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Terrore contro tecnologia

Dopo il sanguinoso attentato dell’11 settembre 2001, i responsabili federali della sicurezza negli Stati Uniti d’America stanno ricorrendo al loro più fedele alleato di sempre: l’alta tecnologia. Una impressionante batteria di nuove tecniche e dispositivi all’avanguardia vengono realizzati (o, in alcuni casi, rispolverati) per impedire qualsiasi forma di bis da parte di Osama bin Laden e dei suoi.
I metal detector degli aeroporti non hanno potuto nulla per identificare i coltelli di ceramica e taglierini che i dirottatori hanno impiegato l’11 settembre: l’FBI sta allora resuscitando una tecnologia più sofisticata, il face detector. Una telecamera digitale viene posizionata sopra agli ingressi pedonali dell’aeroporto e collegata con un potente calcolatore che ha memorizzate le foto di tutti i ricercati. I visi di tutti i passanti (sino a quindici al secondo) vengono allora paragonati alle immagini conosciute e le guardie agli ingressi vengono allertate in caso di riscontro. Questa tecnologia era già stata applicata pochi mesi fa durante il SuperBowl, la finalissima del campionato di football americano.: tutti gli ingressi dello stadio erano stati dotati di questo sistema di rilevamento. Le proteste degli spettatori che sono stati trattenuti per alcuni minuti, vittime di “falsi positivi” che hanno richiesto accertamenti, avevano ai tempi convinto gli agenti federali ad abbandonare la tecnologia; ma oggi i cittadini sono più disposti a sopportare qualche disagio in cambio di maggior sicurezza. Anzi: gli Stati Uniti, che nella miglior tradizione anglosassone sono sempre stati restii ad adottare le carte d’identità e ogni forma di identificazione personale, stanno dibattendo la possibilità di affibbiare ad ogni cittadino (o perlomeno a chi lavora in settori strategici) tessere d’identificazione non falsificabili, basate su scansioni della retina. Una tecnologia inizialmente sviluppata per creare nuovi tipi di bancomat che non hanno bisogno del codice numerico a sei cifre per riconoscere il correntista.
Lo stesso successo spetterà ai rilevatori di sostanze chimiche di cui gli americani intendono quietamente dotare i loro mezzi pubblici ad alto traffico -- a cominciare dalla metropolitana della capitale. I responsabili della sicurezza temono episodi simili a quello che portò alla morte di dodici persone a Tokyo nel 1995, quando il culto degli Aum Shinrikyo liberò un gas nervino, il sarin, nelle gallerie. Sono allo studio anche rilevatori portatili di gas nervino, grandi quanto una carta di credito.
Gli scanner a raggi X attraverso i quali viene fatto passare il bagaglio a mano negli aeroporti saranno affiancati dai sistemi backscatter: si tratta di loro cugini più sofisticati che permettono agli agenti di vedere tutti gli oggetti che una persona porta su di sé. Una azienda americana, la Body Search Inc., li produce da anni, ma sono così rivelatori che venivano ripudiati per pudore: altro privilegio che gli statunitensi sono oggi disposti a trascurare. Anche un’altra compagnia, la californiana Ancore, trova nuovi acquirenti per il suo sistema chiamato Pulsed Fast Neutron Analyzer. Si tratta di un gigantesco scanner che può esaminare i contenuti di un container, un autoveicolo sino alle dimensioni del camion o una piccola imbarcazione senza svuotarli: rivela la presenza di esplosivi. Il costo, un milione di dollari a pezzo circa, sino a ieri veniva giudicato proibitivo, ma anche i costi oggi vengono rivalutati.
Una terza società, la Cepheid, sino a ieri fornitrice in esclusiva del Pentagono, sta completando in gran fretta un rilevatore di agenti patogeni. L’apparecchio, delle dimensioni di una scatola per scarpe, promette l’identificazione di tutti i più plausibili attacchi batteriologici: le enterotossine da stafilococco B, lo anthrax e la febbre-Q. Pare che il bioterrorismo sia la forma d’attacco che il governo americano teme di più, perché sembrerebbe accertato che gli agenti Al Qaeda di bin Laden abbiano effettivamente cercato di procurarsi campioni delle tossine del botulino e dello anthrax (negli anni Novanta, in Cecoslovacchia) e perché sarebbe davvero difficilissimo prepararsi a contromisure tempestive sull’intero territorio. Esemplare è il caso del vaiolo: questa mortale malattia altamente infettiva è stata completamente debellata nel 1977: oggi i bambini non vengono più vaccinati contro di essa. Del virus restano soltanto campioni criogenicamente preservati per scopi di studio. Gli esemplari dovrebbero essere concentrati in due soli laboratori ad altissima sicurezza (uno a Koltzovo, Russia, e l’altro ad Atlanta, USA), ma si teme che ne possano esistere altri, in Iran o Pakistan, e temendo che i terroristi possano impadronirsene, gli Stati Uniti hanno ordinato quaranta milioni di dosi del vaccino. Che, però, saranno consegnate solo nel 2004.
Perquisizioni e ricerche non risparmiano certo Internet. La National Security Agency, i servizi segreti americani ad alta tecnologia, già da tempo stavano lavorando su sistemi anti-steganografici per rivelare i messaggi che la rete terroristica di bin Laden si scambia sulla Rete (noi, inopinati profeti, ne scrivevamo il 6 settembre 2001). L’FBI, forte di una nuova legge antiterrore approvata a tappe forzate dal Parlamento USA, sta obbligando tutti i fornitori di accesso ad Internet a installare Carnivore, un programma che analizza tutti i messaggi di posta elettronica che transitano dai server americani, alla ricerca di alcune parole chiave: l’intestazione (cioè mittente, destinatario, istradamento e oggetto) delle e-mail che fanno scattare l’allerta viene inoltrata a un agente che ha il diritto di chiedere all’autorità giudiziaria un mandato per indagare -- seguendo a questo punto la stessa prassi che la legge d’oltreoceano riserva alla corrispondenza cartacea.


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