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MediaLab: idee folli e vincenti

Chi frequenta le librerie ricorderà di aver visto prominentemente esposto, circa cinque anni fa, un libro edito da Mondadori e scritto da un certo Nicholas Negroponte: Essere digitali. L'autore è un docente del MIT — il più prestigioso politecnico statunitense — è considerato uno dei guru di Internet e certamente uno tra i primissimi a intuire le possibilità del più recente mass media. Il libro, che ancor oggi si lascia leggere volentieri, presentava idee geniali e provocazioni aggressive, aneddoti ficcanti e vaticini a muso duro. Il suo autore dieci anni fa fondò un laboratorio che provasse a tradurre in pratica — in prodotti concreti e vendibili — alcune di quelle visioni. Qualche risultato degno di nota c'è stato, anche se raramente si è trattato di oggetti destinati alle masse: un curioso successo, per esempio, è stato lo ipercello, un violoncello digitale prodotto su misura per il famoso concertista e virtuoso, Yo-Yo Ma [http://web.media.mit.edu/~joep/SpectrumWeb/captions/Cello.html]. Nel 1999, all'apice del boom di Internet, il Media Lab (questo è il nome della istituzione) aprì anche una filiale europea, in Irlanda [http://www.mle.ie/]. Erano anche previste gemmazioni in India e Russia, ma la storia è andata diversamente. Oggi, per colpa della crisi economica, i finanziamenti privati per la sede principale nel Massachussets e quella staccata di Dublino sono agli sgoccioli. Negroponte però guarda la situazione con la filosofia del bicchiere mezzo pieno: invita gli imprenditori dei due continenti a tuffarsi nella opportunità, mandargli un messaggio di posta elettronica [nicholas@media.mit.com] e scoprire a un prezzo relativamente stracciato che cosa la tecnologia può fare anche per le imprese e i mercati più tradizionali, quelli che normalmente non si sognano affatto di introdurre innovazioni e tanto meno rivoluzioni. Nicholas Negroponte e i suoi stanno guardando con occhi nuovi i più classici e scontati tra gli oggetti che ci circondano: perché non infilare un emettitore WiFi (Internet senza fili) in ogni lampione? Una intera cittadina, a costo moderato, si troverebbe connessa ad Internet ad alta velocità e senza tirare cavi (anche chi digita sul suo portatile, seduto su una panchina in mezzo ai giardinetti pubblici, potrebbe navigare e scambiare posta elettronica, visto che un emettitore WiFi copre distanze sino a novanta metri). E visto che l'industria dei lampioni non conosce crisi ed è servita da poche, grandi e specializzatissime industrie, il Media Lab ha facilmente trovato un cliente interessato alle sue tecnologie.
Secondo Nicholas Negroponte, anche se questo può sembrare assurdo, le imprese che fanno maggior difficoltà all'idea di innovare sono quelle che operano nel campo delle telecomunicazioni. In una recente intervista dalla rivista americana Wired (del gruppo Condè-Nast) il professore ha dichiarato: "Il mondo si sta muovendo verso un'era di elettronica onnipresente, perché diventa possibile incorporare un microchip intelligente praticamente in qualsiasi oggetto — dal frigorifero all'automobile al collare del cane di casa. I servizi di telecomunicazione sono indispensabili per connettere questi dispositivi, ma le compagnie telefoniche resistono testardamente a ogni nuova idea che comporti un cambiamento nel modo in cui conducono i loro affari e fatturano i consumatori".
Alcune idee sviluppate nel Media Lab sembrano sin troppo innovative, e non c'è da stupirsi se i conservatori nel campo delle telecomunicazioni non ne vogliono sentir parlare. É il caso di uno speciale tavolo da cucina dotato di sensori che i ricercatori diretti da Negroponte hanno presentato alla fine dello scorso mese. I sensori percepiscono gli oggetti che vengono poggiati sul tavolo grazie a un semplice emettitore a radioonde applicato — simile a quelle speciali etichette che usano i supermercati per riconoscere la presenza di un oggetto e impedire che venga portato fuori dai locali senza pagare. Un possibile campo di applicazione, secondo i cervelloni di Dublino, è per quelle coppie che debbono passare parecchio tempo separate e sentono la mancanza della convivenza nelle piccole cose: i due tavoli delle due cucine si scambiano informazioni e si comportano come un unico congiunto tavolo comune. Un proiettore, collocato sotto a ciascun tavolo, mostra l'immagine degli oggetti lasciati dal partner sul tavolo gemello. L'articolista si dichiara francamente perplesso dall'idea.
Altre tecnologie, sempre innovative ma più ortodosse, attendono una occasione e potrebbero anche dimostrarsi vincenti in più d'una: il Media Lab europeo nel mese di novembre 2003 ha brevettato un dispositivo, chiamato Cerebus, che si indossa comodamente come un cappello ma che contiene sensori tali da riuscire a scandagliare in maniera sicura e confortevole le onde cerebrali. Sono possibili applicazioni mediche per chi abbia subito danni traumatici o malattie degenerative come il Parkinson o l'Alzheimer, ma anche semplicemente soluzioni di uso quotidiano, come un pigiama che tiene sotto controllo la tranquillità del nostro riposo (il Cerebus parla a un personal computer attraverso un ponte radio a bassissima potenza, quindi chi si agita e rigira nel sonno non si ritroverebbe aggrovigliato a un nugolo di fili quando si sveglia la mattina). Al Media Lab stanno anche cercando di capire che ricadute il dispositivo possa avere nel campo dei videogiochi.
Mentre i suoi ragazzi sfornano idee, Negroponte gira il mondo in cerca di sponsor e dedica il suo scarso tempo libero a progetti in favore del terzo mondo. Pochi anni or sono introdusse l'informatica e Internet in un villaggio africano privo persino dell'allacciamento alla corrente elettrica. I ragazzi della scuola lavorano a coppie: mentre uno lavora al PC l'altro pedala su una cyclette la cui dinamo alimenta il calcolatore. Forse dovremmo introdurre l'idea anche nelle nostre scuole: educazione fisica e informatica insieme, questa sì che è una grande idea.


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