo e la pubblicazione del sito -- scelta forse prevedibile, poiché il sistema Mac OS è da sempre dominante nel multimedia, ma non priva di aspetti oscuri.
Il miglior software per servire pagine web a partire da un calcolatore Mac OS 8 (o 9) è il WebStar, giunto mentre scriviamo alla versione 3.2. WebStar riesce a gestire sino a dodici connessioni contemporanee. Un browser come Internet Explorer nella sua configurazione standard attiva quattro connessioni alla volta verso il web server. Quindi WebStar può servire a buon livello un massimo di tre utenti collegati contemporaneamente. Non è un gran numero, per un sito che a regime promette di ricevere traffico sostenuto, come quello in esame. Il limite non dipende dal programma, ma dal sistema operativo: per motivi storici, di compatibilità con l’esistente, il Mac OS non può eseguire più accessi contemporanei al disco rigido (tecnicamente si dice che “non è rientrante”). Su un calcolatore di analoga potenza ma dotato di Windows NT il limite è di 63 connessioni parallele (limite dovuto a una differente limitazione di Windows NT, che ammette al massimo 64 “thread”, ovvero sottoprocessi attivi, all’interno di un programma.
In un sistema operativo derivato da Unix e con un programma web server ottimizzato per quel sistema, come Apache, la configurazione standard prevede un massimo di 100 connessioni parallele, ma questo numero può venire tranquillamente aumentato, anche del doppio, se abbiamo a disposizione un calcolatore di discrete prestazioni. Ironicamente, un Macintosh è una macchina estremamente ben performante ed è adattissimo come web server, purché però utilizzi un sistema Unix (ivi compreso il Mac OS X Server di Apple) al posto del Mac OS classico.


Cambiamento di motore

Nel gennaio del 2000 la situazione del sito giunge a un punto critico: il traffico infatti aveva reso il server instabile e i limiti della piattaforma rendevano difficile l’estensione del sito. Anche i rapporti tra le imprese coinvolte nella progettazione e realizzazione del sito, di conseguenza, si irrigidivano. Crosscom, responsabile del sito, decide di affidare la reingegnerizzazione del sito Binda a un’altra società. Lo scrivente assume il controllo tecnico del progetto. Per la nuova versione decidiamo di puntare su Unix. La base dati che ospita le informazioni sui prodotti, i servizi e i rivenditori della rete Binda nella precedente versione del sito è FileMaker Pro. Programma assai valido nel suo genere, ma le cui prestazioni degradano quando la base dati raggiunge alcune decine di migliaia di record e che è in grado di rispondere a una sola richiesta la volta. La base dati viene invece ricreata in MySQL, un programma Unix che viene usato in Internet per ospitare basi dati della capienza di diversi milioni di record e che è in grado di gestire molte decine di richieste in parallelo. Le tabelle MySQL vengono interrogate attraverso il linguaggio PHP3, un sistema flessibile che effettua il collegamento tra il web server Apache e il motore di base dati. L’aumento di prestazioni è percettibilmente evidente.


Futuro prossimo venturo

I problemi tecnici e le priorità del marketing hanno distolto per qualche tempo l’attenzione della società dallo sviluppo del sito e del suo portale. Ora che la loro risoluzione è completa sarà possibile inaugurare ufficialmente yourtime.net e aggiungervi servizi e funzionalità. Il sotto-sito del marchio giovane Tribe è stato gemellato con una rivista che si occupa di tematiche care agli adolescenti e ne potrà venire una infusione di materiale editoriale. La comunicazione della impresa con i consumatori potrà essere progressivamente incrementata fino a raggiungere un media mix ottimale.
Forte di un motore di base dati di robustezza industriale, il sito Binda può quindi guardare con sicurezza all’opportunità del commercio elettronico, oggi sempre più attuale.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.