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Il chip di plastica

È europea la società che, battendo la concorrenza di giganti come Intel o IBM, arriva per prima a produrre microprocessori in plastica: un importante traguardo tecnologico inseguito nei laboratori da anni. La Plastic Logic, questo è il nome dell’azienda, è stata fondata da due scienziati della Università di Cambridge, scopritori e titolari dei brevetti. Richard Friend e Henning Sirringhaus sono comprensibilmente restii a entrare nei dettagli della loro invenzione. Qualcosa, però, trapela: alla base del processo sta una sofisticata stampante a getto d’inchiostro, non completamente dissimile da quelle che noi colleghiamo ai personal computer. Questa stampante getta su uno strato di plastica -- materiale che non conduce la corrente -- la traccia semiconduttrice dei circuiti che costituiscono un processore, schizzando goccioline di un materiale semiliquido basato sul carbonio che ben presto dsi solidifica. L’ingegno dei due ricercatori è stato applicato nel sormontare una gran quantità di ostacoli pratici, relativi alla qualità, l’impermeabilità, e la relativa ruvidezza della plastica. Una stampante a getto d’inchiostro casalinga lancia sul foglio di carta goccioline grandi un cinquantesimo di millimetro, mentre la stampante che realizzerà i processori di plastica deve lavorare a dimensioni mille volte più piccole. Inoltre, la prima deve limitarsi a gestire quattro inchiostri colorati (ciano, magenta, giallo e nero) per ottenere stampe a colori, mentre la seconda dovrà gestire materiali molto differenti tra loro sul piano fisico-chimico, per stampare oggetti che si comportano come resistenze, diodi, transistor...
Ci si aspetta che alla presentazione sul mercato i chip di plastica siano più grandi (di cento volte) oltre che meno veloci (di diecimila volte) rispetto a quelli di silicio, i “chip” ben conosciuti che già dagli anni Settanta animano i computer e gli elettrodomestici più moderni. Il grande, immediato vantaggio della tecnologia alla plastica sta invece nella economicità: i nuovi chip costeranno pochi centesimi di franco ciascuno mentre un processore al silicio dei più potenti, come un Pentium 4 o un PowerPC G4, può superare i trecento franchi. Ci si immagina dunque che i nuovi processori troveranno immediata applicazione nei giocattoli per bambini, nelle radio, negli schermi e così via.
Gli inventori del chip di plastica hanno poi traguardi più ambiziosi. La plastica è un materiale molto flessibile, mentre il silicio è rigido: grazie alla tecnologia alla plastica sarà quindi possibile costruire oggetti elettronici piegabili, a prova di caduta e a prova di bambini: vestiti intellgenti? Sì, ma non solo. Ci sono gli schermi LCD, quei monitor ultrapiatti che vediamo usare nei calcolatori portatili. I PC portatili moderni assomigliano a valigette rigide; montano le tastiere più piccole che si trovino sul mercato e incorporano schermi necessariamente ridotti; sono piuttosto fragili e sensibili agli urti. Possiamo allora immaginarci un computer portatile futuribile dotato di una comoda e spaziosa tastiera e di uno schermo di grande formato: entrambi arrotolabili quando l’apparecchio non è in uso, attorno a una bacchetta rigida che ospita le batterie e il processore centrale realizzato in silicio.
Applicazioni pratiche si intravvedono anche nella vita di tutti i giorni: per esempio, quando facciamo la spesa in un supermercato. Oggi noi dobbiamo estrarre le merci dal carrello, la cassiera deve identificare il codice a barre che le identifica e poi sottoporlo alla lettura di uno scanner al laser. Se su ogni articolo venisse applicato un chip di plastica questo potrebbe emettere debolissime onde radio a bassa frequenza: la merce allora, pur restando nel carrello, segnalerebbe a un ricevitore la sua identità e basterebbe passare lentalmente con il carrello attraverso la cassa per fare i conti.
I chip di plastica saranno sul mercato, secondo gli analisti, non prima del 2004. La Plastic Logic dovrà ottenere i finanziamenti necessari per impiantare una fabbrica, prima che sia possibile produrre su scala industriale i nuovi processori. Un moderno impianto per la produzione di microprocessori costa da uno a quindici miliardi di franchi e richiede un lungo periodo di messa in opera e rodaggio: è questo il motivo principale per cui i processori di silicio hanno un costo unitario relativamente elevato. I finanziatori della Plastic Logic contano di poter ridurre grandemente i costi, visto che la loro tecnologia è drasticamente differente, ma difficilmente potranno abbattere anche i tempi.
Plastica Silicio
Operazioni al secondo Milioni Miliardi
Dimensione del circuito 25-50 micrometri 0,2 micrometri
Costo unitario 5 centesimi 3 - 200 Euro
Mercato nel 2000 zero 200 miliardi
Stima per il 2004 15 miliardi 1000 miliardi


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