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Dalla fantascienza alla scienza

Ludovico Ariosto si immaginò un viaggio sulla Luna già nel Quattrocento e Cyrano de Bergerac (quello vero, non il guascone che Edmond Rostand si immaginò più tardi romanzandone la vita) fece lo stesso nel Seicento. Sono i primi casi di uno scrittore che abbia anticipato con la sua fantasia una conquista delle moderne tecnologie, ma non certo gli ultimi. Jules Verne e poi H.G. Wells sono considerati i fondatori della moderna fantascienza, sbocciata poi negli anni Quaranta e Cinquanta grazie al lavoro di autori come Isaac Asimov, Robert Heinlein e Arthur C. Clarke. Quegli scrittori, e i loro successori sino ad oggi, hanno immaginato in anticipo sui tempi i retrorazzi (nel 1865), la esplorazione interplanetaria (1928), l’uso di pinne sui razzi per stabilizzarne il volo (1929), le tute spaziali (1929), il telefono cellulare (1940), le stazioni spaziali e i satelliti in orbita geostazionaria (1945), i razzi a più stadi (1954).
Chi fosse interessato alla fantascienza moderna e alle sue produzioni potrebbe regalarsi un viaggio a Yverdon-les-Bains, una cittadina vicina a Losanna, dove si trova un museo specializzato: La Maison d'Ailleurs (il cui nome letteralmente significa “la casa dell’altrove”). Con oltre quarantamila tra libri e illustrazioni, la maison [www.ailleurs.ch] è il maggior museo della fantascienza al mondo.
In riconoscimento del ruolo profetico che la fantascienza ha avuto per la scienza, nel 2001 è stato organizzato dall’Ente Spaziale Europeo (ESA) un seminario chiamato Tecnologie innovative dalla Fantascienza, dove scienziati e scrittori si sono incontrati per esaminare insieme le più recenti idee della letteratura fantastica e le loro possibili trasformazioni in applicazioni concrete [www.itsf.org]. È stato un successo insperato, che ha portato alla luce oltre duecentocinquanta idee degne di approfondimento; i lavori poi sono già cominciati sulle realizzazioni ingegneristiche di due concetti particolarmente brillanti. In particolare l’ascensore spaziale, un sistema immaginato dal russo Konstantin Tsiolkovsky già nel 1895 e poi descritto nei minimi dettagli dal britannico Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello Spazio) nel 1979, potrebbe venire realmente realizzato dalla NASA in capo a una cinquantina d’anni, usando i nanotubi al carbonio -- un microfilamento di incredibile robustezza recentemente scoperto. Una azienda, la HighLift Technology, è stata appositamente fondata e finanziata a questo scopo ed è al lavoro realizzando avanzati studi di fattibilità sulla tecnologia. Secondo i primi studi, l’ascensore spaziale potrebbe venire utilizzato per spostare carichi in orbita al costo di soli quindici franchi per chilogrammi di peso: un millesimo di quanto si spende oggi utilizzando i più moderni razzi vettori, come l’Ariane o lo Shuttle, che costano oltre un miliardo di franchi per il lancio.
Le astronavi a vela, una immaginifica idea degli anni Cinquanta, è stata dimostrata fattibile: un prototipo si è alzato da terra di ben venti metri sotto la spinta di raggi laser. Ora si stanno realmente studiando i primi esemplari per l’esplorazione interplanetaria. Piccole sonde potranno venire spinte nello spazio dal vento e dalla luce solare, usando vele di soli venti metri quadri.
Altre idee chiave della moderna fantascienza che sono oggi alla studio includono il ramscoop, una specie di imbuto magnetico che si potrebbe posizionare davanti alle astronavi in modo da raccogliere l’idrogeno disperso nello spazio, che verrebbe poi utilizzato per alimentare la propulsione della astronave stessa. Si è dimostrato certamente fattibile anche il motore a ioni, immaginato nel 1989 da Ed Gibson (scrittore di fantascienza ma anche scienziato e astronauta): potrebbe accelerare una astronave sino alla bella velocità di tremila chilometri al secondo, anche se richiederebbe una quantità oggi inavvicinabile di energia elettrica per accendersi.
Persino quella quintessenziale invenzione della fantascienza, l’iperspazio utilizzato per viaggiare a una velocità superiore a quella della luce (“Avanti a fattore warp due, signor Sulu!”, “Signorsì, capitano Kirk!”) sta meritando qualche indagine molto preliminare: l’astrofisico Miguel Alcubierre ha sviluppato un sistema di equazioni secondo le quali lo spaziotempo potrebbe permettere qualcosa del genere.
Gli alti papaveri della Agenzia Spaziale Europea sono rimasti tanto convinti dell’utilità della fantascienza per la scienza in generale e per l’esplorazione dello spazio in particolare da voler sponsorizzare un concorso. È stata così lanciata la competizione internazionale Clarke - Bradbury. È rivolta a giovani scrittori di età compresa tra i 15 e i 30 anni. La sfida: realizzare una breve storia di hard science fiction -- fantascienza realistica, insomma. Lo stesso Arthur C. Clarke ha dato la sua benedizione alla iniziativa, dichiarando: “Spero che questa competizione possa attirare molti sfidanti e ispirare sempre più giovani menti a scrivere di fantascienza”.
L’ESA pubblicherà poi un volume con le migliori storie che sono state spedite dai giovani autori. I primi cinque classificati riceveranno anche una serie di pubblicazioni ESA e una copia ciascuno di un libro autografato da Clarke. Il vincitore assoluto riceverà anche un primo premio per ora segreto e verrà invitato a Brema in Germania al prossimo congresso internazionale d’astronautica.


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