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Catene di Sant’Antonio digitali

Se avete almeno trent’anni ricorderete forse il “foglietto di Villejuif”. Si trattava di una fantomatica comunicazione del prestigioso ospedale francese di Villejuif (uno dei più impegnati nella lotta al cancro), che annunciava di aver scoperto la presenza di agenti cancerogeni in alcuni diffusissimi prodotti alimentari, tra cui la Coca-Cola. La comunicazione continuava invitando i lettori a boicottare quelle marche e a far circolare il foglietto. Secondo alcuni studi, quasi il 50% della popolazione venne a contatto con il “foglietto di Villejuif”, solitamente in una versione trascritta su macchina per scrivere e più volte ri-fotocopiata: le vendite dei prodotti citati calarono del 19%. Eppure era una bufala: il sedicente agente cancerogeno, lo E330, è il comune acido citrico che si trova in tanta frutta e verdura; l’ospedale di Villejuif negò con forza ogni paternità della comunicazione.
I nostri anni conoscono una versione modernizzata del “foglietto”: messaggi di posta elettronica che ci vengono inoltrati da un amico, riportano una notizia pressappoco plausibile e la preghiera di far circolare a quante più persone sia possibile. Queste lettere circolari conoscono una diffusione sterminata, perché si propagano con grande facilità: è facilissimo inoltrare un messaggio email appena ricevuto a più persone; in più, il messaggio è formulato in modo da farci sentire utili se lo diffondiamo. Una variante popolare recita: “è in circolazione un nuovo virus informatico particolarmente pericoloso perché non conosce rimedi e perché è in grado di cancellare tutti i documenti del disco rigido. Se ricevete un messaggio intitolato CALIFORNIA GIRL non apritelo e cancellatelo immediatamente. La comunicazione arriva da Microsoft ed è stata confermata da America On Line stamattina”. Chi si fermasse a riflettere capirebbe che il termine “stamattina” non ha alcun valore (e in effetti questi messaggi possono restare in circolo per anni) e che le società citate dispongono di mezzi assai più efficaci di una semplice email per far circolare una notizia: ma sotto l’impatto della presunta emergenza molti provvedono subito a rieccheggiare il messaggio.
Un’altra variante molto diffusa è quella dell’emergenza medica: la tal persona è affetta da una malattia rarissima e chi avesse notizie utili deve contattarla, per favore diffondete. Come se le cure per le malattie rare fossero conosciute al pubblico generico e sconosciute ai medici specialisti, contattabili con ben altri mezzi. Variante della variante: circola un messaggio che spiega che un ragazzino in fin di vita a causa di una malattia rarissima vuole passare alla storia (o perlomeno al “Guinness dei Primati”) prima di morire, come l’essere umano che ha ricevuto più cartoline augurali. Sorpresa: la persona esiste davvero, ma ormai ha oltre vent’anni, è miracolosamente guarito dalla sua afflizione e la sua maggior ambizione è liberarsi dal sacco di posta indesiderata che il postino deposita ogni mattina sulla sua soglia di casa.
Tutto sommato, comunque, le “catene di Sant’Antonio informatiche” più diffuse sono del primo tipo citato: finti allarmi per virus inesistenti. Gli americani, che usano la posta elettronica più di noi europei, li chiamano “hoax”. Esiste un sito Internet, www.datafellows.com/virus/hoax/, interamente dedicato a elencare e denunciare l’infondatezza di ciascun allarme del genere. Mentre scriviamo questo articolo, contiene oltre cento avvisi. L’associazione senza scopo di lucro che ospita e mantiene aggiornato il sito ha un consiglio molto semplice per i suoi visitatori: non inoltrate mai, in nessun caso, un messaggio di posta elettronica che vi chiede di venire diffuso a tutte le persone che conoscete. Chi si preoccupa dei virus diffusi attraverso la posta elettronica, aggiungiamo noi, dovrebbe semmai tenere presenti alcuni semplici fatti. Questi virus esistono e possono essere molto dannosi, come dimostra il caso di “I love you”. Tuttavia, qualsiasi virus deve venire eseguito per poter compiere la sua devastazione, ma leggere un messaggio di posta elettronica non è sufficiente per eseguire un virus. Chi possiede un Macintosh o usa il sistema operativo Linux non ha niente da temere: la totalità dei virus in circolazione per posta si propaga solo sotto Windows. Chi usa Windows non deve lanciare (con un doppio-clic) incondizionatamente gli allegati arrivati per posta elettronica, specialmente se il mittente è anonimo, sconosciuto, o il testo del messaggio è in inglese. Infine, se usate Outlook come programma di posta elettronica e Windows come sistema operativo aggiornate il programma all’ultimissima versione (quella datata duemila), perché tutte le versioni precedenti possono eseguire automaticamente un allegato. Ed è proprio questo il meccanismo sfruttato dai virus “I love you” e dal precedente “Melissa” per propagarsi.
Chiudiamo su una nota divertente: in questi giorni circola uno hoax relativo al “virus di Klingerman”. Il messaggio dice: se ricevete per posta di superficie un pacco in carta blu con l’intestazione “un regalo dalla fondazione Klingerman” non apritelo, contiene una spugna blu imbevuta di una soluzione nutriente e un bacillo che provoca la dissenteria. Ovviamente è una burla, distribuita nella speranza che la gente rifletta di più quando riceve gli hoax. Ma ci sono davvero burloni che ne stanno approfittando e spaventano gli amici spedendo per posta innocue spugne blu. La catena continua...


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