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Videogiochi in mostra a LA

Produrre un videogioco oggi ha un costo compreso tra i cinque e i venticinque milioni di dollari (per un confronto, un filmone hollywoodiano può arrivare a cento, centoventi milioni: ma una parte significativa di quella cifra va spesa per gli attori). Non è dunque una sorpresa se all'Electronic Entertainment Expo 2004, conclusosi il 19 maggio scorso a Los Angeles, le novità sono poche e spiccano soprattutto i seguiti e le riedizioni dei titoli più popolari del passato. Proprio come Hollywood, il mondo dei videogiochi ha paura dei fallimenti quanto tenta qualche cosa di radicalmente nuovo.

L'idea più sensazionale sembra proprio essere quella venuta al più inverosimile tra i produttori di videogiochi, e cioè l'esercito americano. Alla eterna ricerca di volontari che si uniscano alle forze armate, i soldati di Zio Sam hanno prodotto e distribuiscono gratuitamente un gioco (per Mac e PC) che presenta una verosimile simulazione dei percorsi di allenamento e carriera militare. Tecnicamente, il prodotto ha poco da invidiare alle realizzazioni delle case più quotate, come Activision o Electronic Arts; ma non è questo il motivo per cui America's Army: Overmatch ha scosso l'Expo. Il subbuglio è stato assolutamente fisico: per lanciare il videogioco l'esercito ha pensato di invadere letteralmente i padiglioni. Una squadra delle Forze Speciali si è lanciata da elicotteri Black Hawk e ha conquistato palmo a palmo il territorio. Anziché sparare sugli astanti, i militari distribuivano dischi CD, ma questo non ha impedito ad alcuni visitatori di fuggire a gambe levate per il terrore.

I videogiochi sembrano aver trovato un posto di assoluto rilievo nelle forme di intrattenimento, almeno nel mondo occidentale. Lo dimostrerebbe un sondaggio distribuito nei giorni dell'Electronic Entertainment Expo (semplicemente E3 per gli addetti ai lavori). I dati dicono che oltre la metà delle persone pratica almeno occasionalmente i giochi elettronici; e di questi il 52% per conseguenza guarda meno televisione di quanto farebbe altrimenti, mentre il 47% visita le sale cinematografiche più infrequentemente. In crescita la percentuale dei giocatori post-adolescenziali — oggi i teenager sono soltanto il 36% del totale — e quella delle giocatrici, che negli USA ha superato il 40%.
Non a caso, il videogioco più significativo presentato durante E3 è il seguito di un titolo popolarissimo in assoluto ma soprattutto tra i membri del gentil sesso: The Sims. Nell'originale bisogna aiutare una famiglia virtuale a mettere su casa, trovare lavoro, organizzarsi una vita sociale. Il seguito, The Sims 2 (nei negozi a settembre), offre più possibilità di crescita e grafica molto più verosimile, ma anche novità che lasciano perplesso il cronista, come la possibilità di seguire la vita sessuale dei personaggi e, forse di conseguenza, tenere traccia della discendenza, che eredita dai genitori le caratteristiche fisiche. Del resto, chi cercasse un videogame con qualche scena osé può benissimo rivolgersi a un prodotto simil-Sims in cui al giocatore è chiesto di entrare nei panni (anzi, nel pigiama) di Hugh Hefner, il famoso fondatore di Playboy. Obiettivo: fondare la rivista, aprire i club, costruire la famosa/famigerata villa dove organizzare party mozzafiato.
Altri seguiti famosi presentati durante la fiera sono Halo 2, Doom 3, Full Spectrum Warrior e Donkey Konga per chi ama l'azione, e il nuovo Pirates di Sid Meier — famoso per aver inventato Civilization — per chi ama le simulazioni e i giochi di strategia. Tra i titoli originali, i più interessanti sembrano essere quelli che il produttore THQ ha tratto dal film The Incredibles, imminente rilascio della Pixar/Disney (quelli di Toy Story, Monsters' Inc e il pesciolino Nemo).

Sul piano delle novità fisiche, l'attenzione sembra concentrata sui dispositivi piccolissimi. La Sony ha presentato PSP (la sigla significa, pressappoco, playstation portatile), che sarà nei negozi a Natale per un prezzo attorno ai 400 franchi: schermo a colori in formato panoramico 16:9, connessione di rete senza fili per i giochi di gruppo, altoparlanti stereo e lettore di dischetti "neofloppy" ciascuno dei quali stipa tre volte più dati di un comune CD. Le file per provarlo nei padiglioni di E3 erano sterminate; qualcuno dice che Sony lo commercializzerà anche come apparecchio per ascoltare la musica digitale, rivaleggiando lo iPod di Apple. La casa giapponese, che controlla una delle cinque grandi case discografiche, non conferma e non smentisce. C'era in mostra anche Zodiac, un calcolatore palmare compatibile con il popolarissimo Tungsten di Palm, ma che funziona anche come dispositivo portatile per videogiochi. La casa produttrice si aspetta di avere un catalogo di circa sessanta titoli prima della fine dell'anno. Il nemico da battere è il GameBoy della Nintendo, la cui nuova versione DS dotata di doppio monitor arriverà in Europa solo nel 2005 e costerà circa 300 franchi.
Qualche attenzione ha meritato anche una console, la Phantom della semi-sconosciuta Infineon, che non viene venduta ma noleggiata — per trenta dollari al mese, che comprendono il diritto a utilizzare un certo numero di giochi. Altri verranno venduti secondo la formula più tradizionale, o affittati per un canone extra.
E il PC? Se lo filano in pochi. Per ogni tre videogame venduti al mondo, soltanto uno finisce per girare su un sistema Windows.

La fiera ha visto passare ventimila visitatori (che tipicamente uscivano frastornati dai padiglioni, perché la musica delle colonne sonore veniva emessa a volume assordante dagli stand degli espositori) che hanno potuto osservare o testate in anteprima oltre mille nuovi videogiochi. Davvero un peccato che ci fosse ben poco di nuovo.


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