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Osama sim Laden

I programmi di simulazione sono piccoli mondi creati in software, dove il calcolatore esegue una gran quantità di regole per cercare di ricostruirte come una determinata situazione reale potrebbe evolversi.Per esempio, già negli anni Settanta molte grandi città adottarono programmi di simulazione del traffico. Si ricostruiva la rete di strade, piazze, vie e vicoli dentro la memoria del calcolatore; poi gli si ordinava di simulare la comparsa, il movimento e la sparizione di qualche milione di veicoli, a imitazione del traffico cittadino. Regole e numero venivano regolati con attenzione sinché il traffico simulato non cominciava a comportarsi come il traffico vero: si faceva in modo che un numero maggiore di veicoli circolasse nelle “ore di punta”, si programmava l’elaboratore in modo che una certa percentuale di veicoli provenisse dall’esterno della città a imitazione del traffico dei pendolari, eccetera. Quando la simulazione cominciava ad assomigliare moltissimo alla realtà, gli architetti e i tecnici cittadini potevano giocare con i parametri per cercare di risolvere i problemi del traffico reale. Cosa succederebbe se chiudessimo il centro storico? Se cambiassimo i tempi dei semafori sulla tangenziale? Se trasformassimo questa strada qui in un senso unico? Dopo un gran numero di simulazioni, le modifiche teoriche che avevano riportato i migliori successi per fluidificare il traffico venivano eseguite sulla città vera, quasi sempre con risultati pratici molto positivi.
Negli anni Novanta i programmi di simulazione sono sbarcati sui personal computer nella forma di giochi piuttosto popolari. Il più famoso è SimCity: il giocatore assume il ruolo del sindaco di un paesino nascente e cerca di trasformarlo in una metropoli senza soccombere a inquinamento, criminalità, traffico o disoccupazione.
Oggi scopriamo che dopo l’undici settembre 2001 i programmi di simulazione hanno spopolato in un ambiente decisamente più serio. La Scuola di guerra della Marina militare degli USA ha realizzato una istituzione con l’unico scopo di utilizzare le simulazioni a scopi bellici. Si chiama Modeling, Virtual Environments and Simulation Institute (pressappoco “Istituto per la modellazione, gli ambienti virtuali e la simulazione”) e ha sede in Monterey, California, città sin qui più nota per essere sede della saga immaginifica di Zorro. L’Istituto, che inizialmente pareva soltanto uno dei tanti esperimenti dei militari americani, in questi giorni ha ricevuto la massima attenzione da parte dello stato maggiore perché sin dai primi giorni di ottobre aveva predetto con impressionante verosimiglianza i tempi e i modi in cui si sarebbe svolta la campagna di Afghanistan. Si dice anche che le conclusioni delle simulazioni dell’istituto siano state adottate per pianificare la presa di Kandahar e le mosse conclusive della operazione americana.
Il quotidiano statunitense Los Angeles Times ha recentemente intervistato Michael Zyda, 47 anni, capo ricercatore dell’istituto. Pur senza entrare nei dettagli, Zyda ha spiegato che i suoi trenta ingegneri e le sue macchine oggi sono al lavoro su un prtogetto ironicamente battezzato “Osama sim Laden”. Da una parte ricostruiscono in simulazione le città e le infrastrutture degli USA per studiare come e fino a che punto un commando di terroristi o sabotatori potrebbe metterle a repentaglio; dall’altra provano a ricreare nella memoria degli elaboratori situazioni di guerra in cui unità militari di dimensioni relativamente piccole si trovano ad affrontare gruppi armati. Lo scopo in questo caso è di calcolare quali strategie di battaglia i soldati statunitensi potrebbero adottare, specialmente se gli avversari adottassero strategie di guerriglia, manovre “mordi e fuggi”, o tattiche di terrorismo urbano come la conquista a mano armata di un grande edificio in una città occidentale. Si tratta, entro certi limiti, di una riedizione ad alta tecnologia dei ‘giochi di guerra’ che gli stati maggiori adottano da quasi un secolo. I wargame, però, tradizionalmente vengono combattuti su grande scala (a livello di battaglioni di soldati o intere unità navali), mentre la simulazione informatica permette agli ufficiali di eseguire prove a livello di squadra e di testare come l’assegnazione di strategie e ordini differenti a livello del singolo soldato possa fare la differenza in una situazione militare. L’immagine che accompagna questo articolo mostra proprio la schermata che permette di assegnare gli ordini a un singolo “simSoldato”. Nelle simulazioni eseguite per valutare la situazione in Afghanistan, i risercatori dell’istituto hanno ottenuto risultati straordinariamente verosimili semplicemente abbassando oltre tutti i limiti precedentemente studiati il parametro di “autoconservazione” dei soldati avversari -- cioè l’importanza che il combattente assegna alla propria vita e lo sforzo che effettua per uscire vivo dalla battaglia -- in modo da ricreare una situazione in cui le forze statunitensi affrontano avversari fanatici che non si preoccupano particolarmente di uscire vivi da uno scontro a fuoco.
Il sito Internet del Modeling, Virtual Environments and Simulation Institute, all’indirizzo http://movesinstitute.org, contiene anche una sezione dedicata alla ricerca del personale; questa riporta un certo numero di richieste nel campo della grafica 3D, e in particolar modo della rappresentazione di interni e della raffigurazione verosimile di esseri umani. Non ci sono spiegazioni, ma non ci stupirebbe scoprire che gli scienziati della Marina americana stiano per scoprire nuove applicazioni di un’altra branca dell’informatica che attualmente viene usata quasi esclusivamente per i videogiochi: la realtè virtuale..


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