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Musica in rete

C’era una volta Napster. Il colosso statunitense permetteva a chiunque di scambiare liberamente musica, compressa ai minimi termini nel formato digitale MP3 (motion picture expert group layer 3, cioè “terzo formato per l’audio stabilito dal gruppo di esperti per la cinematografia digitale”). I più giovani ne abusavano; basta che un ragazzo acquisti un CD audio e lo inserisca nel computer di casa per realizzare documenti MP3, e gli MP3 apparivano in forma liberamente scaricabile su Napster a poche ore di distanza dall’apparizione di un nuovo album nei negozi. Ne è nata una battaglia legale che ha opposto a Napster la RIAA, potente associazione delle industrie discografiche americane. La difesa ha spiegato che ogni trasferimento avveniva esclusivamente da PC a PC, da consumatore a ladro di musica: i server e il sito di Napster non facevano che mettere in contatto le persone tra loro. Il giudice non ha accettato il ragionamento: Napster ha prima chiuso i battenti e il marchio è stato poi rilevato dalla tedesca Bertlesmann.
Le case discografiche (le cinque più grandi, BMG, Emi, Sony, Universal e Warner, sono le cosiddette “major”) hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo nel mondo della musica, perché le percentuali che incassano sono altissime, quasi sempre superiori a quelle dell’esecutore del brano e spesso in linea con quelle dell’autore. Le major hanno reagito al successo di Napster con un eccesso di autodifesa. A fine 2001 sul mercato è iniziata la graduale introduzione di CD audio “protetti contro la copia”: Universal è stata la prima casa a muoversi su questo fronte, attivandosi su tutti i mercati del mondo. Nella nostra lingua, per esempio, è stato “protetto” l’ultimo lavoro di Max Gazzè. Per capire come funziona la protezione e quali sono i suoi lati negativi per il consumatore bisogna sapere che tutti i CD audio memorizzano la musica in un formato ridondato. Tutti i bit che registrano la forma dell’onda sonora, 44.100 volte al secondo, vengono incisi sul disco ottico più di una volta, attraverso un metodo matematico chiamato codice ciclico. Se la superficie del disco viene graffiata, la sequenza di bit letti non è più identica alla sequenza originalmente registrata, ma un processore all’interno del lettore riconosce la situazione e riesce a ricostruire la sequenza originale attraverso un algoritmo.
Ed ecco il trucco: i CD protetti vengono volutamente incisi con moltissimi errori nei codici di controllo, commessi ad arte in modo che la ricostruzione del’onda sonora non possa più avvenire. L’idea è che un comune lettore di CD audio riconoscerà gli errori ma, non potendo fare nulla per rimediare la situazione, riprodurrà comunque la musica. Viceversa, quando il disco viene inserito nel lettore CD di un personal computer questo si rifiuterà di leggere il disco ritenendolo danneggiato oltre ogni speranza. Diventa così impossibile duplicare il disco o spremerne la musica in formato MP3, ma anche semplicemente ascoltarlo attraverso le casse del calcolatore -- un uso legittimo a cui molti consumatori sono abituati. Il disco è anche intrinsecamente molto più sensibile ai graffi; secondo alcuni esperti si introdurrebbero anche disturbi percettibili nella musica, anche se la questione è ancora discussa. Di certo, alcuni lettori HiFi si comportano come i PC e si rifiutano di riprodurre i brani musicali. (Inciso: i CD protetti sono riconoscibili -- a malapena -- da una indicazione riportata in caratteri minuscoli, di solito sul retro). Ce ne sarebbe abbastanza per far infuriare gli audiofili, ma almeno una major ha rincarato la dose annunciando che intende mettere in vendita gli album in un secondo formato, adatto all’ascolto sui PC ma protetto da crittografia in modo che sia impossibile copiarlo o scambiarlo. Idea sgradevole, perché chi ascolta musica sia attraverso il computer sia con un comune apparecchio stereo dovrebbe acquistare due volte lo stesso brano; perché il formato è compatibile solo con le macchine Windows, tagliando fuori tutti gli altri sistemi operativi; perché complica la vita a chi cambia calcolatore o reinstalla Windows sul suo PC.
Non sorprende scoprire che alcune associazioni di consumatori invitano a boicottare i CD protetti. Dal canto loro i pirati, cioè quei delinquenti che riproducono i CD per venderne copie abusive, hanno già trovato il modo di aggirare la protezione.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.