DI RECENTE ACCOMAZZI...
CERCA
» Ricerca avanzata
MAILING LIST

Se vuoi iscriverti alla mailing list di Luca Accomazzi inserisci qui la tua mail:

Vuoi ricevere i messaggi immediatamente (50 invii / giorno) o in differita e in gruppo
(due invii / giorno)?

» Vuoi saperne di più?

Piatto è bello

L’ormai vecchio e da sempre ingombrante tubo catodico verrà rimpiazzato in tutto e per tutto dal display a cristalli liquidi. Gli addetti ai lavori, come al solito, si esprimono per sigle e preferiscono dire che gli LCD TFT (liquid crystal display, thin film transistor, cioè “schermi a cristalli liquidi con transistor su pellicola ultrapiatta”) hanno ormai raggiunto o superato tutte le caratteristiche tecniche dei CRT (cathode ray tube, cioè “tubo a raggi catodici”).
Gli schermi ultrapiatti sono sul mercato da anni ormai, ma alcune limitazioni tecnologiche e un prezzo elevato li avevano sempre ristretti a prodotti costosi e di nicchia (come i calcolatori portatili). Oggi gli schermi LCD equipaggiano anche calcolatori da tavolo come lo IBM NetVista o lo iMac, la cui targhetta del prezzo sta sotto i tremila franchi. Il prossimo passo arriverà quando il prezzo degli schermi ultrapiatti scenderà di un’altra tacca e anche tutti i comuni televisori adotteranno questa tecnologia: una società americana di ricerche di mercato, la International Data Corporation, sostiene che nel 2005 gli LCD avranno raggiunto la parità con i CRT per numero di pezzi venduti.
I vantaggi dei cristalli liquidi sono parecchi. Alcuni sono evidenti, come peso e ingombro: un televisore da 32 pollici con schermo a sedici noni richiede due uomini per il trasporto, mentre un apparecchio equivalente basato sugli LCD peserebbe meno di cinque chili. Sarebbe anche insensibile alle distorsioni provocate dai campi magnetici: poggiate un telefono cellulare sopra alla TV e aspettate che squilli per rendervi conto che lo stesso non si può dire dei tubi tradizionali. Il consumo di energia elettrica è altrettanto a favore degli schermi ultrapiatti, e non si tratta di una caratteristica da sottovalutare. I tubi catodici scaldano molto, consumando elettricità nel farlo; invece l’elemento luminoso dello schermo a cristalli liquidi è il cosiddetto CCFL (cold cathode fluorescent lamp, cioè “lampada fluorescente a catodi freddo”), un parente ultrasottile della lampada a neon che lavora a una temperatura di 25 gradi.
Gli LCD sono anche più luminosi e meglio contrastati a parità di superficie; i modelli più recenti della Hitachi arrivano a duecento candele per metro quadro con contrasto di 500 a 1, rispettivamente il doppio e il triplo di quanto riesce a fare l’eccellente schermo CRT Sony Trinitron (i giapponesi sono all’avanguardia della tecnologia degli schermi). Le capacità di luminosità e contrasto hanno anche una importante conseguenza: uno schermo LCD offre una gamma percettivamente più ampia di colori. Ci sono, insomma, molte tinte che uno schermo a tubo catodico non riesce ad esprimere, specialmente tra i rossi, ma che sono alla portata degli ultrapiatti. Sino a pochi anni fa le cose non stavano in questi termini: i primi schermi a cristalli liquidi commercialmente diffusi erano i cosiddetti STN (o “a matrice passiva”), dai colori spenti e fangosi. Cinque anni fa sono stati rimpiazzati dai moderni TFT, nei quali ogni singolo punto luminoso è controllato da un transistor che ne ottimizza l’efficacia, ma per questo costosissimi. I TFT a loro volta erano limitati nell’effetto cromatico perché tutti i modelli sul mercato sino a un anno fa circa accettavano soltanto una gamma limitata di segnali: tant’è che nei personal computer si usavano solo per schermate con migliaia di colori, riservando ai tubi catodici le situazioni che richiedono milioni di colori, come accade per esempio nella grafica pubblicitaria.
Altro tallone d’Achille dei monitor a cristalli liquidi, sino a pochissimo tempo fa, era l’angolo di visuale. Tutti noi sappiamo che un comune televisore è visibile anche quando non ci troviamo perfettamente di fronte allo schermo, ma gli schermi TFT prodotti sino a tutto il 1999 non condividevano questa utile caratteristica. Ciascun cristallo liquido irradiava luce soltanto perpendicolamente allo schermo e chi si spostava anche di poco dalla posizione ideale osservava immediatamente aberrazioni visive che rendevano l’immagine irriconoscibile già a trenta gradi di inclinazione. I modelli di punta oggigiorno invece offrono un campo di visione di ben centosessanta gradi sia in verticale che in orizzontale: li si può guardare quindi anche di sghimbescio (la maggior parte dei prodotti sul mercato, tra cui tutti gli abbordabili modelli da 15 pollici, non sono così flessibili e hanno un angolo di visuale di 120 gradi in orizzontale e 90 gradi in verticale, pur sempre molto buono).
Un altro consistente vantaggio degli schermi LCD sui tubi catodici è per ora avvertibile soltanto a chi sfrutta questa tecnologia in abbinata a un personal computer, e anche in questo caso solo se monitor e calcolatore sono collegati con un cavo speciale come il DVI (digital video interface, cioè “interfaccia video digitale”). Oggi sempre più spesso le immagini vengono memorizzate in forma digitale: questo è evidente nel caso delle schermate generate da un elaboratore, ma vale anche per la TV satellitare e per i film in formato DVD. Quando una immagine del genere viene proiettata su uno schermo tradizionale è necessario convertirla in formato analogico; gli schermi TFT invece sono intrinsecamente digitali e sono quindi in grado di restituire immagini più nitide.
Infine bisogna sapere che in uno schermo CRT l’immagine viene costantemente ridisegnata dal pennello elettronico, con una frequenza minima di 50 (è il caso delle comuni TV) e massima di 120 (per i monitor e i calcolatori migliori) volte al secondo. Lo sfarfallio può stancare l’occhio; in un TFT l’immagine invece è perfettamente fissa. I salutisti prendano anche nota che uno schermo a tubo catodico emette radiazione a frequenze molto basse: nessuno ha mai dimostrato che possano avere effetti nocivi sull’organismo... ma le radiazioni zero di un TFT ci rassicurano di più.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.