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Maybe global

Cari no-global, vi trovo davvero tanto simpatici, ma voi cercate di capirmi. Sono un italiano sposato con una moglie russa, lavoro su un calcolatore americano ma fabbricato in Irlanda, vado regolarmente sulla mia automobile giapponese fino a Lugano, dove collaboro con la Radio Svizzera Italiana e scrivo per un quotidiano. Come faccio a stare con voi? Uhm. Adesso che ci penso... basterebbe che io fossi uno svizzero che deve lavorare con un calcolatore russo e viaggiare su un’auto italiana fino in Giappone...


Sassari contro Bellinzona

Dopo un lungo appostamento, oggi ho finalmente pescato una televisione in lingua russa sul satellite, per la felicità di mia moglie. Felicità un po’ smorzata dal fatto che Ajara TV è la televisione di una regione autonoma e russofona della Georgia. Per chi si fosse formato le sue nozioni di geografia prima del crollo del Muro e non abbia poi frequentato corsi di aggiornamento, ricordo che la Georgia è una repubblica autonoma: ha una lingua sua che usa un alfabeto tutto suo, vagamente cuneiforme. Immaginate di essere nati a Sassari, poi trasferiti in Brasile, e l’unica TV in lingua italiana che riuscite a captare trasmette da Bellinzona: capirete perfettamente la signora Accomazzi. Episodi come questo mi fanno intuire che la più genuina obiezione alla globalizzazione sia l’inaspettata complessità del mondo vero. Per tornare al Macintosh, prendete per esempio due simpaticissimi personaggi a cui mi capita ogni tanto di fare una consulenza, i fratelli De Rosa. Sono due abilissimi professionisti del packaging: le confezioni da loro disegnate per prodotti di ogni tipo fanno occhiolino sugli scaffali dei supermercati di mezzo mondo abbondante. Inevitabilmente devono affrontare quotidianamente (per citare loro stessi) alfabeti bislacchi e idiomi balenghi. Un paio d’anni fa, nel compilare l’etichetta per un detersivo da lanciarsi nel Tagikistan hanno scoperto che i nativi di quella amena nazione usano l’alfabeto cirillico, ma dopo il crollo del Muro per meglio differenziarsi dai russi avevano pensato bene di introdurre nuove lettere e nuovi segni grafici. E i De Rosa, poveracci, a passarsi uno ad uno tutti i glifi di tutti i loro font alla disperata ricerca di uno che assomigliasse a quel coso che gli era arrivato su un fax.


Mac OS dieci? No, sei meno meno

Sulla scatola di OS X sta scritto “il sistema operativo più avanzato del mondo”. Illusi. “Il più avanzato del nordamerica”, magari. Apple lo fornisce soltanto in quattordici lingue con tre diversi alfabeti. Chi glielo dice agli utenti del devanagari, del gurmukhi e del gujurati che non possono neppure provare a scrivere sotto Dieci? Anche quando un alfabeto è supportato dal sistema operativo, spesso le applicazioni non provano neppure a gestirlo. Incredibile: arabi e israeliani sono uniti e concordi nel dire che Microsoft è azienda puzzona. Le loro lingue, che si scrivono entrambe da destra verso sinistra (ma con alfabeti diversi) non sono gestite in Word X. Da Redmond spiegano, un po’ imbarazzati, che aggiungere il codice necessario sarebbe costato cinque milioni di dollari in cambio di un decimo di quella cifra in incassi aggiuntivi. Anche un documento scritto in cirillico dentro Word sotto Windows arriva illeggibile su Mac, e viceversa.


Ma mettiamoci d’accordo!

Mi viene il dubbio che gli (enormi) problemi della globalizzazione siano problemi di crescita: tecnici e di comprensione. La Nike faceva produrre le scarpe in Cambogia da bambini trattati in modo disumano, ma revocare i contratti significava precipitare quel paese nella miseria (ancor più) nera. Soluzione? È bastato introdurre i sindacati.