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Basta che faccia bip

Devo acquistare una segreteria telefonica nuova per mia madre. Quella vecchia ha tirato le cuoia, dev’essere accaduto per il dispiacere di venire utilizzata pochissimo. Mamma non è proprio tagliata per la tecnologia, capirete. Proprio per questo motivo ho deciso di acquistarle un apparecchio di quelli che, quando ci sono messaggi registrati e non ascoltati, emette in continuazione un fastidioso “bip”. So che esistono segreterie telefoniche con questa funzionalità, perché in passato ne possedevo una del genere.
I negozianti, però, non hanno alcuna idea delle caratteristiche degli apparecchi che vendono. È sempre stato così per i prodotti a basso costo come le segreterie, oggi il fenomeno vale anche per oggetti non proprio a buon mercato, come i Macintosh. È comprensibile: nel 1986 un Mac di fascia bassa costava oltre cinque milioni di lire dell’epoca, e un rivenditore ne intascava un paio all’atto della vendita. Per questo motivo poteva permettersi di dedicare parte del suo tempo a capire come funzionasse l’apparecchio dentro la scatola. Oggi un Mac di fascia bassa costa meno di mille Euro e il rivenditore ne trattiene meno di cento, quindi raggranella pranzo e cena solo se, quando arriva sera, di scatole ne ha vendute almeno sette (e chi se ne frega di cosa c’era dentro).


Skip intro

Per scoprire quali modelli di segreteria in commercio dispongano di questa caratteristica mi lancio su Internet pieno di belle speranze. Immediatamente comincio a cliccare “skip intro”. Ma porca miseria, a cosa serve una animazione multimediale in un sito così? Ho quasi quarant’anni e vi giuro che non mi è mai capitato di cantare e ballare attorno a una segreteria telefonica!
Questo è un appello a quelli che disegnano i siti Internet. Non nascondetevi, lo so che siete in parecchi tra i lettori di questa rivista. Fate un passo avanti e assumetevi le vostre responsabilità. Ve lo garantisco: quando la gente vera entra nel sito di un produttore vuole trovare informazioni sui prodotti, non vuole rivedere gli spot pubblicitari della campagna 1997. Se non lo trovo sul sito Internet, dove lo trovo un approfondimento, una scheda tecnica, le misure in centimetri, i colori disponibili per la tappezzeria, il consumo in volt e in ampere, il numero di pagine, la presenza o meno di glutine o di proteine del latte, la disponibilità di un modello pensato per i portatori di handicap?
Lo so, lo so, cari i miei webmaster: coi tempi che corrono è già difficile trovare clienti che siano disposti a pagare per la realizzazione di un sito Internet, voi non potete certo dettare legge sul contenuto. Quando parlate con il responsabile marketing quello insiste che il logo appaia perlomeno a duemila per mille pixel, e voi avete il vostro bel daffare a spiegargli che però una pagina web che pesa seicentotre kappa finirebbe per dissuadere più di un visitatore, che c’è gente che naviga il web col palmare il cui schermo misura pixel centosessanta per centosessanta...


Pensiero profondo

Però funziona, sapete? Nel 2001 ho messo le mani in pasta nel sito Peg Perego, grande azienda italiana che vende carrozzine, passeggini e giocattoli e che ha scelto Sar-El, un software concepito dal sottoscritto per motorizzare il sito. Fateci un salto. Potrà anche non piacere esteticamente — tutti i gusti... — ma permette alle mamme di mezzo mondo di scoprire tutte le caratteristiche, gli accessori e le tappezzerie: e i rivenditori ammettono stupefatti che oggi si vedono arrivare clienti decise, che volano al bancone e ordinano di punto in bianco una Piumotta blu cayenna. Arrivano al negozio, insomma, sapendo già quel che gli serve e vogliono. Il sito Peg è un sito profondo: permette al visitatore di scoprire tutti i dettagli su tutti i prodotti. L’azienda ha a disposizione quelle informazioni: perché non metterle in linea? Il sito è un tale successo che adesso in Peg lavorano sull’idea di mettere in linea gli esplosi di tutti i prodotti, in modo che le clienti possano usare il sito anche per prenotare i pezzi di ricambio.


Luca Accomazzi (www.accomazzi.net) ha recentemente lavorato anche per Luxottica, ma su un progetto tanto segreto che se ve ne parlasse poi dovrebbe uccidervi.