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Handicap e web

Avere uno handicap non è uno scherzo. Ma può anche succedere che le sue conseguenze dirette -- gli impedimenti che ciechi, disabili e semplici infortunati trovano nella vita quotidiana -- siano meno gravi delle frustrazioni provocate dal tentativo di vivere in un mondo costruito a immagine e somiglianza dei “normali”. Le nuove tecnologie spesso si rivelano non comodità e facilitazioni ma frustrazioni per chi non è in grado di utilizzarle; e quello che per molti è progresso per alcuni diventa un inferno.
Prendete i personal computer. Venti anni fa i PC lavoravano con semplici schermate di testo perché la scarsa potenza degli elaboratori dell’epoca rendeva impraticabili soluzioni di tipo grafico. I ciechi potevano utilizzare praticamente qualsiasi applicativo software, grazie all’uso di semplici ma efficaci apparecchi che leggevano ad alta voce tutto il testo che appariva sullo schermo (ancora oggi esistono soluzioni del genere, primitive ma efficaci, per navigare il teletext inviato insieme ai programmi televisivi). La nascita di Windows è stato un gigantesco passo indietro: all’improvviso tutto il testo si trova annegato in mezzo a sovrastrutture grafiche, qualsiasi programma richiede l’uso di un mouse, il mondo dell’informatica diventa inutilizzabile non solo ai ciechi ma persino a molti ipovedenti.
L’avvento del web, in tempi più recenti, ha costituito inizialmente una benedizione. Le pagine web tipiche della metà degli anni Novanta contenevano molto testo con una spolverata di elementi grafici. I browser, cioè i programmi per la navigazione del web, come Explorer e Netscape, erano oggetti semplici e potevano venire rimpiazzati con soluzioni alternative e basate sulla sintesi vocale. Oggi il web si è complicato ed é nata una intera generazione di grafici del web, proveniente dalla pubblicità e dalla comunicazione, che si sente in dovere di creare siti “eleganti” e “ad immagine coordinata” che richiedono tecnologie inadatta alla consultazione da parte dei meno fortunati (come le animazioni Flash, i frame, i siti interattivi e in generale l’uso smodato della grafica).
E non ci sono solo i ciechi. Esistono handicap motori che impediscono di usare un mouse e rendono frustrante il tentatico di cliccare un link interessante ma posizionato su un’area piccolissima del video. In altri casi l’uso del mouse non è un problema ma non si riesce a battere sulla tastiera -- magari non c’è sufficiente coordinazione motoria -- e in quesi casi è una frustrazione incontrare quei siti che pretendono la registrazione con nome, cognome e indirizzo mail prima di procedere nella navigazione.
Quel che le tecnologie tolgono, le tecnologie cercano di restituire. Esistono società e individui che si applicano nella produzione di soluzioni abilitanti. Una bella collezione di soluzioni e associezioni si trovano citati sul sito di mediaMente, una trasmissione RAI (www.mediamente.rai.it/home/tv2rete/mm9899/tematich/handicap.asp). Esistono, per esempio, mouse che si spostano a schermo in conseguenza di cenni del capo e altri ancora che reagiscono al semplice spostamento degli occhi che stanno guardando il video. Ci sono stampanti braille e moduli per comandare il calcolatore a voce. Spesso la difficoltà vera sta nel trovare soluzioni che si applichino alla lingua italiana (molte soluzioni arrivano da oltreoceano, ma un sintetizzatore vocale adatto ai fonemi inglesi è inutilizzabile per noi, le nostre tastiere sono diverse dalle loro, eccetera). Globalmente, la tecnologia torna ad offrire soluzioni concrete ai problemi... anche se in questo caso si trattava di problemi provocati dalla tecnologia stessa.


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