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Ne sa una più di Microsoft

Ricordate Palladium? È questo il nome in codice di una tecnologia Microsoft che troveremo prossimamente nei PC e in Windows. Nel tentativo di debellare la piaga dei virus che infestano le macchine Windows, per non menzionare le intromissioni non autorizzate sui server, la casa di Bill Gates sta modificando il suo sistema operativo di modo che tutti i documenti e tutti i programmi siano firmati dall’autore, contengano una descrizione di chi li può aprire e vengano accettati soltanto se la firma dell’autore è conosciuta e riconosciuta dal destinatario. E costringendo i produttori a supportare sin dalla circuiteria il Palladium, Microsoft si garantisce che la tecnologia non sia aggirabile.
L’idea ha suscitato una generale levata di scudi, perché questa tecnologia porterebbe con sé una serie di conseguenze non trascurabili. Renderà molto più difficile ai proprietari di PC adottare un sistema operativo alternativo a Windows; chi riuscirà a lavorare con Linux troverà impossibile usarlo in congiunzione con il software scritto per Windows, come oggi è possibile adottando gratuitamente una soluzione chiamata WINE; infine, toglierà l’ossigeno ai piccoli produttori di software, che non potranno certificarsi e dunque distribuire i propri lavori in formula shareware, cioè “scarica e prova gratuitamente per quindici giorni”.
Peter Biddle, il manager Microsoft responsabile per Palladium, cerca di buttare acqua sul fuoco, minimizza, tratteggia i vantaggi per l’utente finale; ed esclude con parole forti che il sistema possa venire usato per impedire alla gente di fare copie di sicurezza dei suoi dati e dei suoi documenti, o per trasferire un parco di software da una macchina ad un’altra. Ma qui casca l’asino. Lucky Green, un responsabile della sicurezza di atteggiamento liberal, da sempre critico verso Microsoft, ha spulciato le specifiche di Palladium e ha redatto un documento che dimostra come la protezione anticopia sia possibilissima, anzi banale. Ma Green non si è limitato a usare il suo documento per accusare Microsoft: ha deciso di sfidarla al suo stesso gioco. Così, nello scorso mese di ottobre si è recato all’ufficio brevetti e ha chiesto di proteggere il suo diritto intellettuale. In una intervista concessa al sito specializzato Wired News, il signor Green ha dichiarato che intende “difendere con forza e aggressività i suoi brevetti”: insomma, se e quando Microsoft volesse fare proprio ciò che ora dichiara non essere affatto nelle sue intenzioni, Green intende bloccarla sulla base del brevetto.
Un portavoce di Microsoft si è rifiutato di commentare, sostenendo che la società per abitudine non rilascia dichiarazioni a proposito delle richieste di brevetto ma aggiungendo che l’azienda si riserva il diritto di contrastare le richieste di brevetto di Lucky Green. Passeranno infatti uno o due anni prima che i brevetti del signor Green vengano definitivamente approvati: sino ad allora Microsoft potrebbe appellarsi, invocare il diritto di primo inventore e impadronirsi della proprietà. Questa mossa, tuttavia, significherebbe sbugiardare Peter Biddle e riconoscere la propria malafede.


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