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Antifurti digitali

Il 90% dei delitti è rappresentato da furti. Nella civilissima Svizzera, in media, si ruba un veicolo ogni sei minuti: si tratta di oltre un sesto di tutti i reati commessi; meno della metà delle autovetture rubate vengono ritrovate. Forse (anzi: finalmente) la tecnologia sta trovando soluzioni concrete per prevenire questo genere di criminalità.
Ogni nuova BMW venduta in Australia dal settembre 2001 viene cosparsa con diecimila granellini di poliestere fortemente autoadesivi. Ciascuno misura solo un decimo di millimetro di diametro, ciascuno riporta una incisione eseguita con un laser che permette di risalire al numero di telaio e quindi, eventualmente, al proprietario -- l’informazione è leggibile a chi si serva di una semplice lente di ingrandimento. Rimuovere tutti e diecimila i granelli, per un ladro, sarebbe virtualmente impossibile: vengono spruzzati nel vano motore e nei condotti dell’aria condizionata, nel cambio e sotto la carrozzeria, in generale un po’ in tutti i punti meno facilmente raggiungibili del veicolo. I granelli non sono esattamente invisibili: irradiati di luce ultravioletta si mettono a brillare. L’idea è anche quella di dissuadere i ladri. Sta funzionando: in un test di mercato eseguito dalla Yamaha sui ciclomotori venduti nel Regno Unito e ampiamente pubblicizzato oltremanica, il numero di furti è precipitato verticalmente.
La polizia australiana è entusiasta dell’idea e sta facendo pressioni sui politici perché rendano obbligatoria la tecnologia su tutti i nuovi veicoli immessi sul mercato. La BMW è soddisfatta dei risultati conseguiti sin qui e sta pensando di estendere l’uso della tecnologia in tutti i paesi del mondo. I consumatori apprezzano l’idea e ancor più le sue conseguenze pratiche: il costo delle assicurazioni contro il furto sui modelli protetti dai granelli è stato abbassato del dieci per cento.
I granelli australiani sono soltanto l’ultimo esperimento tecnologico in una industria che sembrava in grado di produrre automobili sempre più avanzate (e di conseguenza costose) ma incontra molte difficoltà a realizzare serrature che mettano in difficoltà un esperto scassinatore. Secondo gli esperimenti condotti dal BEUC (un cartello paneuropeo che riunisce le maggiori associazioni per la difesa dei consumatori del nostro continente), la quasi totalità delle serrature delle moderne automobili può venire forzata in meno di trenta secondi. Un risultato sconfortante.
Particolarmente colpite dal fenomeno sono le società che affittano autovetture. Apparentemente gli automobilisti prestano minore attenzione alla sicurezza del veicolo che stanno utilizzando quando non è di loro proprietà: fatto sta che il furto di macchine a noleggio è molto più frequente di quello compiuto ai danni di mezzi di proprietà privata. Negli anni scorsi una delle maggiori case del noleggio aveva introdotto come prassi la rilevazione delle impronte digitali dei suoi clienti. Secondo i responsabili, la mossa serviva soprattutto ad elevare la consapevolezza del cliente e non tanto a scoraggiare truffatori che intendessero impadronirsi di vetture noleggiandole usando documenti falsi. L’esperimento non riuscì perché i clienti, sentendosi in qualche modo minacciati nella loro privacy, spesso si rifiutavano di farsi prelevare le impronte digitali, preferendo servirsi della concorrenza.
In attesa che le soluzioni portate dalle nuove tecnologie conquistino il mercato, cosa deve fare il cittadino? In sostanza, la raccomandazione è semplice: ricordatevi di chiudere l’automobile a chiave.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.