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Chiamatemi MP4

Quando, circa venti anni fa, venne inventato il CD Audio, si decise di usarlo per registrare musica in formato digitale non compresso. Per garantire una qualità molto alta in riproduzione, il suono da registrare viene campionato 44.100 volte al secondo e il risultato finisce registrato sul disco come una sequenza di numeri: il CD Audio dunque fu il primo passo verso il mondo digitale in cui oggi ci troviamo a vivere. Ma perché usare un formato non compresso? La risposta è semplice: un singolo CD può ospitare 70 minuti di musica, molto più di quanto potevano fare i vecchi 33 giri di vinile, e quindi l'industria non sentì il bisogno di fare più spazio inserendo una complicazione, per quanto piccola, nel sistema.
Nella seconda metà degli anni Ottanta si costituirono comitati per la standardizzazione di nuovi formati digitali. Particolarmente importanti si sono dimostrati il joint photographic experts group (gruppo congiunto di esperti di fotografia) e l'analogo gruppo di esperti di cinematografia, movie pictures experts group. Entrambi sono divenuti famosi attraverso le loro sigle: JPEG e MPEG. I due comitati decisero che i dati digitali andavano preferibilmente compressi, una scelta che appare comprensibile quando scopriamo che una immagine tipicamente richiede la memorizzazione di molte più informazioni rispetto all'audio. Così, il sistema MPEG-2 -- che sino a non molto tempo fa costituiva il metodo più avanzato per trattare sequenze audio-video -- ottiene risultati spettacolari pur comprimendo le informazioni digitali a una percentuale minuscola della dimensione originale. Un singolo secondo di video in qualità DVD richiederebbe uno spazio di 42 milioni di byte in forma non compressa, ma MPEG-2 lo riduce, in media, a soli 280.000 byte. L'algoritmo, cioè il metodo utilizzato per comprimere queste informazioni, è meravigliosamente complesso: si comincia con il registrare non tutto il fotogramma ma soltanto quella sua parte che è cambiata rispetto al fotogramma precedente (per esempio, se un attore si muove su uno sfondo fisso, lo sfondo viene registrato una sola volta). Inoltre il sistema conserva dettagli nitidissimi sui volti, sui bordi e nei confini delle superfici, mentre perde volutamente informazioni in quei punti dell'immagine su cui l'occhio umano si concentra naturalmente di meno.
Anche l'audio viene compresso su un moderno DVD. Il risultato è che la qualità di una colonna sonora registrata in quel formato appare superiore rispetto al CD Audio, eppure richiede minore spazio sul supporto.
Oggi sta facendo capolino un nuovo standard, lo MPEG-4, recentemente standardizzato dallo ISO di Ginevra. Il nuovo sistema promette compressioni ancora superiori a quelle di papà MPEG-2 (non esiste affatto, lo si noti, uno standard chiamato MPEG-3) sia per l’audio che per il video. Buone notizie per tutti ma specialmente per gli amanti della musica: in campo audio, il formato di compressione più popolare e diffuso sino a ieri era il cosiddetto MP3, che altro non è se non una parte delle specifiche MPEG-1. MPEG-4 introduce il suo probabile successore: AAC (sigla di Advanced Audio Coding, cioè “codifica audio avanzata”).
Una compressione audio AAC consente di ottenere un brano audio digitale che occupa soltanto il 66% dello spazio rispetto allo stesso brano in formato MP3, mantenendo la medesima qualità; in alternativa ci è possibile creare una copia che occupa la medesima quantità di informazioni (e quindi di spazio su disco o in memoria) ma presenta una qualità percettibilmente superiore. Chi ha buon orecchio riesce a riconoscere le distorsioni auditive imposte da una compressione MP3 a 128.000 bit per secondo (la misura più comune) ma difficilmente riuscirà a percepire pecche quando lo mettiamo ad ascoltare un brano audio AAC da 128.000 bps. AAC è stato anche adottato dai prestigiosi laboratory Dolby.
Chi possiede un riproduttore stereo digitale MP3 forse sarà in grado di aggiornarlo, per renderlo capace di riconoscere il nuovo formato, e sarà così in grado di stipare ancor più canzoni. Chi acquista oggi un apparecchio del genere dovrà badare che la compatibilità AAC sia compresa o garantita come futura espansione. In Giappone, da sempre all’avanguardia nell’adozione delle nuove tecnologie, AAC è già stato adottato a furor di popolo e fa parte della iniziativa per la televisione digitale adottata dal governo.
MPEG-4 definisce anche le specifiche di un altro sistema per la compressione del suono, il CELP (code excited linear prediction), ottimizzato per ridurre ai minimi termini la voce umana e che verrà adottato su tutti i telefoni cellulari della prossima generazione, a partire dalla fine di quest’anno.
La capacità di riprodurre documenti standard MPEG-4 su un personal computer si può ottenere scaricando e installando la versione gratuita di QuickTime 6 dal sito www.apple.com/quicktime. (Il formato QuickTime è stato offerto dalla azienda che l’ha creato ed è stato adottato come base di MPEG-4). MPEG-4 promette così di rendere finalmente intercambiabili i documenti multimediali, che oggi sono diffusi in molti formati differenti e incompatibili -- oltre a QuickTime ricordiamo Windows Media Player di Microsoft e RealAudio.
Fra tutte le aziende coinvolte, sembra proprio Microsoft quella che ha accolto più freddamente il nuovo standard. La società di Bill Gates cerca infatti di imporre il formato che citavamo con la forza del suo monopolio. Questa volta, però, sembra proprio che vincerà lo standard ufficiale.


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