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La guerra dei font

Introduzione

Nessuna telenovela riuscirà mai a duplicare la sequenza di matrimoni d’amore e d’interesse e di divorzi che negli ultimi venti anni ha caratterizzato i font. Apple, Adobe e Microsoft si sono alleati e dichiarati guerra letteralmente in tutte le combinazioni possibili. Formati incompatibili sono stati introdotti, ritirati e reintrodotti ripetutamente (vedere “Cronistoria di una guerra”).


I guai dei font

Storicamente, su Macintosh convivono font di tre tipi. I font bitmap sono i più semplici: ogni documento font contiene le immagini delle lettere a una dimensione prefissata. Per esempio, Times in corpo 12. I font TrueType, forniti di serie con tutte le versioni di Mac OS, vengono di solito evitati dai professionisti della grafica e del DTP a favore dei font di formato Adobe Type 1 (conosciuti anche, un po’ impropriamente, come “font PostScript”). Per mostrare a video i font Type 1 è necessario installare una estensione, ATM. Nei sistemi Windows, invece, il formato TrueType è assolutamente dominante ed è molto difficile trovare qualcuno che utilizzi i font nell’altro formato.
I font bitmap sono disegnati punto per punto (pensate a un documento di Photoshop), ma i font TrueType e i font Type 1 sono vettoriali (pensate a un documento di Illustrator, di FreeHand o di Flash). Un font vettoriale è un oggetto complesso, un po’ documento e un po’ programma. I font sono documenti perché internamente composti di molte tabelle: per esempio c’è un elenco di tutti i caratteri compresi nel font, una matrice delle dimensioni di ciascun carattere, una tabella che spiega come alcune coppie di lettere (come “f” e “i”) possono venire sostituite da un singolo glifo combinato (come “¹”: guardatelo bene, da vicino). I font sono programmi perché ogni singolo carattere viene descritto con le istruzioni che il computer o la stampante devono eseguire per rappresentarlo.
Per questo motivo, un font corrotto può tranquillamente mandare in crash il nostro computer o provocare comportamenti bizzarri. Vi è mai capitato che Mac si rifiuti di rimuovere un font dalla cartella sistema “perché è danneggiato”? La soluzione: spostare tutta la cartella Font sulla scrivania, togliere il font corrotto, rimettere la cartella Font dentro la Cartella sistema.


In alto a sinistra, un font Adobe Type 1. A fianco, un font bitmap. Sotto, un font TrueType.

I font del duemila

I tentativi di Apple di creare un formato universale, robusto e multilingua per i font si scontrarono nel 1997, con la morte del progetto GX. Oggi Apple ha ripreso a cuore le sorti di quel progetto e lo ha resuscitato sotto il nome AAT, Apple Advanced Typography.
Il sistema AAT è disponibile già oggi, ma solo alle applicazioni riscritte per trarne vantaggio. Per abbracciare AAT i programmatori sarebbero costretti a riscrivere porzioni sostanziose delle loro applicazioni e a renderle compatibili solo con Mac OS dalla versione 8.5 in poi. L’adesione, per questo motivo, è stata minima. Apple conta molto in Mac OS X: gli applicativi “carbon”, nativi in Mac OS X, dovranno adottare AAT.
La tecnologia AAT si basa su due caposaldi. Il primo caposaldo ci promette applicazioni che possono usare tutti i font, di tutti i formati possibili, senza limitazioni, senza richiedere estensioni, senza rischiare incompatibilità. Apple lo chiama Open Font Architecture (OFA). In pratica, una applicazione compatibile con AAT usa indifferentemente font bitmap, TrueType per Macintosh, TrueType per Windows (TTF), TeX e Type 1. Come anticipavamo, non serve Adobe Type Manager: i font Type 1 vengono trattati da “Type 1 Scaler”, un componente standard di Mac OS dalla versione 8.5 in poi.
Il secondo caposaldo di AAT permette nuove e insperate libertà ai designer di font. Apple chiama questo aspetto “Apple Type Services for Unicode Imaging”. Inevitabilmente anche in questo caso ne è nata una sigla: Atsui. Un designer che adotta il formato Atsui può creare font che contengono più di 256 caratteri, compresi i caratteri non latini: cirillici, ebraici, giapponesi... Le lettere possono avere un aspetto diverso a seconda della loro posizione all’interno delle parole (per esempio, le “e” saranno più strette se si trovano all’interno, più larghe se alla fine; i font decorativi come Black Chancery possono inserire svolazzi alle ultime lettere delle parole). Le frazioni vengono create automaticamente: per esempio se noi scriviamo “uno, barra, due” appare la frazione “un mezzo”. I punti possono sporgere alla destra di un blocco di testo, come avveniva una volta nei volumi eleganti. La crenatura (kerning) viene automaticamente regolata, coppia per coppia di lettere. Più molte altre caratteristiche, necessarie per gestire alcuni alfabeti diversi dal nostro, come l’arabo o il devanagari. Queste caratteristiche dei font Atsui vengono automaticamente usate dalle applicazioni compatibili AAT, senza che i programmatori debbano fare nulla di speciale. Viceversa, una applicazione (sotto richiesta dell’utente, immaginiamo) può sempre disabilitare una o più caratteristiche del font: per esempio, per ritoccare a mano la crenatura. Il logo di QuickDraw GX


L’alternativa: OpenType

AAT è una iniziativa di Apple, una evoluzione di TrueType che incorpora ciò che di buono hanno i font Type 1. Ma esiste anche OpenType: una iniziativa di Adobe (alleata in questo di Microsoft), evoluzione dei font Type 1, con l’intento di incorporare alcune buone idee da TrueType.
Anche OpenType esiste da parecchio (l’iniziativa venne lanciata nel 1996) ma non si è ancora veramente vista in azione. Nel mondo Windows il sistema OpenType è supportato da Windows 98 e successivi. Nel mondo Mac, Adobe ha reso disponibile il software OpenType solo nel luglio scorso (vedere “Strumenti risorse e puntatori”).
OpenType si basa su due caposaldi. Il primo promette di unificare il formato dei font: in questo, OpenType si “ispira”, diciamo così, profondamente alla OFA di Apple, nata con due anni d’anticipo. (Si ispira a tal punto che una delle tabelle base ha lo stesso formato e lo stesso nome, “fvar”, usato in OFA). L’unica differenza sostanziale sta nel fatto che i font OpenType sono internamente compressi usando un formato inventato da Adobe, il CFF (Compact Font Format).
Il secondo caposaldo di OpenType, l’avrete immaginato, promette nuove capacità nei font. In questo caso, però, c’è una grossa differenza: nei font OpenType, come nei predecessori Type 1, il designer fornisce il materiale ma non l’intelligenza. Per riprendere il nostro esempio, se il documento font contiene tre diverse verisoni della lettera “e”, sarà l’applicazione che usa il font a decidere quale versione utilizzare in ciascun punto del testo. Analogamente come e quando sostituire le occorrenze di “1/2” con una frazione, eccetera. Per questo motivo il software OpenType (di sistema e applicativo) tende a essere più massiccio e complesso di quello nato con Atsui in testa.


Il futuro dei font

In Mac OS X, ci spiega Apple, tutte le applicazioni native “carbon” dovranno adottare la tecnologia AAT. Con tutte le conseguenze positive del caso: per esempio, le applicazioni potranno finalmente attivare e disattivare i font di cui hanno bisogno, da sole. Potremo usare i font TTF e TTC provenienti da Windows, senza modificarli. Potremo usare i font Type 1 senza dover inserire anche una versione bitmap del medesimo font.
Contemporaneamente, però, Apple promette di supportare anche OpenType in OS X. L’apparente contraddizione si spiega. Apple vuole tutelarsi da un possibile rischio: se i designer produrranno molti font OpenType e pochi font Atsui, la AAT di Apple rischia di affondare (sarebbe un peccato) per la seconda volta.


Cronistoria di una guerra

1984
Nasce il Macintosh. I suoi font sono esclusivamente bitmap. I font vanno installati con un programma apposito, il Font Mover, che li copia fisicamente dentro al System.

1985
Nasce il PostScript e con esso i font Adobe Type 1. Apple lo adotta e crea la prima stampante laser, la LaserWriter di Apple. Il software LaserWriter 1.0 di Apple ordina alla stampante di sostituire i suoi font a quelli usati nei documenti Macintosh.

1987
Adobe si rifiuta di pubblicare il formato dei suoi font. Intende restare unica produttrice di font di alta qualità. Apple esamina la possibilità di sviluppare un formato indipendente e usabile anche per i font a video.

1989
Apple presenta il formato TrueType per i font, come alternativa a quello Adobe. Sei mesi più tardi, Microsoft aderisce all’iniziativa e adotta TrueType in Windows e in OS/2.

1990
Adobe realizza la prima versione di ATM, Adobe Type Manager, che permette di usare i font Type 1 direttamente sul Macintosh. Per difendere il proprio formato, Adobe lo rende pubblico e consente ai concorrenti la realizzazione di font Type 1.

1991
Apple presenta Mac OS 7.1. Da oggi i font si trovano in una cartellina dentro alla cartella Sistema.

1993
Apple lancia QuickDraw GX, che incorpora TrueType 2.

1994
QuickDraw GX 1.1 introduce la tecnologia Open Font Architecture: il sistema consente la perfetta convivenza di font di molti formati differenti (compresi TrueType e Type 1) su Macintosh.

1997
A causa della crisi, la dirigenza di Apple termina il progetto GX. QuickDraw GX non viene più sviluppato e non è supportato dalle versioni più recenti del Mac OS. Adobe e Microsoft dichiarano alleanza, allo scopo di sviluppare OpenType.

1998
Apple trasporta la tipografia avanzata di GX in Mac OS 8.5, aggiungendo la gestione degli alfabeti non latini. Nasce Apple Type Services for Unicode Imaging: in sigla, ATSUI.
Microsoft incorpora il motore OpenType in Windows 98.

2000
Adobe introduce ATM versione 4.6 e il software di stampa AdobePS versione 8.7: insieme, i due software introducono OpenType su Macintosh.

2001
Mac OS X dovrebbe, secondo Apple, incorporare il sopporto a livello di sistema operativo sia per i font OpenType che per i font Atsui.


Font/DA Mover, un componente del Mac OS sino alla versione 6

Strumenti, risorse e puntatori

Per saperne di più:
http://fonts.apple.com/WhitePapers/GXvsOTLayout.html
http://partners.adobe.com/asn/developer/opentype/tablist.htm
http://www.microsoft.com/typography/developers/otls/default.htm

Le ultime versioni dei software Adobe citati nell’articolo sono gratuitamente scaricabili da Internet. Adobe Type Manager 4.6 Light:
http://www.adobe.com/products/atmlight/main.html

Adobe PostScript Printer Driver 8.7
http://www.adobe.com/support/downloads/60ca.htm

Il miglior programma per creare font in formato Adobe Type 1 è Macromedia Fontographer:
http://www.macromedia.com/software/fontographer/

Il miglior programma per creare font in formato TrueType è FontLab 3.1.
http://www.fontlab.com/fl_main.htm

Oggi non esiste alcun programma completo e ben integrato che permetta di creare o modificare i font OpenType o Atsui. Sul sito Apple è possibile trovare numerose utility, gratuite, che permettono di operare sui font:
http://fonts.apple.com/Tools/index.html