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Micatantofastweb

Scusate se lo chiedo, prendetelo come un appello pubblico. Certe follie, le società di telecomunicazioni le riservano a me? Sono io sfortunato? Magari è una forma di beneficenza, lo fanno per aiutarmi a trovare gli argomenti per i miei articoli?

Chi mi segue da un po’ ricorderà la serie incredibile di incidenti, idiozie e incapacità (per non parlare degli altri misfatti il cui nome non comincia con la lettera i) che perseguitarono la mia connessione ADSL domestica rendendola inutilizzabile per molte settimane. Prevedibilmente, alla prima occasione ho disdetto linea telefonica e connessione ADSL, approfittando del fatto che nel mio angolino di universo è apparso Fastweb, e sono approdato al glorioso futuro della rete in fibra ottica.
Come prima cosa ho disdetto tutto il disdicibile (con un bel pacco di raccomandate AR datate novembre 2002). Posso orgogliosamente annunciarvi che gli avvisi di ricezione sono tutti tornati debitamente timbrati e firmati ma ciononostante ho poi ricevuto tutte le bollette telefoniche possibili immaginabili: proprio oggi, per me che scrivo, è arrivata quella Telecom relativa ai mesi di aprile e maggio. Io sto cestinando tutto perché mi sembra una follia: magari scoprirò che c’è un regio decreto di epoca fascista per cui dovevo pagare. Se mi mandano in galera scrivetemi, avrò tanto tempo per rispondervi. Wind mi ha mandato una lettera bellissima, in cui soavemente mi minaccia: se non pago le sue bollette insolute, mi dicono, potrebbero arrivare a togliermi la linea. Che Dominiddio gli percuota i duroni.


Sfrecciando sulle autostrade telematiche

Ora posso collegarmi a Internet con velocità sino a dieci megabit al secondo, mica quaquaraquà. Per sfruttare la mia connessione devo però sfruttare la seguente procedura, a mio modesto parere ideata da un team di burloni laureati. Uno: con il cavo di rete debitamente sconnesso dal calcolatore, impugnare la cornetta telefonica e comporre un numero verde Fastweb. E già qui ti vengono dei dubbi amletici: ma perché devo dirgli che sto per collegarmi? Non possono accorgersi da soli di quando comincio a navigare? Non è che tra un paio di mesi vorranno anche che io chiami un numero verde prima di fare ogni telefonata in teleselezione?
Due: una gentilissima voce femminile registrata pronuncia una frase di benvenuto in cui mi informa che sto per abilitare la velocissima connessione Internet, dilungandosi sulla procedura che sto seguendo e la cui esistenza, francamente, sospettvo già (se così non fosse come farei a conoscere il numero verde?) Vengo ora invitato a comporre il numero di telefono da cui sto chiamando. Anche qui uno si interroga: ma visto che la linea telefonica è la loro, non lo sanno benissimo da che numero chiamo?
Tre: la soave interlocutrice virtuale mi invita a comporre il mio codice utente Fastweb. Ancora sorgono numerosi e spontanei i dubbi sul QI aziendale, dal consiglio di amministrazione in giù: a che serve?
Quattro: la vocina persiste con allegria registrata. Quando il panegirico è terminato potrò allacciare il cavo di rete. Se ci provo un secondo prima, non funziona niente. Ma non mi posso lamentare: ho un amico abbonato quanto me che, quando aggancia il cavo con un secondo d’anticipo, si vede scollegare dalla rete telefonica, non gli funziona più niente, neanche le chiamate in voce, deve chiamare (col cellulare) il servizio clienti fasuebbo e farsi riattivare. Non ci volevo credere e ho voluto provare di persona, è proprio così.
Cinque: per quanto provato dalla trafila, ora posso navigare. Ah, alla fine devo rifare tutta la trafila al contrario, oppure il tassametro continua a filare.


Gli stratelliti

Mi dicono che siano in fase di prototipazione speciali palloni aerostatici che offriranno connessione Internet veloce a chi li punterà con una antennina parabolica, più piccola di quella che si usa per i normali satelliti geostazionari. Giuro su una pigna di Bibbie alta così ai miei lettori che vorrò provare anche quelli, ma non aspettatevi niente di buono.

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Luca Accomazzi (www.accomazzi.net) è uno straccio d’uomo, spezzato (ma non piegato) dai fatti della vita, che nonostante tutto usa i personal computer dal 1980.