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Telefonia 3G

Durante la prima settimana di giugno 2001, la società giapponese NTT DoCoMo ha effettuato il primo test di telefonia cellulare di terza generazione sul pianeta. Durante la sperimentazione, gli utilizzatori sono riusciti a collegarsi a Internet attraverso il telefono cellulare alla velocità di due milioni di bit al secondo: una velocità ampiamente sufficiente anche per guardare film di qualità superiore a quella VHS. Sono stati coinvolti 3.300 utenti localizzati all’interno dei 23 quartieri centrali di Tokio; una seconda sperimentazione avverrà durante il mese di luglio e coinvolgerà altri 1.200 consumatori, a cui verranno forniti videotelefoni cellulari (provvisti cioè di una telecamera e di un piccolo schermo a colori incorporati -- l’importante è ricordarsi di non avvicinarli all’orecchio ma di tenerli davanti al viso). il pieno lancio commerciale avverrà il primo ottobre prossimo e la società telefonica conta di estendere il servizio all’intera nazione entro un anno. L’esperimento è stato giudicato un sostanziale successo, nonostante la presenza di alcuni piccoli problemi, tra cui il black-out di alcune ore nell’invio della posta elettronica trasmessa dai cellulari. Il sondaggio finale a cui si sono sottoposti i volontari ha evidenziato un’alta soddisfazione, temperata solo dalla scarsa durata (24 ore) delle batterie nei telefoni ultimo modello.
La NTT DoCoMo è un gigante della telefonia mobile, che oggi vanta tre miliardi di dollari di utile annuo grazie all’enorme successo del sistema iMode. I telefoni iMode montano un display grande quanto una carta di credito che può venire utilizzato per navigare sul Web a una velocità superiore a quelle di un comune modem; in Giappone il servizio conta 24.140.000 abbonati e la società conta di introdurlo anche negli Stati Uniti entro l’anno.
Le prospettive sembrano meno rosee nel nostro continente: ma non per motivi tecnologici, bensì di tempistica e di mercato. I cellulari GSM (“di seconda generazione”) sono un enorme successo in tutta Europa, ma le compagnie telefoniche benedette da questo successo hanno commesso numerosi passi falsi negli ultimi mesi. L’introduzione del sistema WAP, che permette la navigazione (ma su un numero limitato di siti, a bassissima velocità, e usando gli schermi asfittici dei telefoni GSM), non ha incontrato successo. Gli stati più popolosi hanno poi offerto in pubblica asta alle società di telecomunicazione le concessioni pubbliche per l’uso delle radiofrequenze riservate ai sistemi telefonici di terza generazione -- gli stessi sperimentati con successo in Giappone. Le gare hanno suscitato una competizione feroce tra i contendenti, che ha fatto impennare le offerte e gli stati hanno incassato oltre cento miliardi di Euro: ora il rischio è che i servizi vengano offerti a tariffe molto alte da parte dei vincitori che vorranno rifarsi in fretta delle spese. Nel frattempo gli attuali concessionari europei di telefonia GSM stanno introducendo, sottotono ma non troppo, una revisione, chiamata GPRS (“general packet radio service”), che migliora la velocità di trasferimento dati. Un telefono GSM può inviare 9.600 bit al secondo, un comune modem usato su linea telefonica di superficie viaggia tra i 33.600 e i 56.000, un GPRS potrebbe in teoria arrivare a 170.000. La velocità effettivamente offerta oggi dal GPRS è significativamente più bassa, ma il massimo teorico è bastato ad alcuni analisti di mercato per mettere in dubbio la necessità e il successo della futura offerta di terza generazione. Per lo stesso motivo, la telefonia GPRS è stata ironicamente ribattezzata “seconda generazione e mezzo”: e qualcuno ha addirittura postulato l’adozione di un ulteriore standard intermedio, lo EDGE (“enhanced data rates for global evolution”), o “generazione due e tre quarti”. Le compagnie telefoniche europee, dissanguate dalle cifre versate alle casse statali, hanno battuto un passo d’arresto e per prudenza non hanno cominciato immediatamente a spendere per approntare gli impianti di terza generazione sul territorio. Oggi tutti gli addetti ai lavori guardano all’esperimento giapponese come a una cartina di tornasole che, debitamente analizzata in tutti i dettagli, permetterà di capire se gli scettici avevano ragione o se la tecnologia di terza generazione debba proseguire la propria strada verso un lancio continentale sul mercato. Per quanto costoso. Gli unici a non sembrare preoccupati sono gli ingegneri. Archiviato lo standard di terza generazione, che ormai è completamente definito e non può venire ulteriormente modificato, gli inventori al soldo delle società come Nokia e Motorola sono al lavoro su una possibile futura quarta generazione. Per ora hanno pronto soltanto un nome e un obiettivo. Il nome è OFDM: orthogonal frequency division multiplexing. L’obiettivo: raggiungere la velocità di cento milioni di bit al secondo, la stessa che caratterizza le reti locali su cavo schermato all’interno delle aziende, ed eliminare così una volta per tutte ogni necessità di cavi nelle canaline dei muri dell’intero mondo. Secondo gli ottimisti, i cellulari OFDM portebbero essere sul mercato nel 2010.


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