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L’ora X

Il mondo, perlomeno il mondo Macintosh, sembra pieno di personaggi decisi a insegnare a Steve Jobs come dirigere Apple. Nei siti Internet, nelle chat, sui giornali e... ahem... sulle riviste. Un po' come avviene con la nazionale di calcio, tutti gli interessati si comportano come se fossero il CT. L'avvento di Mac OS X, poi, ha provocato una valanga di discussioni e dibattiti accesi quanto quelli delle trasmissioni di Biscardi. Spesso, anche altrettanto sensati...
Un filone di sproloqui in particolare mi fa imbufalire; quello che sostiene che Apple dovrebbe investire miliardi in una campagna pubblicitaria e lanciano strali per la sua assenza e vilipendono la dirigenza Apple. Servirebbe per mille motivi -- a loro dire -- che poi si riducono però a uno solo: X è un prodotto importante, magari anche rivoluzionario. Mi verrebbe da rispondere: ammettiamolo pure, e allora?


Back to basics

Ricominciamo da capo, per favore: Apple Computer è una azienda produttrice di calcolatori. Calcolatori, non software. Il 90% del fatturato di Apple deriva dalla vendita di apparecchiature. Il software è importante, certo, ma Apple produce solo il software che serve a vendere hardware. Avete visto l'ultima campagna pubblicitaria? Ne era protagonista iTunes, di cui vengono mostrate le psichedeliche schermate. Ma la pubblicità non serviva a vendere iTunes: vendeva gli iMac decorati, FlowerPower & c., che nascono con quel programma preinstallato. Noi compriamo i Macintosh per avere il buon Mac OS (e non il mediocre Windows), ma Apple produce il Mac OS per vendere i Macintosh. Certo, Apple ha incassato tre milioni di dollari vendendo la versione Beta Pubblica di OS X e ne fatturerà magari trenta con le scatole della versione finale, ma sono comunque briciole per una azienda che negli anni buoni vende Mac per dieci miliardi di dollari. La domanda diventa: se tutto questo è vero, perché investire 100 e più milioni di dollari nello sviluppo di Mac OS X e poi non pubblicizzarlo neppure? Perché Mac OS X farà vendere molti nuovi Macintosh. (E non Mac qualsiasi, ma PowerMac G4: i più costosi). Ma non subito.


Parliamo di voi

Apple non è una azienda qualsiasi: è una azienda di cui si parla. Conoscete riviste dedicate ai televisori Sony? Alle auto Nissan? Agli stereo Bang & Olufsen? Tutti attrezzi costosi come o più di Mac, tutti oggetti usati da consumatori di fascia alta e da professionisti. Esistono però riviste come questa. Spia di una interessante verità: l'utente Mac (consumatore o professionista) è mediamente informatissimo. La sofisticata clientela di Apple conosce bene i prodotti. Di più: è disposta a pagarli cari. Considerate: per il 2001 Apple mira a utili del 25% mentre Gateway 2000, azienda produttrice di PC, stesse dimensioni, spera di arrivare al 5%. Per completare il ragionamento, spostiamoci in avanti di sei mesi con il pensiero: dopo l'estate saranno disponibili sul mercato, secondo le stime, almeno duemila pacchetti applicativi ottimizzati per OS X. Alcuni tra questi saranno novità assolute, come l'attesissimo Maya. Altri semplici revisioni: ma saranno presenti a quel punto tutti i titoli più importanti. Immaginate (non ci vuole fantasia) che a quel punto Apple tiri fuori dai laboratori un sistema da due processori G4 a 733 MHz. In quel momento, dimostrabilmente, avremo davvero un sistema due-tre volte più veloce di un G4-500 in tutto e per tutto. Grazie ad OS X. In quel momento, solo allora, Apple potrà e dovrà investire in pubblicità e comunicazione. Per vendere quella soluzione hardware ai suoi clienti informati, professionisti, disposti a pagare per avere strumenti di prima classe.