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È come fare il militare

Usare le più moderne tecnologie? È come fare il servizio militare. Se non ci credete ve lo dimostro.

Una idea ben conosciuta che riguarda la letteratura: i classici sono tali perché sono sopravvissuti a tanti anni di selezione e continuano essere interessanti a generazioni di distanza dal momento in cui sono stati scritti. L'avrete già sentita, immagino, e non c'è motivo di soffermarcisi. A me l'idea pare generalizzabile. In prima battuta mi verrebbe da dire che valga per qualsiasi ideazione umana: per l'arte figurativa, per esempio, ma anche per le opere architettoniche (un bel palazzo viene mantenuto per secoli, un brutto palazzaccio viene abbattuto per fare spazio a qualcosa di più moderno e quindi più adatto ai contemporanei).


I tre motivi

Quel principio può applicarsi anche alle tecnologie? Capiamoci: non sto dicendo che le tecnologie che si sono imposte sono le migliori e sopravvivono per selezione naturale. Nulla di più falso. Ci ritroviamo anzi circondati di tecnologie schifezza che si sono imposte per i motivi più incredibili. Mi torna alla mente un aneddoto di quando ero sotto le armi. Mi dissero: "devi sempre obbedire agli ordini e non devi mai, mai, mai chiederne il motivo. Ci sono solo tre possibili risposte: primo, l'ha detto il comandante; secondo, si è sempre fatto così; terzo, non ci sono le chiavi".
Ecco, appunto. Nelle tecnologie spessissimo vale lo stesso. Al posto di "l'ha detto il comandante", per esempio, sostituite con "l'ha imposto Microsoft". "Non ci sono le chiavi"? Il mondo è pieno di gente che compra una schifezza di computer basato su tecnologie obsolete solo perché quel computer può far girare vecchi ma insostituibili programmi scritti per un modello molto precedente. Calcolatori molto più veloci, più facili da utilizzare o dotati di capacità innovative vengono trascurati perché non possono far girare quei pezzi di software rodati e necessari alle imprese.
Per quanto riguarda "si è sempre fatto così", la tastiera dei calcolatori è un esempio canonico. La disposizione dei tasti ("QWERTYUIOP...") è presa dalle macchine per scrivere. Nelle macchine per scrivere i tasti erano stati distribuiti in modo da rallentare i dattilografi, perché una disposizione razionale avrebbe prodotto grovigli di martelletti nelle vicinanze del foglio di carta quando le velocissime dita avessero premuto i tasti più in fretta di quanto i meccanismi potessero rispondere. Oggi ovviamente non ci sono più martelletti da spostare e sarebbe possibile aumentare la velocità di digitazione di tutti noi cambiando le tastiere: ma nessuno ci prova perché tutti siamo ormai abituati a trovare la R incastonata tra la E e la T.


Facciamo uno più uno

La mia tesi, dicevo è che le tecnologie sono interessanti. Sì, lo so, voi entrate in una libreria o in una biblioteca e tutti i libri che trovate sugli scaffali che abbiano a che fare con la tecnologia sono terribilmente noiosi. Ciò però dipende dal fatto che quei libri sono manuali. Servono a spiegare, nel modo più arido possibile, come si fa a utilizzare un determinato strumento tecnologico. Novanta volte su cento si tratta, per il lettore, di uno sforzo disumano, perché uno strumento tecnologico di uso generale non dovrebbe avere bisogno di nessunissimo manuale, al massimo di un foglietto di dieci righe. Il telefono, per esempio: a ogni persona corrisponde un numero; se voi componete quel numero sulla tastiera potete parlare con la persona corrispondente. Purtroppo gli oggetti tecnologici spesso non assomigliano ai telefoni ma invece ai telefonini: duecentocinquanta funzionalità di cui cento inutili e cento inutilizzabili perché mal pensate o mal realizzate.
La faccenda intrigante non è il giocattolo tecnologico, ma la tecnologia. Come fa un calcolatore a lavorare con i testi, anche se la sua elettronica è fatta solamente per — appunto — calcolare? Com'è possibile che un processore, fatto per eseguire una sequenza di istruzioni dall'inizio alla fine, stia al centro di un computer che mantiene aperti contemporaneamente decine di applicazioni? Pensateci su, ne riparleremo.