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Passato, presente e futuro dei portali

Nel 1994 due giovani studenti dell’università di Stanford, Jerry Yang e David Filo, decidono di mettere in linea un elenco ragionato dei siti Internet che loro trovano più interessante, usando un vecchio server che nessuno utilizzava più. Il loro utile lavoro incontra il favore di amici e conoscenti, che cominciano subito a sottoporre liste proprie per l’inserimento. Yang e Filo lo chiamano Yahoo (con il punto esclamativo: “Yahoo!”, ma noi per amore della leggibilità lo ometteremo).
L'esplosione del Web rende Yahoo un lavoro ciclopico. Ben presto i due fondatori si sono ritrovati a passare giornate di venti ore visitando e catalogando siti: intuendo l'importanza della loro opera, si sono ritirati dall'università e dedicati a tempo pieno alla loro creatura. Già nel 1996 Yahoo era diventata una impresa commerciale commercialmente in attivo, listava oltre 200.000 siti Internet e impiegava studiosi di ontologia per classificare i siti segnalati; per esempio, voi piazzereste il cinema sotto “intrattenimento” oppure “arte”? Yahoo ha scelto la prima classificazione.
Gli anni successivi vedono arricchirsi l’offerta di siti utili per trovare altri siti, i “motori di ricerca”. Rivoluzionaria è la nascita di Altavista, il primo programma che cerca di catalogare tutta la Rete senza intervento umano. In tempi molto più recenti nasce Google, un motore di ricerca che riesce a segnalare solo siti significativi. Google impiega una serie di metodi brevettati e coperti da segreto, ma il criterio principale è noto: il sistema tiene conto di quanti altri siti fanno riferimento a ogni determinata pagina Web. L’idea: se altri mi mandano i loro visitatori allora io dico cose sensate.
Attorno al 1998 gli addetti ai lavori si rendono conto che moltissimi utenti della Rete hanno impostato i loro calcolatori perché si colleghino innanzitutto con la prima pagina di un motore di ricerca, usandola come trampolino per cominciare ogni giorno la navigazione nel Web. I motori di ricerca guadagnano una nuova etichetta: vengono chiamati “portali”, perché funzionano come una porta d’ingresso a Internet. Lo stesso nome viene condiviso da pochi altri siti di interesse generale che guidano i loro visitatori e che vengono usati nello stesso modo: si tratta soprattutto dei siti dei fornitori di accesso a Internet. Oggi in Europa è universalmente diffusa la prassi dei fornitori impropriamente chiamati “gratuiti”: non richiedono canone di abbonamento ma guadagnano comunque intascando una porzione della bolletta telefonica che l’utente pagherà alla compagnia telefonica. La prima azienda a muoversi in questo senso è stata l’inglese FreeNet; la più importante è oggi Tiscali, nata in Italia e diventata continentale grazie all’acquisto dell’olandese World Online, della francese Liberty Surf, della britannica LineOne e della tedesca AddCom. Chi si iscrive a un servizio come Tiscali riceve gratuitamente un CD-ROM che riprogramma il suo calcolatore in modo che componga i numeri del fornitore d’accesso per collegarsi a Internet; l’installazione fa anche in modo che il portale del fornitore venga usato automaticamente come prima pagina durante la navigazione.
Oggi i motori di ricerca più grandi, nati in America, hanno creato versioni tradotte e localizzate un po’ in tutti i mercati nazionali. In Svizzera, per esempio, è arrivato Lycos; i ticinesi poi trovano naturalmente comodo anche l’accesso ai motori di ricerca piazzati in Italia, come Altavista o Yahoo.
In Europa esistono anche portali locali. Sono motori di ricerca nati per catalogare i soli siti Web nazionali o, addirittura, per parlare solo degli argomenti locali. Gli addetti ai lavori li chiamano spesso “vortali”, contrazione della frase “portali verticali”. È il caso di Voodoo, un vortale che serve Svizzera, Liechtenstein e Austria (purtroppo solo in tedesco). Nelle tabelle che accompagnano questo articolo abbiamo listato i portali svizzeri (indicando le lingue offerte da ciascuno) e quelli italiani.
È difficile valutare quali siano oggi i portali più seguiti in Europa. Ciascuna azienda autocertifica il numero di visitatori, ma ovviamente cerca di gonfiarli (per esempio, conterà due volte un navigatore che torni sulle loro pagine dopo che la prima ricerca non ha trovato quel che cercava). Una azienda americana, Media Metrix, effettua ricerche indipendenti, ma copre solo le cinque nazioni numericamente più attive in Internet, escludendo sia la Svizzera che l’Italia. Nel mondo, il numero uno resta Yahoo, che riceve il 63% delle visite di chi cerca qualcosa in Rete, seguito da Microsoft con il 56 e dal fornitore d’accesso AOL con il 41 (il totale è molto superiore a cento perché tutti gli utenti usano più di un portale).
I portali si finanziano con la pubblicità, battendo cassa grazie al gran numero di visitatori. Oggi però molte imprese Internet poco solide chiudono i battenti, e di conseguenza il mercato della pubblicità si restringe. Gli esperti si attendono fusioni e acquisizioni (sull’esempio di Tiscali) per i portali gratuiti, mentre qualche vortale sta già pensando di offrire i propri servizi a pagamento.