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La pietra dello scandalo

Installate Mac OS X versione 10.0 su un disco rigido, e vi ritrovate una valanga di programmi preinstallati dentro una cartella chiamata “Applications”. Se siete un utente Macintosh da più di dieci minuti, immediatamente spostate le applicazioni come fa più comodo a voi; magari preferireste una cartella chiamata “Applicazioni”, o magari “Programmi”, oppure preferite mettere iTunes dentro una sotto-cartella “Audio” pur dentro la preesistente “Applications”. Se ci provate davvero, però, la metà di quei programmi smette immediatamente di funzionare (tra questi: Sherlock, le System Preferences e l’intero ambiente Classic). Già qui la stima per gli ingegneri di Apple precipita.
Se avete davvero osato spostare le applicazioni come fa più comodo a voi, i guai non sono finiti. Aggiornate il sistema operativo a X 10.1, e l’Installer dell’aggiornamento non troverà le vecchie versioni di tutti i programmi (anche quelle che funzionavano ancora) e le lascerà intatte sul disco rigido (provocando anche diversi malfunzionamenti se venissero eseguiite). La stessa identica cosa accade se le applicazioni non vengono spostate ma ci limitiamo a cambiare il loro nome. La fiducia per i tecnici della mela è arrivata al livello di quella che riponiamo nel politico italiano medio.
Avete un documento fatto con Photoshop che si chiama “dic.doc”? Lui cerca di aprirlo con Microsoft Word, proprio come farebbe uno stupido PC. Ci dicono che hanno fatto questa scelta per facilitarci la vita quando scambiamo i documenti con utenti PC. Sarà...
Il 2 novembre 2001, Apple Computer ha rilasciato attraverso il suo sito la versione 2.0 di iTunes per Mac OS X 10.1, liberamente scaricabile. L’installer di quel programma, però, cancellava tutti i file da tutti i dischi rigidi e da tutte le partizioni ad alcuni malcapitati. (Erano a rischio tutti quelli che hanno un disco di avvio il cui nome contiene uno spazio; per la cronaca, iTunes 2.0 è stato tolto dal sito il giorno dopo e poi sostituito con una versione 2.0.1 che non può cancellare documenti in modo non appropriato). Si tratta del più grave problema apparso da oltre un decennio in un prodotto Apple e, diciamoci la verità, quando una cosa del genere succede agli utenti di un sistema operativo Microsoft noi andiamo in giro per una settimana sollevati una spanna da terra, con un sorriso incancellabile sulla faccia: ma stavolta è successo a noi. Lo Installer, invece di andare a cercare il vecchio iTunes sulla base della invisibile “firma” che caratterizza da sempre tutte le applicazioni per Macintosh, la va a cercare per nome esplicito (naturalmente, dentro la cartella “Applications”). Che scusa avete, cupertinesi? L’avete fatto per consentirci di scambiare con maggiore facilità i programmi chiamati “iTunes.app” con gli utenti PC?
Doveva essere Mac OS versione 10. Chiamatemi eretico, ma a me sembra un po’ troppo NextStep versione 5. Doveva essere potente come Unix, facile da usare come un Macintosh: mi capita di trovarlo occasionalmente facile da usare come uno Unix e più facile da confondere di un Macintosh: sarà la stanchezza, o magari sto invecchiando io, non dico di no. Parere personale di chi scrive: non mi interessa un calcolatore abbastanza facile da usare e molto potente, ma che si comporta in maniera imprevedibile, smette di funzionare per eventi fuori dal nostro controllo e mette a rischio il nostro lavoro. Un sistema del genere esisteva già (si chiama “Uindoz” o qualcosa del genere). Era meglio morire da piccoli..


Luca Accomazzi usa quotidianamente OS X dai tempi della beta pubblica: ma non conta, perché Luca Accomazzi usava Unix dal 1985.


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