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Tutto il MIT in linea

Una delle università più prestigiose del pianeta, il MIT (Massachussets Institute of Technology), ha annunciato all’inizio del mese di aprile 2001 che intende pubblicare su Internet tutto il materiale didattico relativo a ben cinquecento corsi, entro la fine del 2003. L’istituto intende poi continuare sulla strada intrapresa, ponendosi l’obiettivo di divulgare completamente tutti i suoi duemila corsi attraverso l’Internet entro il 2010. I primi corsi in linea saranno probabilmente quelli relativi alle discipline per le quali il MIT è più comunemente noto, a partire dall’informatica. Il MIT è un ateneo di grandi dimensioni, forte di novecentoquaranta insegnanti: i più famosi sono probabilmente Tim Berners-Lee -- l’inventore del World Wide Web -- e Nicholas Negroponte. Le facoltà dell’instituto includono però anche architettura, lettere moderne, scienze sociali, economia e commercio, discipline artistiche, ingegneria e scienze naturali. Per ora la collaborazione al progetto avviene su base volontaria: i docenti non saranno obbligati a fornire tutti i testi delle loro lezioni in formato digitale. Vi sono due motivi dietro a questa scelta prodente. Primo, i legali dell’università dovranno lavorare sui dettagli dell’operazione, in modo da garantire i diritti d’autore e i diritti intellettuali sulle scoperte che i ricercatori del MIT finiranno per pubblicare sulla Rete. Secondo, nell’ordinamento americano i professori sono professionisti ingaggiati con contratti da libero professionista -- spesso i migliori vengono contesi dagli atenei più danarosi -- e per ora il contratto standard del MIT non prevede alcun obbligo del genere. Secondo la Associated Press, il costo dell’operazione è valutabile attorno ai cento milioni di dollari.
Il progetto va sotto il nome di Open Courseware e fin nel nome richiama il movimento Open Software, quel sistema in base al quale sono nate realtà come Linux. Open Software prevede che il programmatore distribuisca gratuitamente i frutti del suo lavoro, concedendo l’uso di alcuni suoi lavori senza richiedere alcuna ricompensa. Altri programmatori possono associarsi ed estendere il programma base, ma le loro modifiche entrano necessariamente a fare parte del pubblico dominio. Originatore del software e collaboratori ne guadagnano in fama e finiscono per controllare un programma ben rodato e dominante sul mercato.
Gli obiettivi di Open Courseware sono analoghi; in particolare, chi vuole accedere alle pagine Web delle lezioni deve sottoscrivere un accordo nel quale garantisce che non rivenderà le informazioni. Uno dei docenti impegnati nell’impresa, Hal Abelson, ha dichiarato: “Nel medioevo la gente costruiva cattedrali, e tutti i cittadini si univano per realizzare la costruzione più grandiosa possibile, e la loro intera società se ne gloriava. Queste cose non avvengono più, ma anche noi a modo nostro vogliamo costruire una cattedrale.”
Secondo il rettore Charles Vest, la mossa dell’ateneo del Massachussets consentirà a numerose università del terzo mondo di arricchire la propria offerta educativa, aiutando lo sviluppo della cultura tecnologica e della mentalità scientifica anche nelle nazioni più sfortunate. (Il MIT, va detto per inciso, da anni sponsorizza la realizzazioni di piccoli parchi tecnologici collegati a Internet e posizionati nei punti più sfortunati del pianeta. Una di queste installazioni vede gli studenti lavorare a coppie: quando il primo è collegato a Internet il secondo pedala su una dinamo, perché il villaggio manca anche di elettricità). “L’idea ci ha colpito con grande forza, è stato per noi un momento-eureka. Dobbiamo sfruttare”, ha dichiarato il rettore, “l’enorme potenzialità di Internet e rinforzare la tradizione americana della disseminazione della cultura e delle innovazioni in campo didattico. Bisogna combattere la moderna tendenza a considerare l’informazione una risorsa da privatizzare”.
Più prosaicamente, il MIT non fa mistero della speranza che la qualità dei corsi in linea (che includono anche eserciziari, compiti, bibliografie, testi degli esami, filmati delle lezioni) convincano molti potenziali studenti a scegliere uno dei suoi corsi di laurea. Alcuni analisti hanno però osservato che il MIT corre il rischio di ritrovarsi con un numero inferiore, e non superiore, di studenti, quando avrà pubblicato il contenuto di quelle lezioni che i suoi iscritti pagano ventiseimila dollari l’anno per frequentare. Il portavoce dell’ateneo, Steven Lerman, ribatte che ciò non accadrà, perché frequentare una università di persona è una esperienza completamente diversa e, testuali parole, “più intensa”. Il MIT studierà anche la possibilità di vendere alcune sezioni della biblioteca in linea, a cominciare dai corsi di aggiornamento e approfondimento post-laurea dedicati ai suoi ex studenti.
Un cronista del New York Times ha puntato l’indice e osservato che l’idea di mettere in linea contenuti didattici di livello superiore non è nuova. Un imprenditore americano, tale Michael Saylor, ha da tempo annunciato una strategia in tal senso: la sua società, che aveva pubblicamente dichiarato di voler investire una somma pari a quella del MIT, sta però rivalutando tempi e costi dell’investimento dopo i recenti rovesci della borsa americana. In cosa si distingue allora il piano del MIT? Il rettore ha replicato malignamente: “Una sola: noi lo faremo davvero.”


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