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La TV flessibile

Lo sanno tutti che in estate la televisione diventa un po' mollacciona. Di solito, però, si pensa alla qualità dei programmi e non all'apparecchio vero e proprio. Durante il mese di luglio 2002, invece, la Philips ha dimostrato un prototipo di televisione morbida e flessibile. L'idea della industria olandese è quella di arrivare a produrre apparecchi arrotolabili, dalle grandi dimensioni ma che possano venire messe via dopo l'uso in modo da non occupare tutto quello spazio in casa -- le nostre case moderne, dopo tutto, hanno un prezzo a metro quadro che da anni è in continua ascesa e un apparecchio che permetta ai consumatori di risparmiare una fetta di salotto avrebbe un sicuro successo di mercato.
Nel prototipo Philips, lo schermo misura soltanto pochi millesimi di millimetro di spessore: non è ancora arrotolabile, ma i tecnici ci stanno lavorando.
Alla base del nuovo prodotto sta una scoperta scientifica datata 1989: in quell'anno venne inventato un tipo di plastica (il p-fenilenevinilene) che è sensibile alle cariche elettriche e si illumina emettendo una luce giallo-verdognola quando viene investito da una carica elettrica. Durante gli anni Novanta i ricercatori sono poi riusciti a realizzare plastiche che emettono luce di altri colori: e poiché per realizzare uno schermo a colori è sufficiente avere a disposizione i tre colori fondamentali in modo poi da combinarli e miscelarli, l'idea della televisione ultrapiatta di plastica è nata.
Secondo un ricercatore del campo, il britannico David Fyfe recentemente intervistato dalla Reuters, siamo ormai a un passo dal momento in cui sarà possibile stampare le televisioni così come stampiamo i giornali. Già nel 2005, secondo alcuni analisti di questo mercato nascente, gli schermi flessibili potrebbero reastrellare tre miliardi di dollari di fatturato mondiale. Apparentemente, l'ultimo problema tecnico che l'industria deve risolvere è un metodo economico e sicuro di proteggere i delicati polimeri dall'azione ossidante dell'ossigeno nell'aria. Un problema su cui sono al lavoro le menti migliori dell'industria: secondo alcuni saranno i giganti giapponesi della microelettronica, Sony, Hitachi e Toshiba, i primi a uscirsene con prodotti che troveremo sugli scaffali dei negozi, già entro Natale 2004.
Altri osservatori sono più pessimisti per quanto riguarda i tempi e i costi: ma i soldi per la ricerca e lo sviluppo in questo caso non sono un problema: l'industria militare è fortemente interessata alla tecnologia perché i generali sognano di avere a disposizione sul campo di battaglia mappe autoaggiornanti. Meno inquietante l'interesse dimostrato dalla industria della moda: pare che alcuni stilisti d'alto bordo stiano già immaginando vestiti realizzati con i display flessibili, in modo che cambino colore e disegno secondo i momenti della giornata e i capricci di chi li indossa. Ma non temano per i propri portafogli i mariti delle signore sempre eleganti: se nella prossima stagione andrà di moda il rosso cupo, una volta fatto l'investimento si tratterà solo di lavorare un po' sulla manopola del contrasto colore...


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