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La soluzione 7%

Quando sentite il solone di turno parlare di Apple, potete scommetterci cent’Euro contro un cavolfiore: salterà fuori la nozione che la casa di Cupertino ha meno del cinque per cento del mercato e sulla base di questo dato verranno tratte le conclusioni più svariate (e/o sbagliate). La più comune è che Apple è destinata a fallire, mancano ormai pochi mesi al triste destino: e purtroppo temo sia vero, visto che lo sento ripetere incessantemente e da più parti sin dal 1984.
Inciso: se andate a guardare i bilanci, scoprirete che negli ultimi tre anni una sola casa costruttrice di personal computer ha sempre macinato utili: la Dell, gli specialisti nel PC a costo bassissimo venduto direttamente all’utente finale; al secondo posto senza dubbio Apple, che occasionalmente è finita per un trimestre in rosso ma complessivamente se l’è sempre cavata benone.


L’anno del portatile

Quando Steve Jobs introdusse i nuovi portatili PowerBook G4 con carrozzeria in alluminio anodizzato, nel gennaio scorso, dichiarò che il 2003 sarebbe stato l’anno del portatile. Diamo merito dove merito è dovuto: l’uomo ci ha centrato i pieno. I dati ovviamente parziali per l’anno in corso parlano di un più ventidue virgola quattro per cento nelle vendite mondiali di portatili. La casa della mela morsicchiata, che Jobs ha posizionato in modo da prendere la palla al balzo, ne ha approfittato. I PowerBook G4 sono macchine eccellenti, gli iBook sono oggettini economici le cui limitazioni non impediscono di raggiungere un ottimo rapporto prezzo/prestazioni. Non è sempre stato così, badate bene: chi ha la memoria lunga ricorda che Apple in alcune fasi della sua storia riuscì a produrre portatili di qualità discutibile, come il PowerBook 5300. Facciamola breve e andiamo a guardare subito la riga nei numeri: è andata a finire che Apple Computer ha superato la fatidica quota “cinque per cento del mercato” nel segmento più importante del mercato 2003, appunto i portatili. Oggi, secondo l’americana IDC, Apple computer ha il sette per cento del mercato dei portatili.


Disclaimer

I giornalisti americani, per qualche motivo, hanno nei geni una bella forma di onestà intellettuale che qui a casa nostra sembra mancare: quando si trovano a scrivere di un soggetto che ha legami finanziari con la loro casa editrice lo dicono esplicitamente. In questo modo il lettore è libero di leggere con un filo di sospetto fatti e opinioni del giornalista. Orbene, sappiatelo: la IDC è società sorella della IDG, la cui filiale italiana edita questa rivista. IDC vive vendendo i risultati delle sue ricerche di mercato agli operatori del campo, al prezzo di molte migliaia di dollari ciascuno. Io però non vi invito ad acquistarli e anzi vi indico dove trovare i dati salienti del rapporto in questione: news.com.com/2100-1044_3-5070313.html


Alleluja & pan grattato

Per quanti si fossero messi in ascolto solo in questo momento con l’universo conosciuto, ricordo che chi passa dal mondo Windows al nostro (o viceversa) deve gettare via tutti gli investimenti fatti in software. Per questo motivo, un aumento (o diminuzione) significativo delle quote di mercato di Apple Computer è, beh, significativo. Questi numeri dicono che Apple è salita del ventiquattro per cento nella sua produzione di portatili, anno su anno. Vuol dire che in questo momento storico i prodotti sfornati da Cupertino sono davvero più alti della concorrenza di tutta la testa più le spalle, al punto da attirare convertiti in mucchi provenienti dal Lato Oscuro della For... pardon, da Windows, nonostante i costi di una simile conversione. Che vi devo dire? Di fronte a risultati come questi persino un inveterato bastian contrario, maicontento, ipercritico commentatore come il sottoscritto non può che far tanto di cappello. Bravo Jobs. Keep up the good work, come dicono oltreoceano.