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DataGrid

Quando il CERN di Ginevra fa ricerca, di solito scopre. Ma quando scopre, può capitare che scopra più di quello che può analizzare. Alcune, recenti, complesse serie di esperimenti di fisica subatomica hanno generato quantità inimmaginabili di dati -- anche nell’ordine dei petabyte, cioè milioni di miliardi di byte, cioè l’equivalente di centomila e più dischi rigidi del tipo più moderno stipati sino all’orlo. Nessun calcolatore al mondo può elaborare così tante informazioni e nessuna rete moderna può farle transitare per consentire la distribuzione dell’elaborazione su una batteria di elaboratori che, macinando in paralelo, scoprano quali verità si annidano nella massa di informazioni. Il nuovo “large hadron collider”, un gigantesco frantumatore di particelle subatomiche del diametro di ventisette chilometri sepolto a cento metri di profondità nelle vicinanze di Ginevra quando entrerà completamente in funzione potrà generare anche una decina di petabyte per ogni anno di esperimenti. Nei primi esperimenti, che si stanno svolgendo in questi giorni, gli scienziati sono costretti a non memorizzare tutte le informazioni che lo strumento sarebbe in grado di fornire.
La Comunità Europea, con uno stanziamento di dieci milioni di Euro ha avviato a fine Novembre 2001 il progetto DataGrid proprio con lo scopo di risolvere questa categoria di problemi. DataGrid (www.eu-datagrid.org) costruirà una rete ad elevatissima velocità che collegherà tra di loro le maggiori istituzioni scientifiche del nostro continente, permettendo così la costituzione di progetti collaborativi su scala multinazionale. Il sistema operativo al cuore di DataGrid sarà il sempre più popolare Linux, il potente (e gratuito) ambiente Unix-compatibile che gode di eccellente fama negli ambienti accademici. DataGrid è un po’ la risposta europea al progetto statunitense “Internet 2”, che sta realizzando una analoga super-rete tra le maggiori università nordamericane. Il cuore del sistema si troverà a Ginevra, ma la rete verrà strutturata in modo ridondato, e cioè ogni suo nodo e ogni suo segmento saranno dispensabili in caso di problemi, permettendo la ridistribuzione del carico di lavoro e del flusso di dati. Della rete faranno parte anche istituti geograficamente remoti, come il Trinity College di Dublino in Irlanda.
Il “large hadron collider” e il DataGrid dovrebbero venire completati, simultaneamente, entro il 2006: ma ci si aspetta che del progetto DataGrid beneficeranno anche la ricerca astronomica (ESA, l’agenzia spaziale europea, è coinvolta nel progetto) e la ricerca biogenetica. Gli aspetti informatici della operazione vengono seguiti da IBM, partner tecnologico del consorzio.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.