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Server farm

Entrare in una server farm della Redbus Interhouse dà al visitatore la stessa impressione di una passeggiata in un laboratorio della Nasa. Le “server farm”, bisogna spiegarlo, sono gli impianti industriali studiati per ospitare i calcolatori permanentemente collegati a Internet: quei computer che danno vita ai siti web. Le aziende che sviluppano o possiedono siti web affittano uno spazio in posti come questo, ben collegati ai fasci di fibre ottiche che costituiscono la spina dorsale della grande Rete. Questa non è la prima “farm” che visito. Le altre avevano un aspetto francamente utilitaristico: grandi spazi, scaffali pieni di calcolatori, aria condizionata. La Redbus Interhouse (una azienda inglese che sta aprendo impianti in tutta Europa) ha invece fatto le cose in grande. Oggi io visito la sede di Milano, appena inaugurata: una gemella è già in preparazione a Ginevra. L’ingresso è normalmente riservato ai clienti paganti, ciascuno dei quali è dotato di una chiave elettronica che fa aprire le grandi porte a paratia. L’ultima delle tre paratie può venire aperta solo dall’interno: una telecamera mi fissa in primo piano, mentre un operatore confronta la mia immagine con quella di una fotografia digitale registrata in una base dati di visitatori autorizzati. Finalmente, accedo ai locali. La “farm” è stata ricavata nello spazio di due fabbriche dismesse ed è dunque composta da due grandi palazzine su un solo piano. Degli edifici originali restano solo i muri portanti. Dentro, tutto è stato ricostruito da zero e tutto brilla di un bianco abbacinante, segno di un interesse certosino per la pulizia. L’aria condizionata viene specialmente trattata per eliminare ogni traccia di polveri, anche le più fini, e fluisce dal pavimento anziché dal soffitto.
Tutti i calcolatori sono ospitati in grandi armadi metallici, protetti con due serrature: per prima quella elettronica; la seconda a combinazione. Ogni armadio ha due porte, sui due lati opposti, per facilitare l’accesso ai calcolatori. Ogni fila di armadi è tenuta sotto osservazione da una telecamera e dalla sala di controllo verificano che il visitatore non esca dalla zona che ha affittato. Il personale Redbus è presente 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno, in modo che i tecnici delle aziende clienti possano intervenire in qualsiasi istante di persona (di solito gli interventi vengono effettuati remotamente).
L’impianto prende elettricità da due punti distinti e indipendenti della griglia dell’azienda elettrica milanese, in modo che un qualsiasi blackout non comprometta il funzionamento dei server. Se un piccolo disastro lasciasse l’intera città al buio, comunque, entrerebbero in azione le batterie: sono perennemente in linea e offrono dunque una risposta in “tempo zero”. Occupano un magazzino per intero, e collettivamente pesano oltre quattordici tonnellate, eppure se l’impianto fosse pieno riuscirebbero ad alimentare tutte le macchine insieme solo per dieci minuti. Tempo più che sufficiente, però, perché il generatore elettrogeno a gasolio -- che vedo su un fianco del palazzo -- si accenda automaticamente ed entri a regime. Il generatore contiene carburante a sufficienza per alimentare ogni computer nelle due palazzine per oltre quarantotto ore, mentre un fornitore esterno garantisce per contratto il rifornimento entro quattro ore, in qualsiasi momento.
In caso di incendio (ma qui non c’è molto che potrebbe davvero bruciare), entrerebbe in azione una batteria di enormi bombole verdi, ciascuna più alta di un uomo, collocate lungo tutto il perimetro a due metri circa l’una dall’altra. Contengono una miscela di gas inerti: il gas caccerebbe l’ossigeno dalle palazzine, soffocando l’incendio sul nascere senza disturbare il corretto funzionamento dei computer (come invece avverrebbe se si usasse un comune impianto antincendio ad acqua).


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.