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I filtri per Internet

A New York e ad Amsterdam basta una svolta sbagliata per passare dai quartieri alti alle strade a luci rosse. Su Internet, basta digitare una lettera sbagliata per finire su un sito pornografico o razzista o violento. In molti casi, l’errore è attivamente inseguito, cercato, voluto: gli autori del sito indecente si danno un nome simile a quello di una risorsa apprezzata cercando di catturare chi sbagliasse innocentemente. È il caso, per esempio, del sito della Casa Bianca, www.whitehouse.gov, che ha un quasi-omonimo sito porno in www.whitehouse.com; oppure dell’apprezzato motore di ricerca, www.altavista.com, che viene sozzamente parodiato su www.altravista.com.

Negli ultimi due anni, in risposta al fenomeno, sono nati numerosi prodotti che promettono di isolare i nostri giovani dagli angoli più sudici della Rete.
I filtri per il web utilizzano due tecniche per riconoscere i siti meno adatti al pubblico dei minorenni (a volte combinandole). Una prima strategia sta nella selezione effettuata da un essere umano: un gruppo di censori stila un elenco di siti giudicati inappropriati. Ogni qual volta il giovane utente del calcolatore cerca di collegarsi a un sito, l’indirizzo digitato viene confrontato con quelli della lista vietata; in caso di coincidenza la navigazione sarà bloccata. Questa metodologia è limitata perché su Internet nascono in continuazione siti di ogni genere e quindi in nessun istante la lista è perfetta ed esaustiva.
Per risolvere il problema alla fonte, è stato creato un sistema di autovalutazione dei siti Internet, lo RSAC (Recreational Software Advisory Council) promulgato dall’ente americano senza scopo di lucro ICRA (Internet Content Rating Association). Secondo il protocollo RSAC ogni sito in esistenza dovrebbe autovalutarsi sotto una serie di parametri: violenza, nudità, linguaggio eccetera. Il sito invierebbe insieme ad ogni pagina web anche una valutazione dell’appropriatezza del suo contenuto, e il nostro calcolatore può facilmente decidere se mostrare a video la pagina ricevuta. Se tutti i siti adottassero la scala RSAC il tutore di un minore potrebbe stabilire in piena libertà il livello di filtraggio che sembra più appropriato; per esempio, approvando la visione di corpi nudi ma non quella di atti sessuali, oppure consentendo le scene di lotta ma non la violenza gratuita. Purtroppo, solo una piccola minoranza di siti www ha sposato la causa ICRA (i dettagli per gli interessati sono in linea all’indirizzo www.rsac.org, anche in lingua italiana).
Seconda strategia: è il calcolatore a lavorare per filtrare il contenuto. Ogni volta che una pagina web viene scaricata, e prima di mostrarla a video, il calcolatore la scorre alla ricerca di parole proibite: se una o più di queste vengono incontrate la pagina viene censurata. In questo caso i problemi si manifestano nella forma di pagine censurate inappropriatamente: risultano illeggibili rispettabilissime enciclopedie, siti di medicina, espressioni comuni come “il sesso degli angeli” o “massacro grammaticale”. Un noto filtro per immagini censura tutte le fotografie che contengono una elevata percentuale di superficie color rosa carne nel tentativo di bloccare le foto pornografiche, ma finisce per impedire la visione dei quadri del rinascimento. Un altro problema sta nel fatto che il filtro attivo rallenta la navigazione, a volte in modo inaccettabile, perché la nostra macchina risulta computazionalmente impegnata nella scansione del contenuto.
Chi possiede un calcolatore Windows può scaricare un semplice (ma efficace ed assolutamente gratuito) filtro attivo collegandosi all’indirizzo www.we-webcorp.com. Il programma però non è banale da installare ed è fornito in lingua inglese. Una soluzione commerciale disponibile anche nella nostra lingua e fornita anche in versione Macintosh è Internet Guard Dog della McAfee: costa 50 franchi circa e viene venduto nei negozi di informatica.

L’efficacia dei filtri per il web, alla fine, dipende soprattutto da un fattore esterno al filtro: la volontà del soggetto di subire gli effetti della censura. Un bambino non ha alcun interesse per il sesso: semplicemente non capisce i riferimenti a quel mondo che potrebbero finirgli davanti. Se incontra una barriera durante una innocente ricerca sulla Rete, il piccino accetterà l’esistenza dell’ostacolo come naturale e passerà a navigare altrove: il filtro è efficace. Tutt’altro discorso quando l’obiettivo della censura è un adolescente, che naturalmente sviluppa interesse per i temi più adulti della vita e che magari ha sviluppato abilità per le tecnologie informatiche più elevate di quelle dei genitori. In questi casi, si può star certi che se il giovane è deciso ad accedere a quelle informazioni troverà modo di farlo.

Tecnicamente, i filtri si possono installare in due modi differenti: sul nostro calcolatore o presso il nostro fornitore d’accesso. Nel primo caso si tratterà di un programma pacchettizzato che acquistiamo e installiamo (Internet Explorer incorpora già un semplice filtro basato sulla autocensura RSAC); nel secondo, tipicamente paghiamo un sovrapprezzo sul normale canone d’accesso per usufruire del filtraggio. Il primo tipo è più facile da aggirare (in sostanza, basta riavviare il calcolatore da un disco differente per prenderne il controllo e disinstallare il filtro) ma anche il secondo non è privo di talloni d’Achille. Forse bisogna essere fatalisti: la libertà di stampa ci ha dato le riviste oscene, il videoregistratore ci libera dalla pubblicità televisiva ma apre le porte ai film pornografici, e così anche Internet ci dà accesso a un universo di informazioni ma non tutte gradite, educative o accettabili: proprio come il mondo vero. Allora la conclusione è scontata: forse la strategia migliore sta nell’educare i giovani in modo intelligente e aperto, perché siano pronti anche quando incontrano il sudiciume.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.