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Vecchi peccati

Un cliché, che si sente spesso ripetere: “I Mac sono migliori dei PC. Se costassero quanto i PC sarebbero molto più diffusi. Se Apple li avesse venduti a poco prezzo da tempo, oggi sarebbe Apple a godere del monopolio che ha arricchito Bill Gates”.
Sbagliato. Alcuni PC (non certo quelli di buona marca) oggi costano molto meno dei Mac: ma i PC originali, quelli di IBM, costavano un occhio della testa. Si imposero semplicemente perché nella prima metà degli anni ottanta bastava un marchietto IBM sul davanti a convincere le grandi aziende ad acquistarli. Il prezzo non potrebbe entrarci di meno.
Viceversa, la crisi che quasi ammazzò Apple a metà degli anni Novanta venne innescata quando Apple cercò irragionevolmente di abbattere i costi dei Mac per guadagnare quote di mercato. Il timone di Apple veniva retto da tale Michael Spindler, un pessimo amministratore delegato. Apple sfornò alcuni calcolatori francamente biasimevoli mirando a prezzi bassi, permise a diverse società terze tra cui Motorola di realizzare calcolatori Mac-compatibili, cercò di lanciare una console per videogiochi basata su Mac OS, il Pippin. È questo, come vedremo, il vecchio peccato che getta un’ombra sinistra sui fatti di oggi.


Spargimento di sangue

Apple uscì dall’avventura con le ossa rotte. La strategia dei prezzi bassi aveva, sì, aumentato la sua quota di mercato (cioè la diffusione percentuale di sistemi Mac OS), ma al prezzo di un buco spaventoso nei bilanci. L’amministratore che sostituì Spindler, tale Gilbert Amelio, dovette tagliare con una mannaia per riportare l’azienda al profitto: e dovette tagliare non solo rami secchi, ma anche rami verdi. Tecnologie promettenti come OpenDoc. Rapporti d’affari come quello con Motorola: che si vide sottrarre la licenza per costruire calcolatori Mac-compatibili rimettendoci, pare, oltre cento milioni di dollari. E qui arriviamo all’ombra lunga.
Motorola non è un partner qualsiasi: è il prodottore del processore PowerPC. Si dice che, di fronte alla mala parata, Motorola decise di diluire gli investimenti sul nostro processore. Sia quel che sia, nel 1994 il PowerPC più veloce viaggiava a 80 MHz, mentre il Pentium più veloce era limitato a 66 MHz. Oggi le cifre sono, rispettivamente, 500 e 1000.


Scotty, mi serve più velocità!

Due processori differenti non sono mai direttamente confrontabili: certamente non sono confrontabili semplicemente guardando il numero di MHz. Persino lo AMD Athlon è sensibilmente più veloce del Pentium III di Intel a parità di MHz, eppure sono due processori assolutamente compatibili.
Il PowerPC G4 è dannatamente più veloce dei processori per PC se state prendendo in esame i compiti che fanno uso di AltiVec, alias Velocity engine. Per esempio i filtri di Photoshop, gli effetti speciali dei programmi audio, il montaggio video. Sarebbe più veloce anche se Intel tirasse fuori un Pentium a 2.000 MHz. Sulla carta, i PowerPC più veloci ci sono. IBM in febbraio mostrò un prototipo di G4 a 1200 MHz. Peccato che, nel funzionamento a piena velocità, raggiungesse i centoventi gradi...
Tutto vero, ma tutto difficilissimo da spiegare a un cliente inesperto e indeciso tra l’acquisto di un iMac e quello di un PC con il doppio di MHz.


La soluzione più difficile

Il futuro di Apple si chiama Mac OS X. X è basato su una fondamenta chiamata Darwin, che è intrinsecamente indipendente dal processore. Se Apple davvero avesse bisogno di abbandonare il PowerPC potrebbe farlo con uno sforzo relativamente modesto. Verso Pentium, verso il nuovo processore Transmeta Crusoe a bassissimo consumo di energia, verso una versione speciale dello Athlon leggermente reingegnerizzata... Ma lascerebbe ciascuno di noi con in mano una pila di software per PowerPC praticamente inutilizzabile. Io non invidio chi debba prendere una simile decisione, per il sì o per il no.