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Immondizia per posta

Il punto di vista ottimista: la posta elettronica indesiderata è cresciuta sino a risultare pari al 36% del traffico di e-mail su Internet. I nostri lettori si chiederanno quale sia il punto di vista pessimista. Semplice: in quel caso di parla di 50%.
Medicine miracolose, mutui a tassi scontati, suggerimenti per investimenti in borsa che garantiscono il 300 per cento di interesse in pochi giorni e naturalmente molta, moltissima pornografia: sono le resistibili offerte pubblicitarie che ingolfano le caselle postali di chiunque lasci trapelare il suo indirizzo e-mail, ma anche di molti che hanno fatto ti tutto per mantenere privato e confidenziale il loro recapito. Il più recente trucco dei pubblicitari senza scrupoli, infatti, sta nel cercare di indovinare gli indirizzi. Si parte da un nome di dominio conosciuto (per esempio cdt.ch) e si spediscono messaggi a tutti gli indirizzi possibili di quello spazio, cominciando con abate@cdt.ch e proseguendo alfabeticamente: abele@cdt.ch, abramo@cdt.ch... e così via sino a zuzzurellone@cdt.ch. Non può stupire, a questa stregua, che il volume di posta sia cresciuto a dismisura. Secondo alcune stime, oggi viene consegnato solo un messaggio per ogni venti che sono stati spediti: gli altri stavano cercando di raggiungere indirizzi inesistenti e vengono scartati.
La posta indesiderata su Internet, insomma, si merita sempre più l’appellativo che le hanno affibbiato gli addetti ai lavori: spam, dal nome di una disgustosa carne in scatola di bassa qualità che si spalma un po’ ovunque.
Naturalmente, esistono ben pochi consumatori buggerabili al punto da lasciarsi impressionare con offerte come quelle che si incontrano nella email spazzatura: ma proprio per questo motivo la spam aumenta; dal punto di vista di chi la produce, infatti, bisogna semplicemente spedire più messaggi per guadagnarsi il pane sulle spalle dei meno intelligenti. Inoltre, nella economia della spam esistono due ruoli ben differenti. Primo: persone che guadagnano vendendo indirizzi validi ad altre persone che -- secondo -- a loro volta guadagnano vendendo prodotti. Per questo motivo è inutile non acquistare nulla e non visitare nessun sito tra quelli consigliati: verremo bersagliati comunque perchee gli spammer del primo tipo rivenderanno ancora, più e più volte, il nostro indirizzo a nuovi spammer del secondo tipo. È addirittura nocivo protestare: si viene infilati in una speciale lista di “persone che leggono i messaggi che inviamo” -- equiparata per qualche motivo a “persone buggerabili” -- e si finisce per riceverne ancora di più.
Lauren Weinstein, uno dei padri di Internet (mise in piedi addirittura il primissimo sito sulla Rete), a meta settembre 2002 ha lanciato un appello in cui chiede che le autorità nazionali in tutto il mondo emettano feroci leggi antispam e che chiunque invii o inoltri messaggi spam venga radiato da Internet.
Nella speranza che l’appello sortisca qualche effetto, che fare? Una azienda può ricorrere ai buoni ufficio di un esperto che realizzi un sistema “a buco nero”: questi speciali server consultano una base dati in rete aggiornata ogni ora, che identifica la spam, e su quella base eliminano i messaggi indesiderati prima che ci raggiungano. I privati sino a ieri si affidavano ai semplicissimi filtri inseriti in ogni copia dei programmi di gestione email, come Microsoft Outlook Express o Entourage: ma quei filtri sbagliano sempre più spesso, perché gli spammer hanno imparato ad aggirarli. Un nuovo strumento di lotta sono i programmi a filtro bayesiano. Si tratta di software dedicati che imparano a riconoscere la spam. Quando il filtro viene eseguito per la prima volta effettua un timido tentativo di riconoscimento: non cancella, però, i messaggi che a suo parere sono indesiderati; si limita invece a etichettarli come tali, poi chiede all’utente di esaminarli. Quando l’utente interviene può correggere il programma, indicando messaggi spazzatura che il filtro bayesiano non aveva riconosciuto e, viceversa, segnalando al software che alcuni messaggi erroneamente etichettati come spam sono invece legittimi e apprezzati. Il programma a questo punto esamina il contenuto dei messaggi, isola le parole più significative e si mette a eseguire un po’ di statistiche. Tempo un paio di mesi, il programma diventa abilissimo, perché a furia di tentativi (corretti di tanto in tanto dall’utente) ha imparato a riconoscere tutta la spam dei tipi che al suo proprietario capita di ricevere e sa anche distinguere i tipi di messaggi legittimi. A quel punto diventa finalmente plausibile la cancellazione immediata e incontrollata dei messaggi spazzatura indesiderati.
Un filtro bayesiano è disponibile con Apple Mail, il programma di posta elettronica fornito di serie agli acquirenti del recentissimo sistema operativo Mac OS X versione 10.2; un filtro bayesiano per Linux è scaricabile da Internet all’indirizzo sourceforge.net/projects/spamprobe; anche Microsoft apparentemente sta lavorando sulla metodologia e possiamo aspettarci che una prossima versione di Outlook Express la incorpori.
Una soluzione po’ macchinosa, forse: ma è la migliore per chi si trova assalito dalle offerte immondizia. Una cosa che capita a chiunque pubblichi il suo indirizzo, come il vostro umile articolista, che nei primi tre giorni di questa settimana ha scartato più di cento messaggi inutili. Vacanze gratuite a Ibiza, pornografia, programmi per copiare i DVD, pornografia, vuoi fare mille dollati al giorno lavorando da casa, pornografia... la battaglia continua.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.