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Fine della internet-democrazia

Fusione o consolidamento sono termini che ci aspettiamo di incontrare nelle pagine dell’economia, non in quelle della tecnologia, ma ecco una eccezione. Un colpo di mano sulle regole di autogestione, avvenuto in sordina durante una riunione di routine tenutasi a Budapest nel giugno 2002, cambia la composizione e le regole elettive all’organo supremo di autogoverno di Internet.
ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) è un ente sovranazionale la cui stanza dei bottoni è governata da un consiglio di diciannove direttori. Detiene il potere di creare e revocare i suffissi Internet (come lo .it dell’Italia e il .ch che contraddistingue la Svizzera), inoltre è responsabile ultima della assegnazione dei numeri IP, gli indicatori che sono indispensabili a ogni calcolatore che desideri connettersi con la Internet, insomma, il sangue vitale della Rete stessa. Nelle immortali parole di un parlamentare statunitense, sbottate dopo una (inconsueta) decisione invisa al presidente Bush, “ICANN risponde solo a se stessa e a dominiddio”. I direttori in passato hanno talora contrastato le mire di questo o quel governo: per esempio, l’Unione Europea ha impiegato anni per convincere ICANN ad assegnarle i nomi “.eu”.
ICANN, che formalmente è solo un ente americano senza scopo di lucro, è dunque al centro di contese internazionali. La scelta di nominare come suo presidente l’autorevolissimo Vinton Cerf, uno dei padri di Internet, non è servita a innalzarla sopra le meschinità di chi vorrebbe utilizzarla per i propri fini. Quando venne fondata, cinque anni or sono, venne presa una decisione un po’ populista ma decisamente super partes: cinque dei diciannove direttori sarebbero stati nominati dal popolo di internet. Un direttore sarebbe arrivato da ogni continente, scelto dai comuni navigatori della Rete. Negli ultimi anni i cinque eletti hanno effettivamente tutelato gli interessi della gente qualunque, consumatori e utilizzatori delle risorse dell’Internet. La decisione di Budapest abolosce le elezioni universali e impone che tutti i direttori vengano nominati da governi, aziende telecom, enti tecnici e società senza scopo di lucro. Stuart Lynn, attuale direttore esecutivo di ICANN, ha difeso le nuove regole sostenendo che esse renderanno ICANN un organismo più sovranazionale e più lontano dagli interessi degli USA; i consumatori, secondo Lynn, saranno rappresentati in ICANN dai politici che essi hanno eletto. L’indipendenza da Washington è un tema caldo visto che oggi tutto il personale amministrativo di ICANN viene dagli Stati Uniti. Del resto lo stesso Congresso USA fa melina nei confronti di ICANN, ritardando da anni la consegna di alcuni strumenti tecnici e amministrativi per la gestione di Internet, che per motivi storici erano gestiti dal Dipartimento della Difesa e oggi dovrebbero entrare a far parte delle competenze dell’organismo diretto da Cerf.
Insomma, non è ancora chiaro cosa cambierà ma è chiarissimo chi ci guadagna e chi ci perde: rispettivamente le grandissime società di telecomunicazione e la gente comune.


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