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Oltre ADSL

La ricetta per superare l’attuale momento di debolezza economica? Per l’industria informatica c’è una sola risposta: aumentare la velocità di connessione a Internet in modo da stimolare la domanda di nuovi servizi e la possibilità tecnica di studiarne di nuovi e rivoluzionari. A cominciare da due idee che circolano da tempo ma non si è ancora riusciti a portare negli uffici e nelle case: la teleconferenza e il video su richiesta (un sistema in cui noi noleggiamo un film ed esso ci viene mandato in forma digitale sul video di casa, senza richiedere un viaggio in videoteca per prendere la cassetta e un altro per restituirla).
Sino a pochissimi anni or sono, l’unico mezzo abbordabile per collegare un computer in rete geografica era rappresentato dai modem, gli apparecchi che usano la rete telefonica. Tra il 1982 e il 1995 i modem sono gradualmente passati da 300 a 33.600 bit/secondo: ma lì si sono fermati, perché hanno incontrato un limite fisico. La rete telefonica, infatti, è stata progettata per trasmettere voce, non dati: la gamma di frequenze disponibile al modem è stata saturata e non c’è modo di infilarci una quantità maggiore di informazioni. Nel 1996 sono apparsi sul mercato i modem di tipo V.90: permettono di scaricare 50.000 bit al secondo se ci colleghiamo con un fornitore di accesso a Internet che abbia installato una connessione dati diretta con la centralina telefonica che serve la nostra abitazione. I modem V.90 sono asimmetrici: la velocità con cui noi possiamo inviare dati verso Internet è sempre di 33.600 bit al secondo.
Veniamo al 2001: la soluzione preferita di chi desidera una connessione di buona velocità via Internet, neglin USA così come nella vicina Svizzera, è il “cable modem”, o “modem via cavo”. Anche questa soluzione è asimmetrica, ma è capace di ben 512.000 bit/secondo in ricezione e 256.000 in spedizione. Per ottenerla, si abbandona il cavo telefonico a favore del cavo televisivo. Il problema è che questo mezzo trasmissivo, studiato per diffondere la televisione a pagamento, è condiviso tra tutte le case di un paese o quartiere (un migliaio circa): quando tutti i nostri vicini si collegano alla Rete la velocità reale con cui scarichiamo documenti precipita. Comunque, anche 512.000 bit al secondo non sono sempre sufficienti: per esempio, ne servono almeno il quadruplo per ottenere il video su richiesta con una qualità paragonabile a quella di una videocassetta VHS.
Per superare questo limite, si torna al cavo telefonico: applicando speciali filtri al doppino di rame (uno in centrale e uno nella nostra abitazione) lo si trasforma in un mezzo trasmissivo dedicato e interamente digitale. Questa soluzione si chiama ADSL (asynchronous digital subscriber line): da pochi mesi è disponibile anche in Ticino anche se, purtroppo, per ora la velocità commercialmente offerta è circa la stessa del cable modem: 640.000 bit in ricezione e la metà in spedizione. La bella notizia è che ADSL può soltanto crescere: queste cifre sono solo l’inizio, proprio come i 300 bit/secondo dei primi modem nel 1982. La ADSL ha una capacità teorica di otto milioni di bit/secondo in ricezione e un decimo in spedizione; negli Stati Uniti sono già disponibili abbonamenti due volte più veloci di quelli nostrani e anche da noi qualcosa sta facendo timidamente capolino nelle grandi aree metropolitane. La cattiva notizia è che la ADSL non sarà mai alla portata di tutti: non è economicamente conveniente trasformare le centrali telefoniche che servono le zone più remote (rurali o montane) e soprattutto il segnale digitale si degrada troppo quando la distanza della nostra casa dalla centrale è superiore a cinque chilometri e mezzo.
Per il futuro prossimo venturo — la notizia è recentissima — si sta pensando a un sistema di nuova generazione che superi i limiti della offerta attuale. È figlio della attuale ADSL e si chiamerà G.SHDSL (sigla di “giga single-pair, high-bit-rate digital subscriber line”). I primi prototipi sono allo studio delle maggiori società europee di telecomunicazioni ed è possibile che gli esperimenti sul campo avranno inizio già dalla prossima primavera. Il nuovo protocollo, standardizzato nel febbraio scorso dallo ITU (International Telecommunication Union: l’ente mondiale che sovrintende alle telecomunicazioni), raggiunge ben 4,6 milioni di bit al secondo quando la casa e la centrale telefonica si trovano entro una distanza ragionevole. Quando però la distanza sale e il segnale si degrada, G.SHDSL può continuare a funzionare, seppure a velocità dimezzata, semplicemente installando comuni (ed economici) ripetitori ogni cinque chilometri lungo il cavo telefonico. G.SHDSL, inoltre, è un sistema simmetrico: la velocità di invio è uguale a quella di trasmissione. Per questo motivo ci si attende che le società di telecomunicazioni offriranno la tecnologia alle aziende prima che ai privati: le società, infatti, tipicamente si dotano di un sito web e quindi hanno necessità di inviare molti dati verso i loro visitatori, mentre i consumatori si limitano a ricevere informazioni e sono adeguatamente soddisfatti anche da connessioni asimmetriche, a grande velocità esclusivamente in ingresso.


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