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L’invasione della pubblicità

Chi scrive ha ricevuto esattamente ventinove messaggi di posta elettronica indesiderati nelle ultime nove ore. Conoscenti invadenti? Ex partner litigiosi? No, pubblicità, e della peggiore: offerte di mutui solo apparentemente vantaggiosi, cure miracolose per perdere peso, viaggi viagra e varia vanità.
Non c’è dubbio, negli ultimi mesi la pubblicità via Internet ha conosciuto una preoccupante escalation di aggressività e quantità. Dal punto di vista di un economista di tratta di una naturale evoluzione: la stagnazione economica ha fatto calare la domanda, i prezzi sono scesi, i venditori hanno reagito aumentando la quantità di offerte e (per quanto riguarda il web) proponendo agli inserzionisti rimasti un posizionamento più centrale e più ingombrante nelle pagine. Noi, consumatori e utilizzatori della Rete, normalmente subiamo.
A proposito di posta elettronica: non tutti sanno che la pubblicità indesiderata è espressamente vietata dai regolamenti della Rete. Purtroppo, è comunque diffusissima. In gergo Internet, viene chiamata “spam”, dal nome di una disgustosa crema di carne in scatola nota per la sua pubblicità invadente negli anni Sessanta. Comincia ad arrivare non appena il nostro indirizzo e-mail si diffonde e chi utilizza uno stesso indirizzo per molto tempo e lo pubblicizza viene inondato, come sta accadendo al sottoscritto. Un privato può certamente reagire aprendo un’altra casella postale e abbandonando la precedente, previa segnalazione agli amici; moltissimi siti ne offrono di gratuite (il più famoso è www.hotmail.com, con oltre 120 milioni di caselle mail assegnate). Molto spesso, la spam riporta come mittente un indirizzo inesistente, e quindi non possiamo rispondere con un irato “andatevene al diavolo”; analogamente inutile è rivolgersi all’indirizzo spesso segnalato nella mail stessa per chi desidera venire rimosso dall’elenco dei destinatari. I pubblicitari senza scrupoli che inviano la spam infatti ignorano di routine le richieste ricevute: alcuni cinicamente considerano la risposta ricevuta come una dimostrazione del fatto che il nostro indirizzo esiste e che la posta lì spedita viene letta; e così la quantità di messaggi pubblicitari che riceviamo aumenta addirittura. Una soluzione più efficace sta nell’uso di filtri che i moderni programmi di posta elettronica offrono agli utilizzatori: riceveremo comunque la pubblicità ma essa finirà automaticamente nel cestino, dopo essere stata riconosciuta dal nostro software. Disgraziatamente i filtri non sono perfetti: qualche messaggio sopravvive al filtraggio e viene comunque sottoposto alla nostra attenzione, occasionalmente addirittura qualche messaggio lecito può venire dirottato nel cestino.
Una strategia efficace: prevenire l’influsso di spam. Sono solo gli indirizzi conosciuti a venire fatti bersaglio della pubblicità, quindi basta mantenere privatissimo l’indirizzo per restare al sicuro. Se una azienda, per esempio, pubblica sul suo sito web gli indirizzi dei dipendenti, allora la pubblicità per e-mail non tarderà ad apparire: i pubblicitari hanno a disposizione programmi dedicati che visitano automaticamente tutte le pagine del web e “mietono” tutti gli indirizzi ivi contenuti.
Le aziende che gestiscono o si fanno gestire indirizzi di e-mail per i collaboratori, appoggiati a un nome registrato (nella forma nomedipendente@nomeazienda.ch) possono permettersi una soluzione tecnologicamente più avanzata e soddisfacente, la RTBHL. È questa la sigla di “real time black hole list”, ovvero “buco nero in tempo reale”. In pratica, si monta un software speciale sul calcolatore centrale (il “server”) che contiene fisicamente le caselle postale dei dipendenti; questo software confronta tutti gli indirizzi di tutti i mittenti con una “lista nera” di tutti i pubblicitari conosciuti. Questa lista viene mantenuta permanentemente aggiornata, in tempo reale, da una organizzazione americana senza scopo di lucro. In questo modo, l’ufficio postale stesso rifiuta di ricevere e di smistarci la posta pubblicitaria indesiderata.
Volendo, c’è anche una strategia più aggressiva: poiché la spam è proibita si può agire per vie formali, o legali, protestando e minacciando denunce. Si può partire dal sito www.spamcop.com: basta inserire in testa alla prima pagina l’indirizzo del mittente di una e-mail indesiderata che abbiamo ricevuto e il sito si occuperà automaticamente di far partire una protesta formale. In alcuni casi questo ha effettivamente un effetto, perché gli autori meno agguerriti di spam sono parassiti che abusano dei servizi di una azienda di telecomunicazioni e questa, ricevendo un reclamo, effettivamente termina il loro contratto di servizio. I peggiori delinquenti della spam però sono organizzazioni che gestiscono da sé connettività e contatti: ignorano ogni forma di proteste e bisogna finire davvero davanti a un tribunale (magari americano) per dissuaderli.
Due parole infine sulla pubblicità nel web. Visitare le preferenze di Internet Explorer e ordinargli di disattivare gli script (chiamati anche “JavaScript” o “JScript” nelle varie versioni) impedisce l’apertura di quelle noiose finestrelle galleggianti che spesso ci importunano apparendo mentre navighiamo. Questo settaggio però a volte rende inutilizzabile un sito. Una soluzione più efficace è passare al programma gratuito Mozilla (www.mozilla.org), la più aggiornata versione del noto Netscape Communicator: nelle sue preferenze la pubblicità di questo tipo può venire efficacemente disabilitata. Un ultimo consiglio a chi usa un PC con Windows: fare una ricerca sul vostro disco rigido e distruggete, se la trovate, la libreria chiamata FTAPP.DLL. Si tratta di un motore che carica e mostra a video pubblicità mentre navighiamo e che viene installato (a tradimento) da moltissimi programmi gratuiti tra quelli che si trovano in Rete.


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