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500 milioni di canzoni dopo

Ha compiuto un anno lo Apple iTunes Music Store, il maggiore "negozio" di musica su Internet. In dodici mesi ha piazzato sul mercato settanta milioni di canzoni nei soli Stati Uniti: un risultato impressionante e insperato per i discografici, ma non privo di aspetti che fanno riflettere. Cinque milioni di brani sono stati scaricati dai vincitori di una campagna promozionale Pepsi Cola, che nascosto sotto il tappo di ogni bottiglia venduta negli USA offriva una possibilità di vincita. Ma i tappi vincenti in distribuzione erano cento milioni: segno che la musica completamente digitale viene ancora ignorata dai più. Il fenomeno comunque è in crescita: nelle ultime settimane la media è di 2,7 milioni di brani venduti, pari a 140 milioni di musiche per anno.
Le canzoni sono in vendita a novantanove centesimi ciascuna, oppure si può acquistare l'intero album per un prezzo dieci volte maggiore; scaricate tramite Internet, finiscono su uno o più calcolatori dove è possibile ascoltarle direttamente, riversarle su un comune CD audio ("masterizzato") in modo perfettamente legale e copiarle su un lettore digitale da passeggio, il popolare iPod, vero oggetto di culto tra i teen-ager contemporanei. La qualità è percettibilmente superiore a quella consentita dal vecchio formato MP3, popolarizzata pochi anni fa dai sistemi come Napster che consentono lo scambio illegale di musica digitale attraverso Internet.
Tutto il processo, come dicevamo, è per ora possibile solo negli Stati Uniti: ci si aspetta che entro pochi mesi venga esteso anche ad alcuni stati del nostro continente, ma non è ancora chiaro quali (il primo blocco comprenderà quasi certamente la Francia e il Regno Unito). Il limite è dovuto al fatto che le leggi sulla tutela del diritto d'autore sono differenti da Nazione a Nazione, così come diversi sono gli enti con cui i dirigenti di Apple debbono venire a patti.
Negli USA tutte e cinque le maggiori case discografiche, nonché 450 case indipendenti, permettono di acquistare i brani in catalogo attraverso lo iTunes Music Store: un totale impressionante di oltre settecentomila canzoni differenti tra cui il consumatore può scegliere, ascoltando un estratto di trenta secondi di ciascuna prima di procedere all'acquisto. Da pochi giorni al catalogo si sono aggiunte tutte le colonne sonore di Walt Disney; alcuni artisti — tra cui i Beastie Boys — forniscono brani in esclusiva al negozio Internet di Apple; ogni settimana una canzone viene offerta a tutti i frequentatori del negozio virtuale. Si sta lavorando per aggiungere al catalogo online anche alcuni album fuori commercio da anni ma di un certo interesse per gli estimatori del genere: ha fatto da apripista il complesso dei Motown, i cui 45 LP sono ora in vendita.
Il successo dell'iniziativa iTunes Music Store — oggi il negozio virtuale di Apple vende oltre il doppio dei brani musicali piazzati da tutta la concorrenza sommata — si basa su diversi fattori: innanzitutto, la formula "novantanove centesimi a canzone" ha molto senso per i giovani acquirenti di musica, che amano il prezzo basso e apprezzano la possibilità di acquistare solo le porzioni preferite degli album. Tra l'altro, il sistema Apple consente ai consumatori una serie di possibilità che essi sentono come dovute — per esempio, la masterizzazione dei brani acquistati, anche in più copie — mentre le soluzioni concorrenti, come il sistema Windows Media di Microsoft, sono molto più limitative.
Secondo pilastro del successo è lo iPod. Grande quanto un pacchetto di sigarette, il prodotto sta bissando il successo e la popolarità delle più grandi idee dell'industria musicale del passato, come i mangiadischi di trent'anni fa e i walkman degli anni Ottanta. Permette di ascoltare in qualsiasi momento tutti i brani di tutti i dischi che abbiamo acquistato in vita nostra, (oltre diecimila canzoni trovano posto nel modello più capiente: ci vorrebbero venti giorni per riprodurle tutte). Apple ne ha appena messo in vendita una ulteriore versione — ancor più piccola e coloratissima ancorché capace di memorizzare "solo" mille canzoni alla volta — e non riesce a produrne abbastanza copie per soddisfare le richieste. Negli ultimi tre mesi Apple ha venduto oltre ottocentomila iPod: più novecentonove per cento rispetto all'anno scorso. Gli utili dell'impresa, tra l'altro, arrivano quasi interamente dal piccolo riproduttore stereo, perché Apple vende le canzoni praticamente a prezzo di costo: fattore che rende difficilissimo alla concorrenza fare di meglio.
Terzo fattore del successo è il programma che si utilizza sul calcolatore di casa, iTunes 4.5 [1], gratuito e già disponibile anche da noi, funzionalità di commercio elettronico a parte. Quando è in esecuzione ci basta infilare un CD audio nel lettore del PC perché la musica venga letta, elaborata, memorizzata (ed eventualmente inviata allo iPod, se ne possediamo uno). iTunes è un piccolo gioiello software che genera deliziose e coloratissime immagini mentre la musica è in esecuzione, elaborando matematicamente le informazioni audio in modo da mantenere in sincronia grafica e suono; stampa una copertina degli album acquistati sul negozio online che è indistinguibile (stampante permettendo) da quella che ci verrebbe consegnata in un negozio "vetrine & mattoni"; riceve attraverso la Rete i programmi di oltre mille radio non solo nordamericane; proietta a schermo i video musicali e i trailer cinematografici; lavora come DJ automatico alle feste, classificando e selezionando i brani per la riproduzione.
Tutti felici? Tutt'altro. Fastidio e un po' di risentimento filtrano da Redmond: il successo di Apple è un grosso smacco per la Microsoft, il cui software musicale è un fallimento... sonoro. La casa di Bill Gates è stata tradita anche da HP, il maggior produttore di PC Windows al mondo, che oggi produce iPod su licenza Apple e monta il software iTunes su tutte le nuove macchine. Microsoft sta studiando una strategia per rispondere ad Apple; come consumatori non possiamo che esserne felici, perché la concorrenza finisce sempre per migliorare i prodotti.


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