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Senza fili

Logitech e Apple hanno presentato una tastiera e un mouse che non hanno bisogno di alcun cavo che li colleghi al calcolatore. Non è una novità assoluta, visto che oltre quindici anni fa IBM lanciò sul mercato un calcolatore per ragazzi con la medesima caratteristica: ma la proposta di IBM andò incontro a un clamoroso insuccesso, perché quella tastiera parlava con il calcolatore via raggi infrarossi, proprio come i comuni telecomandi. E chi ha usato un telecomando sa benissimo che va puntato con accuratezza verso la televisione, oppure i canali non si cambiano...
I nuovi dispositivi evitano il problema grazie all’adozione di una più moderna tecnologia , chiamata Bluetooth, che comunica via onde elettromagnetiche — omnidirezionalmente — nel raggio di dieci metri (chi ha paura dell’elettrosmog si tranquillizzi: su distanze piccole come quelle che citiamo in questo articolo i calcolatori usano potenze inferiori a quelle di una radiolina a transistor). In effetti, la efficacia è così buona che Apple ha scelto di inserire nella tastiera anche un dispositivo crittografico, per impedire che da qualche parte del mondo un impiegato astuto e disonesto intercetti la tastiera del capufficio per vedere che cosa sta scrivendo...
Può darsi che i nuovi dispositivi non vadano incontro a un enorme successo: dopotutto, è una vera seccatura trovarsi con la tastiera che non funziona quando finisce le pile. Anche se il mouse Bluetooth finirà nel cestino a tener compagnia alla tastiera agli infrarossi, è solo la punta dell’iceberg: nuovi dispositivi senza filo, a dozzine, stanno apparendo sul mercato. Promettono di sbarazzarci dei fili che penzolano dietro ai nostri calcolatori offrendoci nel contempo connessioni ovunque, comunque e in ogni momento.
La tecnologia Bluetooth è presente anche in molti moderni telefoni cellulari di tipo GPRS, cioè dell’ultima generazione. L’idea: chi possiede un calcolatore portatile può collegarsi a Internet anche durante gli spostamenti in treno, anche quando si trova all’aperto, anche all’estero. Il Natel riceverà il traffico dati via onde radio, proprio come fa per la voce quando stiamo parlando, e poi lo dirotterà al computer attraverso Bluetooth. Il sistema non è facilissimo da configurare, ma neppure impossibile: bisogna programmare il PC portatile inserendo un numero di telefono speciale da chiamare (di solito è *99***1#) e il nome del servizio GPRS fornito dalla compagnia telefonica. Quest’ultimo requisito, tra l’altro, significa che spesso dobbiamo cambiare la configurazione quando andiamo all’estero, premurandoci di informarci in anticipo sul nome delle compagnie telefoniche straniere a cui il nostro cellulare si collegherà e scoprendo il nome del loro server GPRS (che gli addetti ai lavori chiamano “APN”). Una scocciatura anche se, grazie al cielo, su Internet si trovano elenchi pronti (http://www.access-sys-eu.com/gprs.html). Se il vostro telefono cellulare non è dell’ultima generazione e non è fornito di Bluetooth potete comunque sfruttare il collegamento GPRS: bisognerà connettere telefono e calcolatore con un cavo speciale, da acquistare in un negozio specializzato in comunicazioni cellulari. In alternativa funzionicchia anche la vituperata connessione agli infrarossi — a patto che, durante la navigazione in Rete, voi non spostiate neppure di un centimetro gli apparecchi (il che, per esempio, in treno è più facile a dirsi che a farsi). Dirigenti, manager e uomini d’affari possono usare la tecnologia GPRS anche se scelgono di non portare con sé un calcolatore portatile: sono infatti dotati di collegamento Bluetooth, schermo a colori, programma di posta elettronica e programma per navigare anche i più recenti prodotti di Palm (http://www-5.palmone.com/it/ch/index.html). Eppure, la serie Tungsten dei piccoli palmari è grande solo quanto una calcolatrice da taschino. I Palm dell’ultima generazione usano Bluetooth anche per offrire la versione ultramoderna di una cortesia vecchia quanto il mondo: lo scambio dei biglietti da visita. Con un colpo della penna sullo schermo sensibile al tocco del palmare, un uomo d’affari manda tutti i suoi recapiti a chi si trova nel raggio di dieci metri, e i palmari che ricevono le informazioni le inseriscono automaticamente in agenda.
Una tecnologia analoga ma differente, chiamata WiFi, si sta diffondendo nei piccoli uffici e nelle grandi case per risolvere un problema differente. Chi vuole collegare tra loro più calcolatori (in modo da consentire con facilità lo scambio di documenti), e magari dotarli di un collegamento a Internet, fino a pochi anni fa non aveva altra scelta che cablare le stanze in cui vive e lavora. Affare non semplice, spesso antiestetico e magari costoso negli stabili d’epoca. Il sistema WiFi prevede che una piccola ed economica base centrale venga impiantata vicino al telefono, o comunque nel punto in cui arriva dall’esterno la linea Internet. La base WiFi a questo punto irradia i dati — all’aperto su una distanza pari alla lunghezza di un campo da calcio, al coperto un po’ meno, ma comunque anche attraverso i muri. Tutti i calcolatori nel raggio d’azione della base WiFi possono utilizzarla come ponte radio e quindi riescono a navigare, prendere la posta elettronica e scambiarsi documenti anche senza fili. (Anche in questo caso, esistono palmari compatibili WiFi).
WiFi sta dando origine anche a un fenomeno curioso e interessante: negli aeroporti, in alcuni locali pubblici delle grandi città e nei maggior alberghi si stanno impiantando basi WiFi. In questo modo i clienti di passaggio, semplicemente aprendo il coperchio del portatile dotato di scheda WiFi, riescono a navigare e scambiare la posta con l’ufficio. Davvero un mondo senza fili. Adesso, se soltanto qualcuno riuscisse a trovare il modo di evitare la necessità del cavo di alimentazione...


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