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UMTS: tre passi avanti e due indietro

Un breve ripasso: i telefoni cellulari di prima generazione erano analogici, costosi e ingombranti. Solo con la seconda generazione, chiamata GSM e interamente digitale, il telefono tascabile conosce lo straordinario successo che tutti gli riconosciamo. I moderni Natel sono del tipo detto GPRS, che i tecnici chiamano anche “seconda generazione e mezzo”. Si distinguono dai precedenti, che sono ancora in uso, per due caratteristiche. Primo, permettono l’invio di messaggi multimediali, cioè di piccole fotografie. Secondo, consentono a chi possiede un calcolatore di utilizzarli per navigare su Internet senza fili, anche se le velocità raggiungibili sono modeste: circa 38.400 bit al secondo (una comune linea telefonica di terra arriva senza problemi a 45.000, una linea dati di tipo ADSL raggiunge i 512.000 con facilità).
È arrivato il momento della terza generazione. Annunciata tra mille fanfare a fine 1999, la più moderna forma di telefonia cellulare va sotto il nome ambizioso di UMTS (Universal Mobile Telecommunications System, cioè sistema universale di telecomunicazione mobile). Dovrebbe portare con sé il sacro graal della telefonia che libri e film di fantascienza predicono da almeno cinquant’anni: le video-telefonate. Inoltre, i telefoni UMTS sono teoricamente in grado di consentire collegamenti a Internet sino alla bella velocità di due milioni di bit al secondo. Dal 1999 ad oggi, però, molta acqua è passata sotto i ponti e un po’ tutti gli operatori hanno dovuto farsi bene i conti in tasca. I videofonini, come qualcuno chiama i nuovi apparecchietti dotati di telecamera, fanno fatica a diffondersi persino in Giappone, dove sono stati introdotti in anteprima mondiale nell’ottobre 2001 -- anche se i consumatori del Sol Levante vanno proverbialmente pazzi per la tecnologia più evoluta. Solo 320.000 giapponesi (su oltre 77 milioni di possessori di cellulare) avevano acquistato uno UMTS entro il mese di marzo 2003 [http://foma.nttdocomo.co.jp/english/].
Da noi, in Europa, le cose sono cominciate più lentamente. Le compagnie telefoniche nel 1999 hanno pagato prezzi esorbitanti agli Stati per ottenere la concessione a operare nel campo UMTS. Per questo motivo i prezzi per chi vuole arrivare per primo alla nuova tecnologia sono alti, a volte esorbitanti. In Italia, dove il servizio per ora è offerto da una sola compagnia [http://www.tre.it/], l’abbonamento in formula “tutto compreso” costa ben 140 € più le tasse ogni mese. E la navigazione su Internet, per quanto intrigantemente veloce, può portare alla rovina chiunque tranne Silvio Berlusconi: viene offerta a una cifra compresa tra i 20 e i 60 centesimi di Euro per ogni chilobyte. In pratica, guardarsi una singola pagina sul web può costare 30 euro. Chi ha quattrini a palate però ha accesso a un menu di possibilità intrigante, che comprende non solo videoconferenze ma anche telegiornali e servizi di economia sullo schermo del telefono; più la visione dei gol segnati nella serie A di calcio, per solleticare la passione nazionale degli italiani.
In Svizzera invece l’UMTS è partito decisamente sotto tono. Il servizio è stato attivato solo da uno dei quattro vincitori della gara per le licenze UMTS (Swisscom, Sunrise, Orange e 3G Mobile: quest’ultima appare congelata). È Swisscom la prima al nastro di partenza, ma l’ex monopolista ha scelto una partenza davvero lentissima. Sostanzialmente non vi saranno dei sevizi UMTS speciali, ma vi sarà piuttosto la possibilità di accedere agli attuali servizi, disponibili già tramite GPRS, anche tramite UMTS. In pratica si tratta di una mossa per far fruttare i costi della licenza, spostando sulle nuove frequenze parte degli utenti che oggi affollano lo spettro riservato alla telefonia GSM e GPRS. Per quanto riguarda la navigazione Internet, con UMTS Swisscom offre una velocità di trasmissione iniziale fino a 100.000 bit/s, già interessante per alcune fasce di utenza -- specialmente se si pensa che il traffico viene tariffato a chilobyte e non per durata temporale. Questo significa che chi ha necessità di controllare la sua casella di posta elettronica frequentemente anche quando è fuori ufficio può farlo spessissimo, a costi ragionevoli e scaricando anche gli allegati più pesanti in tempi brevi. Non sarà una rivoluzione, ma è certamente un progresso, e in tempo di vacche magre non c’è di che lamentarsi...


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