DI RECENTE ACCOMAZZI...
CERCA
» Ricerca avanzata
MAILING LIST

Se vuoi iscriverti alla mailing list di Luca Accomazzi inserisci qui la tua mail:

Vuoi ricevere i messaggi immediatamente (50 invii / giorno) o in differita e in gruppo
(due invii / giorno)?

» Vuoi saperne di più?

Internet bigino

C’è da mettere insieme una ricerca per la scuola? Oppure l’insegnante di lingua italiana ha ordinato di stendere un tema a casa? Lo studente del 2002 ha a disposizione una scorciatoia fenomenale e di quasi sicuro successo: Internet. Basta fare un salto su un motore di ricerca e digitare il titolo: salteranno fuori centinaia di pagine alle quali ispirarsi... e sin qui non ci sarebbe niente di male... o dalle quali copiare per intero il contenuto. Il che, prevedibilmente, sta molto meno bene agli insegnanti perché non ha nessunissima utilità didattica.
Il fenomeno apparentemente ha dimensioni molto maggiori di quanto chiunque temesse. Ormai la penetrazione di Internet ha superato il cinquanta per cento delle case nei Paesi industrializzati, ma la percentuale degli adolescenti Internet-muniti è molto maggiore, quindi maggiore è la quantità di ragazze e ragazzi che subiscono il fascino del plagio in Rete. Possiamo presumere che il fenomeno per ora conosca la sua massima estensione nelle nazioni di lingua inglese, perché il 50% delle pagine web sono scritte in quella lingua. Secondo Ipsos-NPD, una società canadese di ricerche, oltre il quaranta per cento degli studenti di quella nazione fa i compiti su Internet appropriandosi a man bassa di contenuti scritti da altri: questa percentuale sale al 56% per le discipline scientifiche. Lo studente canadese medio passerebbe ben 2,4 ore ogni settimana a razziare la Rete di testi da copiare e incollare nei compiti a casa: attività praticata però maggiormente dalle femmine (con 2,9 ore) e meno dai maschi (2,0 ore). Il fenomeno si estende anche ai college statunitensi: secondo una ricerca analoga della Rutgers University (http://www.academicintegrity.org/cai_research.asp) oltre il cinquanta per cento dei test scritti consegnati dagli studenti, una volta verificati in modo sistematico, rivelano lunghi brani scopiazzati dalle pagine web. Una ricerca analoga condotta in modo automatico e computerizzato sui saggi sfornati dagli studenti di cinque università australiane ha fornito un risultato più basso ma comunque preoccupante, lo 8,85%.
I ricercatori che si sono interessati al fenomeno suggeriscono agli insegnanti una serie di stratagemmi che da una parte hanno una indiscutibile validità didattica e dall’altra rendono più difficile se non impossibile l’uso di Internet per il plagio. Si tratta, in sostanza, di personalizzare il soggetto della ricerca. Per esempio, non bisognerà assegnare come tema d’italiano “Commentate una poesia del Leopardi” ma invece “Paragonate la figura femminile di Silvia nel Leopardi con la figura femminile di Beatrice nella Divina commedia”: in questo modo reperire materiale pronto diventa estremamente difficile per lo studente pigro e baro.
Anche questo stratagemma potrebbe non bastare: è arrivato Google Answers (http://answers.google.com), un servizio offerto dal più popolare motore di ricerca su Internet. Chi visita quel sito lo trova popolato da una comunità di persone che offrono risposte su qualsiasi argomento. Il visitatore può porre una domanda qualsiasi; indicare una ricompensa monetaria -- tipicamente si tratta di una somma modesta, spesso nell’ordine dei cinque dollari -- e un lasso di tempo entro il quale è la risposta è richiesta. Il gruzzoletto andrà a chiunque fornisca una risposta completa e motivata alla domanda. La presenza di cinquecento esperti part-time stipendiati da Google garantisce che ogni richiesta viene perlomeno analizzata e presa in considerazione. Il sito, per la verità, ha per politica aziendale quella di non fornire “la pappa pronta” agli studenti: ma nella maggioranza dei casi è onestamente impossibile capire il motivo per cui una questione viene posta, e in quel caso l’esperto risponderà comunque. Alla fin fine, forse la soluzione migliore per gli insegnanti è quella classica: una bella interrogazione faccia a faccia. Ma verificando che lo studente non abbia un calcolatorino palmare nascosto nella mano, però.


Questo articolo fa parte di uno dei miei percorsi. Se vuoi saperne di più su questo argomento, visita il resto del percorso cliccando qui.